“Dal Ministero dell’ambiente una risposta insoddisfacente e tardiva”

“Dopo sette mesi di attesa, non posso che esprimere profonda insoddisfazione per la risposta tardiva e le motivazioni che il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia ha illustrato in Commissione agricoltura sulla scelta di prorogare ancora di un anno il divieto per l’utilizzo di munizioni di piombo nelle zone umide”. E’ questo il commento di Susanna Cenni (Pd) alla risposta che il sottosegretario di stato all’Ambiente ha fornito ieri, mercoledì 6 maggio, all’interrogazione presentata ad ottobre 2008 dalla parlamentare – insieme alla capogruppo in Commissione ambiente del Pd, Raffaella Mariani, e ai parlamentari democratici Angelo Zucchi e Alessandro Bratti – al Ministro dell’ambiente, del territorio e del mare Stefania Prestigiacomo e al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia.

“E’ difficile dissentire – commenta Susanna Cenni – dalle buone intenzioni manifestate dal sottosegretario Menia per la tutela della biodiversità, o dai riferimenti ad una strategia nazionale, evidentemente tutta da costruire, in materia. Ciò, però, non giustifica e non fornisce risposta alcuna circa la pesante e sbagliata scelta che il governo ha compiuto con l’adozione del decreto ministeriale del 22 gennaio scorso, incredibilmente teso a prorogare ancora di un anno il divieto per l’utilizzo di munizioni di piombo nelle zone umide”. “Nella risposta del sottosegretario – continua la parlamentare – è emerso che tale proroga sia stata richiesta dalle associazioni venatorie e dagli enti locali. Viene da chiedersi chi potrebbe aver avanzato tale istanza, visto che le competenze in materia sono di Regioni e Province. Tanto più che la conferenza Stato Regioni ha espresso un parere negativo, così come è stato negativo il parere scientifico dell’Ispra”.

“Il sottosegretario – spiega Cenni – ha parlato di necessità di “allineamento” alle direttive comunitarie, ma la scelta compiuta va nella direzione esattamente opposta alle richieste europee. Ad oggi l’Italia si trova oramai in compagnia del solo Portogallo tra coloro che in Europa non si sono adeguati alla definizione del divieto di utilizzo di munizioni al piombo nella aree umide della rete natura 2000, che era stato stabilito attraverso la legge 66/2006 di ratifica dell’accordo Aewa. Su questa base, le Regioni avevano avviato il loro percorso di adeguamento, mentre, per quanto riguarda i cacciatori, credo sinceramente che il loro primo desiderio sia quello di avere certezza di regole, non oscillazioni continue”. “Bene – chiude Cenni – che il governo produca studi, convention e pubblicazioni scientifiche, come ha illustrato ampliamente il sottosegretario. Peccato che nelle azioni concrete niente si faccia per difendere l’ambiente ed arrestare la perdita di biodiversità, concedendo, al contrario, una proroga per continuare ad immettere piombo nelle zone umide e disattendendo così gli stessi accordi internazionali assunti precedentemente. Non credo sia questa la strada per dare certezze al mondo venatorio né tanto meno per tutelare i nostri habitat”.

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