Cenni (Pd): “Il cibo è cultura, salute e territorio. Ripartiamo dall’educazione alimentare”

“Sono tanti i comportamenti sbagliati nel rapporto con il cibo e l’alimentazione. Imparare da piccoli che il cibo ha un valore, che non si spreca, ma anche comprendere che ha una sua stagionalità e che i diversi sapori significano biodiversità è il miglior modo per investire sul futuro”. Così Susanna Cenni, parlamentare del Pd, commenta la proposta di legge che ha presentato, in cui si propone di istituire il 16 ottobre, in concomitanza con la Giornata mondiale dell’alimentazione, una giornata per conoscere e approfondire i principi alla base dell’educazione alimentare e la prevenzione dei disturbi legati all’alimentazione.

Diffondere la cultura del cibo. “L’obiettivo alla base della proposta di legge – sottolinea Cenni – è quello di sensibilizzare alla cultura del cibo, della sovranità e della sicurezza alimentare, tema che sarà anche al centro dell’Expo 2015. Una cultura che si promuove primo di tutto attraverso l’educazione alimentare, gli stili di vita e rafforzando l’identità dei nostri territori, riconoscendo lo sforzo che i produttori compiono per garantire qualità e anche crescita economica. Apprendere sin dall’infanzia il valore del cibo, apprezzare la varietà, conoscerne le proprietà, comprendere la fatica umana che c’è dietro a ogni prodotto agricolo che giunge sulle nostre tavole, è il primo passo per la costruzione di comunità consapevoli e meno propense a sprecare il cibo”.

Una proposta di legge molto femminile. “L’iniziativa – continua Cenni – deriva dall’interlocuzione con molte donne impegnate nell’agroalimentare che da anni si occupano di questo tema. Penso, in particolare, a realtà associative come ‘Pandolea’; ‘Donne in campo’, alle donne di Confagricoltura e Coldiretti, alle donne di Slowfood. Anche le firmatarie della proposta di legge sono quasi tutte donne, delle commissioni agricoltura, ambiente, cultura e affari sociali, a dimostrazione della particolare sensibilità femminile sul tema, per il ruolo esercitato nella cura e nella nutrizione dei figli, nella produzione e nella preparazione del cibo e nella conoscenza dei principi alimentari”.

Le linee guida della legge. “E’ una fase di discussione intensa sulla scuola, sul bisogno di tornare a destinarvi risorse ed energie – conclude Cenni – auspico davvero che si giunga, come proposto dai ministri Stefania Giannini e Maurizio Martina, a introdurre anche l’ora di educazione alimentare nelle scuole. La giornata per l’educazione alimentare, come previsto dal mio testo, andrebbe a integrare tutto ciò si svolgerebbe nelle scuole attraverso iniziative, attività didattiche ed educative, che potrebbero coinvolgere anche produttori agricoli locali. Un progetto da portare avanti anche per contrastare il fenomeno, molto diffuso, dei disturbi alimentari, che in Italia coinvolge 2 milioni di giovani”.

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    1 commento


    1. Buongiorno,
      leggo l’articolo di cui condivido tutto, a parte il fatto che a forza di parlare di cibo e di cultura dello stesso, nessuno cucina più. Le mamme si occupano più di teoria che di pratica del cibo, tanto che i figli mangiano alla mensa del nido e della scuola elementare. Tranne nel caso in cui sopravviva qualche nonna dedita a questa fantomatica “arte e cultura” del cibo, in giro vedo solo professionisti del video a tema gastronomico e piatti pronti, rosticcerie e ipermercati. Nessuno cucina più, quando la smetterete di occuparvi della teoria del cibo e capirete che finché non si rifonda la società restituendo tempo alle famiglie, alle donne e ai bambini che sono il futuro del mondo, parlare di cibo sano e cucina sarà solo una chimera? Fidatevi di una donna, mamma, giornalista, moglie che cucina con amore e passione che se sta in cucina non scrive e se scrive non sta in cucina. Elementare, Watson….

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