Donne

Una sera, a tarda ora, di un certo numero di anni fa, la mia più cara amica mi ha chiamata chiedendomi di vederci. Era la vigilia del suo ultimo esame, dopo il periodo di praticantato per diventare avvocato. Ricordo benissimo il suo malessere, le lacrime che forse uscivano più dallo stomaco che dagli occhi e tra le parole che mi disse: “Io non voglio fare l’avvocato, lo so che l’ho pensato, fino ad oggi, ma vedi io non sarei mai in grado di difendere uno stupratore, quindi devo fare altro”. Oggi quella che è ancora la mia più cara amica ha dato il suo esame, ma non ha mai intrapreso la carriera di avvocato. In questi giorni, quella lunga chiacchierata mi è tornata in mente pensando all’avvocato difensore dei ragazzi che la settimana scorsa hanno stuprato, con una violenza inaudita, una giovane donna fuori dalla Fortezza di Firenze.

E’ ovvio che ognuno ha il pieno diritto di difendersi e considerarsi innocente fino a prova contraria, ma spero tanto che l’avvocato in questione non usi tra le tesi a difesa dei suoi assistiti la dichiarazione che tutti abbiamo letto sui giornali e che mi auguro non appartenga al legale, e cioè che la ragazza “certamente era consenziente, considerato che poi sarebbe addirittura rientrata a casa in bicicletta da sola,”.

Una vergogna: qualche volta era la minigonna, altre volte i jeans, adesso il rientro a casa in bici,..insomma una sorta di decalogo per le “brave vittime” di stupri?