#Donne: c’è una questione aperta?

Dei 23 ministri del neonato Governo Draghi, solo 8 sono donne e di queste soltanto tre sono ministre con portafoglio (Lamorgese agli Interni, Cartabia alla Giustizia e Messa all’Università e Ricerca). Tra i 4 ministri espressi dal centrosinistra (Franceschini, Orlando, Guerini e Speranza), non c’è neanche una donna. Quella che si è aperta con l’intervento di tante colleghe e protagoniste della vita politica non è una polemica sterile, ma un invito a riflettere sul nostro ruolo all’interno dei processi politici e delle dinamiche decisionali.

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha dichiarato che – compatibilmente con la libertà che il premier lascerà ai partiti nella composizione della squadra di governo – indicherà solo donne per i posti di sottosegretario. Ma ha ragione la presiedente del Partito, Valentina Cuppi: stavolta la misura è colma. Non in nome di qualche quota rosa, ma perché le donne competenti, preparate e in grado di portare un contributo importante alla gestione del Paese ci sono ed è l’ora che siano valorizzate. Che nessuna democratica sieda al tavolo del nuovo governo – come ha detto la portavoce delle Donne Democratiche, Cecilia D’Elia – è una novità per questo partito: al restringersi delle postazioni, le donne sono venute meno. Anche per questo, nei giorni scorsi abbiamo avuto una lunga discussione proprio nella Conferenza delle Democratiche e richiesto una direzione nazionale in cui discuterne con il partito: non è pensabile che il Pd – che vede tra le sue ragioni fondanti la differenza di genere – non rimedi a questa ferita con una vicesegretaria e con uno scatto in tutti i contesti decisivi.

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