#Ballottaggi: una sconfitta senza appello

 

Una sconfitta senza precedenti e senza appello. E quella cartina della Toscana fa davvero paura. A Pisa, a Massa e nella nostra Siena vince la destra, trascinata dalla Lega. Siamo davanti a un vero disastro. Il cuore piange davanti a una Toscana che scivola a destra. Guardando ai numeri il primo dato che balza subito agli occhi è quello dell’affluenza, con una partecipazione al voto più bassa rispetto al primo turno. A Siena la percentuale si è attestata al 56,19%, mentre il 10 giugno era stata del 63,08%. Anche a Pisa i votanti al primo turno sono scesi di circa tre punti percentuali e a Massa la percentuale di chi si è recato alle urne è stata del 54,87% contro il 62% del primo turno. Sempre guardando ai numeri a Massa Alessandro Volpi, sindaco uscente guadagna solo il 43,4% contro il 56,6% di Francesco Persiani del centrodestra. Anche a Pisa il centrodestra vince con Michele Conti (52,29% dei voti) su Andrea Serfogli candidato sindaco della coalizione di centrosinistra. A Siena Luigi De Mossi conquista il 50,8% dei voti superando di 378 preferenze Bruno Valentini. Stesso copione anche a Pietrasanta dove vince il candidato del centrodestra Alberto Giovannetti (52%), che supera Ettore Neri del centrosinistra, a Pescia, infine, Oreste Giurlani, con una coalizione di centrosinistra ma senza il Pd, sconfigge Francesco Conforti del centrodestra. Unica gioia a Campi Bisenzio dove il sindaco uscente di centrosinistra, Emiliano Fossi, viene riconfermato e con il 54% supera la sfidante del centrodestra Maria Serena Quercioli.

E così dopo l’amarezza, la delusione e il dispiacere per Bruno Valentini per le brave persone che non entreranno in consiglio comunale è tempo di reagire e di ricostruire. Non credo che ci attenda un compito semplice, ma quando si perde le responsabilità vanno indagate in profondità e sempre scovate in molte ragioni, in passaggi e nelle scelte. Tutte cose che occorrerà mettere in fila ed esaminare con la testa e con pazienza, per poi ripartire con coraggio e aprendo le porte. Perché se non vai in fondo e non apri le porte rischi di ripartire in solitudine, mentre per fare un viaggio c’è bisogno di una meta chiara e di compagni di strada che quella meta la condividono. Come ha scritto Gianni Cuperlo nel reportage pubblicato da L’Espresso dove racconta il suo viaggio nella periferia romana alla ricerca delle ragioni della sconfitta: “non serve dire torniamo nelle periferie perché il bisogno non è quello di farci vedere lì…il bisogno è un altro che la sinistra torni a vedere un mondo che nonostante noi ha continuato a vivere e che oggi non conosciamo più”. Non si riparte con qualche aggiustamento dall’alto, cambiando i nomi e le alleanze interne. Si riparte ricostruendo una nuova stagione di radicamento dal basso.

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    2 commenti


    1. … vorrei sapere cosa si aspetta a coinvolgere gli iscritti per preparare un congresso come si deve ! … in questa fase, mi sembra, che solo gli iscritti debbano avere voce sull’analisi e sui progetti per il futuro …

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    2. avevamo un leader..,che ben rappresentava il cambiamento, aveva raggiunto ottimi risultati e poneva il PD come unico argine al populismo., anziché sostenerlo tutti con forza, considerato il forte pericolo, è stato minato dall’interno dal solito fuoco amico, velato e non.., ” noi siamo spesso contro noi stessi, lavoriamo per i nostri nemici, serviamo le forze della reazione ” queste sono le parole che Filippo Turati pronuncia in occasione del congresso socialista del 1921 a Livorno..

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