Cenni: “Insieme agli allevatori nella battaglia per la difesa del made in Italy”

“Sono giorni di intenso lavoro sulla legge di stabilità, nei quali ‘facciamo i conti’ con le necessità di politiche anche innovative e con la scarsità di risorse per poterle attuare. Proprio per questo voglio ricordare che è stato stimato in circa 60 miliardi di euro il volume di affari del falso made in Italy. Tutelare l’identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari, la contraffazione e la pirateria, per garantire la solidità delle imprese agricole italiane ed il valore del made in Italy è una battaglia che deve riguardare tutti”. Così Susanna Cenni, deputata del Pd che, insieme ad altri parlamentari democratici, ha presentato un’interrogazione in Commissione agricoltura, al ministro delle Politiche agricole e a quello della Salute.
Nell’interrogazione si chiede ai ministri quali provvedimenti intendono prendere per attuare l’obbligo di indicazione del paese d’origine e di provenienza della carni suine, per contrastare pratiche commerciali sleali; e attivare azioni utili al miglioramento genetico e al sostegno delle razze autoctone.
La deputata senese, inoltre, chiede ai Ministri quali azioni intendano adottare per avviare campagne di informazione per gli organi di controllo e per i consumatori e per creare un sistema che renda accessibili a tutti le informazioni ed i dati sulle importazioni, i controlli e l’origine delle carni suine.
“In queste ore – afferma Cenni – migliaia di allevatori italiani stanno mettendo in atto una protesta pacifica al Brennero per smascherare il ‘finto made in Italy’, difendere i nostri prodotti e, con essi, la nostra salute e la nostra economia. Sono vicina a loro e alla loro battaglia. Dal valico del Brennero, ogni anno, e soprattutto in questo periodo di festività arrivano milioni di cosce di maiale per fare prosciutti, ma anche migliaia di cisterne di latte e cagliate, conserve di pomodoro e altri prodotti spacciati come italiani, ma che in realtà provengono dall’estero. Una vera truffa verso i consumatori che provoca un danno enorme agli allevatori. Dal 2007 a oggi in Italia sono state chiuse circa 140mila stalle ed aziende anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come made in Italy. Solo nell’ultimo anno sono scomparse 32.500 tra stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati nelle campagne. Dai dati dell’Associazione nazionale allevatori di suini emerge che nel 2012 l’Italia ha importato dalla Germania più di 500mila tonnellate tra suini vivi e carni suine, il 50 per cento del totale delle importazioni, e tra il 2012 e il 2013 hanno chiuso tre allevamenti al mese e per la fine dell’anno si prevede di scendere sotto le 600 stalle in tutta Italia”.
“Dobbiamo combattere la battaglia a sostegno delle nostre eccellenze. Solo nel settore dell’allevamento suino – conclude Cenni – nel territorio nazionale è stato profuso un grande sforzo dagli allevatori per il recupero dell’allevamento di razze autoctone, quali la cinta senese, il maiale grigio, la mora romagnola, il nero siciliano, la casertana, la calabrese, che rappresentano oggi produzioni di grande qualità, ottenute nel rispetto di disciplinari molto rigidi, e con potenzialità interessanti sul mercato. Un patrimonio che non dobbiamo perdere”. Domani, giovedì 5 dicembre, la parlamentare toscana parteciperà alla mobilitazione promossa da Coldiretti su questi temi.
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