Divise militari e sicurezza delle donne

Una sera, a tarda ora, di un certo numero di anni fa, la mia più cara amica mi ha chiamata chiedendomi di vederci. Era la vigilia del suo ultimo esame, dopo il periodo di praticantato per diventare avvocato. Ricordo benissimo il suo malessere, le lacrime che forse uscivano più dallo stomaco che dagli occhi e tra le parole che mi disse: “Io non voglio fare l’avvocato, lo so che l’ho pensato, fino ad oggi, ma vedi io non sarei mai in grado di difendere uno stupratore, quindi devo fare altro”. Oggi quella che è ancora la mia più cara amica ha dato il suo esame, ma non ha mai intrapreso la carriera di avvocato. In questi giorni, quella lunga chiacchierata mi è tornata in mente  pensando all’avvocato difensore dei ragazzi che la settimana scorsa hanno stuprato, con una violenza inaudita, una giovane donna fuori dalla Fortezza di Firenze.

E’ ovvio che ognuno ha il pieno diritto di difendersi e considerarsi innocente fino a prova contraria, ma spero tanto che l’avvocato in questione non usi tra le tesi a difesa dei suoi assistiti la dichiarazione che tutti abbiamo letto sui giornali e che mi auguro non appartenga al legale, e cioè che la ragazza “certamente era consenziente, considerato che poi sarebbe addirittura rientrata a casa in bicicletta da sola,”.

Una vergogna: qualche volta era la minigonna, altre volte i jeans, adesso il rientro a casa in bici,..insomma una sorta di decalogo per le “brave vittime” di stupri?

Ma voglio richiamare il grave fatto di violenza, in relazione al tema sicurezza nelle città. Oggi si parla molto del provvedimento attuato dal governo, che prevede la presenza di alcune migliaia di militari nelle strade italiane. Alla luce del drammatico episodio di Firenze mi chiedo: sarebbe servita la presenza dell’esercito? La mia risposta è no e il Sindaco di Firenze ha fatto bene a rifiutare la presenza militare a presidio della città. Io credo che l’esercito non possa di per sè nè garantire né aiutare le donne, vittime di violenza. Mi chiedo, infatti, come i militari potrebbero presidiare un’intera città, controllando parcheggi, zone meno illuminate, stazioni, discoteche. Impossibile. Voglio poi ricordare che la maggior parte dei casi di violenza sulle donne accade in famiglia o in ambienti di lavoro e non per opera di sconosciuti.

Questo governo, nel suo primo importante decreto, non ha certo aiutato le donne ma addirittura ha tagliato i primi fondi stanziati per il finanziamento agli enti locali di progetti contro la violenza, quelli per la formazione del personale degli enti locali sui bilanci di genere e le risorse per mezzi e personale delle forze dell’ordine. Avrebbe potuto riprendere la proposta di legge del precedente governo, anche modificandola, ma non l’ha fatto. Le azioni strategiche per prevenire la violenza e per aiutare le donne che l’hanno subita stanno proprio in quella rete costituita da istituzioni, forze dell’ordine, servizi sociosanitari, associazioni di volontariato. Quella rete in Toscana funziona e lavora, ogni giorno, in maniera coordinata.

E poi, il senso di sicurezza di una donna, siamo convinti che dipenda solo dal rischio di aggressioni?

C’è una grande distanza tra le scelte che questo governo sta compiendo e il grande investimento che la Toscana sta facendo sulle donne. Lo abbiamo visto anche in queste ultime settimane: dalla legge regionale sulla cittadinanza di genere portata in giunta dal Vicepresidente Gelli,  al Patto per l’occupazione femminile costruito dall’Assessore Simoncini, con Province e parti sociali. Lavoro, servizi, bilanci di genere, rappresentanza, anche questi sono elementi fondamentali per la sicurezza delle donne…

Si è più sicure quando si può camminare con le proprie gambe, quando le proprie capacità possono essere apprezzate tanto quanto quelle dei colleghi maschi, quando non si viene penalizzate per la propria maternità o perché si deve aver cura di un anziano non autosufficiente, quando città e trasporti sono pensati ed organizzati, anche tenendo conto della sicurezza delle donne che si spostano da sole o magari con un passeggino.

Certo non basta. Ma investire sulle donne significa investire sui connotati di una società migliore, basata sul rispetto tra i sessi, sulla piena valorizzazione delle intelligenze e dei talenti, quindi una società vìbasata sul merito, una società in cui le persone vengono rimesse al centro in tutte le dimensioni della loro vita, quelle contabilizzabili attraverso il Pil, quelle degli affetti, delle relazioni umane, della qualità della vita.

Ma non sono queste le scelte che il governo Berlusconi sta facendo e certamente le divise militari non renderanno più sicure la vita ed il futuro delle donne.

Donne che studiano, vogliono lavorare, avere figli, fare carriera, politica, mettere minigonne, jeans..ed anche andare in bicicletta…

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    3 thoughts on “Divise militari e sicurezza delle donne

    1. Sono d’accordo con lei riguardo al fatto che l’esercito non rappresenta la soluzione al grave problema della violenza delle donne. Ma anche oggi le cronache parlano di violenze, stupri, maltrattamenti nei confronti di turisti venuti a visitare il nostro paese, per non parlare delle violenze che quotidianamente si consumano tra le mura domestiche, molto spesso ai danni delle donne. Di fronte a tutto questo credo che un inasprimento delle leggi e un controllo ancora più serrato nei confronti di chi delinque sia da ritenere inevitabile. Credo che l’insicurezza di cui tanto si parla sia un fatto reale e a questo punbto, ben venga anche l’esercito, se questo può aiutare a fermare la violenza che cresce nelle nostre città

    2. Onorevole, da donna e da fiorentina non posso che essere d’accordo con lei rispetto a quanto scritto in merito alla vicenda terribile avvenuta a Firenze qualche settimana fa. E non posso che esprimere tutto il mio sdegno e la mia vergogna per quanto avvenuto in questi giorni ad alcuni turisti venuti a visitare il nostro Paese, costretti, invece, a vivere l’incubo della violenza. Non vorrei che adesso esponenti dell’opposizione attaccassero Alemanno, o il governo strumentalizzando una deriva violenta che, a mio parere, non ha colore politico. Piuttosto il Pd, come fa lei in questo contributo, dovrebbe prendere posizioni decise e presentare proposte concrete per porre un limite a questi casi terribili di criminalità.Spero che continui ad interessarsi al tema della sicurezza e alle questioni riguardanti le donne.

    3. Altrochè se continuerò a seguire questi temi! Lo considero fondamentale per una donna che siede in Parlamento…e a dire il vero lo considero fondamentale come atto di civiltà, come impegno politico ed etico del mio partito tutto.
      Cara Eluana, intanto sarebbe importante che la legge la approvassimo, perchè ad oggi le proposte di inasprimento, di sostegno ai servizi ecc..ci sono e sono depositate, ma evidentemente la maggioranza non le considera una priorità. Spero che arrivi anche una nuova spinta da parte delle donne italiane, perchè come Lei, come Francesca ed altre che mi hanno scritto, sarebbe importante tornare a parlarne, a far sentire la voce delle donne che chiedono a questa sociètà e a chi la rappresenta perchè eletto, di fermare questa violenza.
      fateci sentire che ci siete!!

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