“Ripristinare il buon senso, evitando che i calendari siano decisi dalle sentenze dei Tar”

“Se domani non riusciremo a cancellare il comma 3 dell’articolo 16 inserito nella legge comunitaria 2008 (AC 2320) dai senatori del Pdl Valerio Carrara e Sergio Vetrella, che di fatto cancella i limiti temporali del calendario venatorio, si apriranno le porte al caos e noi non vogliamo questa responsabilità”. E’ quanto sostenuto oggi, martedì 21 aprile, da Susanna Cenni, parlamentare del Pd, intervenuta durante la discussione sulla legge comunitaria in Commissione agricoltura. Cenni è anche la prima firmataria di un emendamento – sottoscritto anche dai capogruppo Pd delle commissioni agricoltura, ambiente e politiche comunitarie della Camera e dai parlamentari Pd della Commissione stessa – soppressivo della proposta di cancellazione dei termini di riferimento per la caccia, già approvata in Senato.

“Faccio appello al buon senso e alla trasparenza – afferma Susanna Cenni – affinchè domani, quando si andranno a votare gli emendamenti alla comunitaria, la Commissione agricoltura si riconosca nella posizione rappresentata dal relatore Pdl Isidoro Gottardo ed accolga il nostro emendamento soppressivo del comma 3 dell’art 16 nell’interesse di politiche venatorie responsabili e sostenibili, come sono quelle praticate dalla maggioranza dei cacciatori legati al proprio territorio”.

“L’emendamento dei senatori Carrara e Sergio Vetrella – motiva la deputata Pd – cancellando i limiti temporali entro i quali collocare la stagione venatoria, va nella direzione opposta agli intenti stessi della Comunitaria: rendere omogenea alle direttive la nostra normativa nazionale e correggere le posizioni sottoposte ad infrazione. Il comma 3 dell’art 16, eliminando completamente i limiti oggi previsti al calendario venatorio, che vanno dal 1 settembre al 31 gennaio, non solo non aiuterà in alcun modo la caccia, ma anzi, contribuirà ad un quadro di incertezza normativa, provocando differenze enormi tra le Regioni, e ricorsi certi a calendari e deroghe”.

“Tutto questo – chiude Cenni – senza rispondere alle esigenze di adeguamento alla cosiddetta direttiva Uccelli (79/409), che tutela dalla caccia i periodi di nidificazione e riproduzione, e, in generale, penalizzando tutto il mondo della caccia responsabile. Un mondo che in questi anni è riuscito, grazie al confronto tra parti e punti di vista diversi, a trovare un equilibrio che va difeso e fatto crescere. Del resto, la presenza di emendamenti sulla stessa linea del nostro, presentati da deputati di differenti parti politiche, ci conferma che al Senato è stato prodotto un pasticcio e che è doveroso tornare con saggezza al rispetto di quanto la Comunitaria ci chiede di fare”.

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