L’agricoltura italiana, il cibo e i trattori che manifestano ci riguardano tutti

Un settore ricco di promesse e povero di risorse. E’ questa la sintetica fotografia dell’agricoltura italiana, verso la quale il nostro governo continua a non mostrare un interesse adeguato sottovalutando la crisi e i costanti segnali di allarme di provenienza bipartisan. Gli ultimi dati forniti dalle associazioni degli agricoltori ci dicono che un’impresa su tre è a rischio chiusura, che i prezzi – dai cereali al vino – sono in caduta libera, che il reddito degli agricoltori si è ridotto del 20 per cento in dieci anni, mentre i costi, tra produzione e oneri contributivi, sono lievitati del 300 per cento.

Da alcune settimane è partita la mobilitazione unitaria di Confagricoltura, Cia, Legacoop agroalimentare e Confcooperative-Fedagri. La prima tappa è stata Livorno, seguita da altre manifestazioni tra cui quella davanti al Parlamento, davanti al Palazzo della Fao e, nei giorni scorsi, al casello Valdichiana dell’autostrada A1 a Bettolle. Mobilitazione che nei prossimi giorni continuerà.

E’ vero, la crisi non è solo italiana, ma proprio per questa ragione in molti Paesi europei, tra cui la Francia, la Spagna e la Germania, i governi hanno varato piani ed interventi straordinari. In Italia, da mesi e mesi assistiamo al medesimo spettacolo: proclami,qualche show, belle parole sulla terra ma nient’altro. Lo stesso Ministro, in più occasioni, ha assunto impegni in Commissione agricoltura su fondo di solidarietà, sgravi fiscali, sostegno alle imprese. Impegni puntualmente smentiti dai fatti.

Anche alcuni giorni fa, in occasione del tavolo di confronto tra il governo e le regioni, il ministro Luca Zaia ha annunciato un Piano strategico per rilanciare l’agricoltura italiana. Una svolta? Lo speriamo, ma ad oggi sembra un piano fantasma. Per questo, ho chiesto di conoscerne i contenuti e sapere quali iniziative intraprenderà il governo, in vista del dibattito sulla Legge Finanziaria, per aiutare il comparto agricolo, colpito duramente dalla crisi economica internazionale. Questo è quello che ho chiesto in un’interrogazione a Zaia, presentata nei giorni scorsi alla Camera.

Le regioni, per quanto di loro competenza, stanno già attivando i propri strumenti di intervento e stanno aggiornando i loro Piani di sviluppo rurale. Zaia si era impegnato a valutare le proposte che verranno in vista della discussione della Legge Finanziaria, con un’attenzione particolare per il Fondo di solidarietà nazionale. Nel maxi-emendamento approvato dal Senato in prima lettura, però, non sono attualmente presenti risorse economiche destinate a finanziare questo fondo e a contrastare le calamità naturali. E la prima fase del dibattito alla Camera torna a bloccarsi in commissione bilancio.

Quanto potrà durare tutto questo? Quanto potranno sopravvivere alcune imprese agricole che sono da mesi con l’acqua alla gola? Anche il vertice Fao chiuso pochi giorni fa se n’è occupato.  Ed anche quella purtroppo è stata un’occasione persa. Conclusasi senza  impegni concreti e snobbata per lo più dai capi di stato. Intanto oltre un miliardo di persone vivono in condizioni di malnutrizione, e secondo l’organizzazione internazionale la scarsità di cibo cresce anche nei Paesi ricchi, con un aumento di poveri del 15,4% rispetto allo scorso anno. Infatti secondo la Fao, nonostante un leggero calo nel 2008, il costante aumento dei prezzi delle materie prime alimentari tra il 2006 e il 2008, avrebbe spostato fuori dalla portata del reddito di persone già in difficoltà tutti gli alimenti base.

Accesso al cibo, uso sostenibile di terra e acqua, mutamenti climatici, sicurezza alimentare, paesaggio, emissioni di Co2.

I grandi cambiamenti in atto ogni giorno ci ricordano quanto le sorti dell’agricoltura e la nostra salute, il futuro della nostra alimentazione siano sempre più legati con un doppio filo. Si: l’alimentazione dei più poveri e la nostra, quella degli occidentali con problemi di obesità.

Facciamo finta di non vedere, rimuoviamo il tema con i carrelli e i vasetti colorati dei supermercati, ma il futuro del cibo ci riguarda tutti quanti ed anche per questo dobbiamo essere consapevoli di quanto oggi la chiusura di una stalla, l’olivicoltore che abbandona, il giovane che sceglie di far altro, il cerealicoltore che ricava dal grano quanto ricavava suo nonno, cambierà la vita di tutti noi se non ci sarà un’inversione di tendenza.
PER APPROFONDIRE:

–    Interrogazione su Piano agricoltura


–   Comunicato su incontro con associazioni agricole toscane

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