#Agricoltura. Biologico e dintorni. Una risposta alla senatrice Elena Cattaneo

Un grande abbaglio, nella migliore delle ipotesi. O una grande truffa, nella peggiore. In ogni caso un pessimo affare, tranne per chi decide di specularci sopra. È più o meno questo il pensiero di Elena Cattaneo, senatrice, ricercatrice e docente universitaria, sull’agricoltura biologica. Un pensiero espresso sulle colonne di “D” de La Repubblica, lo scorso 21 luglio. Un pensiero che rispetto, ma che non posso in alcun modo condividere, come donna che da anni segue il mondo dell’agricoltura e dell’agricoltura bio e come deputata, oggi vicepresidente della Commissione agricoltura, che ha promosso e visto approvare, la legge sulla biodiversità agricola e alimentare.

Il bio, un settore in espansione. Forte di questo impegno posso dire che l’agricoltura bio non è la panacea di tutti i mali, né l’oggetto mitologico che una parte della pubblicistica mainstream talvolta descrive. Ma non è neanche un settore che si possa stroncare tacciandolo di essere vantaggioso solo per chi lo pratica speculandoci sopra. La realtà è che quello del bio è un settore in espansione ed è (almeno lo era fino alla scorsa legislatura) sempre più al centro delle politiche di sviluppo del nostro Paese. Gli ultimi dati (2016) presentati dal Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica (SINAB) per conto del Mipaaf parlano di un incremento delle superfici coltivate con metodo biologico che sfiora il milione e ottocentomila ettari. Non campi incolti, come si allude nell’articolo della Cattaneo, ma superfici coltivate a foraggi, cereali, olivi, ortaggi, ecc… Li ho visti io, con i miei occhi, produttori seri, agricoltori innamorati del proprio lavoro scommettere su questa opportunità di crescita. E la crescita c’è stata visto il numero di aziende che hanno scelto di produrre secondo il metodo del biologico. Sono oltre 72 mila gli operatori e le aziende agricole biologiche in Italia rappresentano il 4,4 % di quelle totali. Questo per dire che c’è un mondo che opera e crede in questo settore che non si può liquidare come fenomeno speculativo. Se proprio si vuole parlare di chi guadagna, e molto facendo, leva sull’ “agri business” dovremmo guardare nella direzione delle poche, pochissime multinazionali che gestiscono, per esempio, il mercato dei pesticidi, dei fertilizzanti delle sementi.

Investire in agricoltura biologica. Sul fronte delle politiche europee fino ad oggi gli investimenti della Politica agricola comune sono stati nettamente orientati verso l’agricoltura convenzionale (la PAC 2014 – 2020 su 41,5 miliardi destinati al comparto agricolo italiano ha previsto 963 milioni per il bio). Ma le proposte di regolamento della PAC 2021 – 2027 prevedono una forte spinta a diminuire la presenza di fitofarmaci, ad aumentare le pratiche biologiche e ad attuare una serie di pratiche di sostenibilità ambientale che recepiscono gli indirizzi della conferenza sul clima.

Le ricadute positive dell’agricoltura bio. C’è poi il tema dei vantaggi, in termini di salute per il consumatore e di qualità per l’ambiente, legati all’agricoltura biologica. La letteratura scientifica testimonia, in linea generale, che l’agricoltura bio, rispetto a quella convenzionale, produce effetti positivi sulla salute umana, sul benessere degli animali allevati e sull’ambiente. Uno degli ultimi studi in questo senso è quello pubblicato da un pool di ricercatori su BioMed Central lo scorso dicembre . Per dare una risposta alla domanda se l’agricoltura biologica rappresenti realmente una tecnica che produce vantaggi per il consumatore e l’ambiente, un pool di ricercatori ha deciso di rivisitare gli studi condotti fino a oggi per elaborare una “comprehensive review” appena pubblicata su Biomed central. La ricerca, dal titolo “Human health implications of organic food and organic agriculture: a comprehensive review”, puntava a riassumere le prove esistenti sull’impatto del cibo biologico sulla salute umana, confrontando la produzione di alimenti biologici rispetto a quelli convenzionali. E una delle conclusioni a cui sono arrivati i ricercatori è che il consumo di alimenti biologici può ridurre il rischio di malattie allergiche, di sovrappeso e obesità, pur spiegando che l’evidenza non è conclusiva, poiché i consumatori di alimenti biologici tendono ad avere uno stile di vita più sano in generale. è solo un esempio, ma significativo, per smitizzare un altro mito sbandierato nell’articolo della Cattaneo, secondo cui nessuna evidenza scientifica sarebbe a sostegno del settore.

L’agricoltura bio e la fame nel mondo. È vero le produzioni bio sono inferiori, per quantità, alle colture convenzionali (del 20 per cento in media). Ma è altrettanto vero che la sicurezza alimentare, secondo la definizione del World Health Organisation è raggiunta quando l’accesso al cibo non è solo sufficiente, ma anche sano e nutriente. E ci sono studi secondo cui lo sfruttamento intensivo dei terreni (‘l’agricoltura più sostenibile’ secondo la definizione di Cattaneo) comporta un calo della produttività e della fertilità. Alcuni studi stimano che quasi il 40 per cento dei terreni coltivati intensivamente andrà persa entro il 2050 (L.Ciccarese, V.Silli, Agricoltura biologica, una scelta giusta per l’ambiente, la sicurezza e la salute, ISPRA, 2015). Al contrario i suoli bio tendono a mantenere l proprietà biologiche, fisiche e chimiche nel corso del tempo, mantenendo la produttività e garantendo di conseguenza la sicurezza alimentare a lungo termine. Insomma la questione merita di essere analizzata in maniera approfondita e meno unilaterale di come ha fatto la senatrice Cattaneo il cui articolo ha il limite di escludere tout court, le idee, anche delle comunità scientifica, che vanno in controtendenza alla tesi sostenuta dalla ricercatrice.

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