#Donne: il peso sociale del Coronavirus sulle donne e le nostre proposte per sostenerle nel lavoro

L’emergenza sanitaria e il lockdown di questi mesi hanno reso ancora più difficile la situazione delle donne italiane. Secondo le Nazioni Unite le donne appresentano il 70% di chi si sta prendendo cura dei malati e delle persone vulnerabili, negli ospedali e all’interno delle mura domestiche. E secondo uno studio realizzato da Fondazione consulenti del lavoro dal titolo “Mamme e lavoro al tempo dell’emergenza Covid-19”, le donne con figli hanno lavorato più dei padri, su 100 donne occupate con almeno un figlio con meno di 15 anni, 74 hanno lavorato ininterrottamente (contro 66 uomini nella stessa condizione). La stessa ricerca, guardando allo smart working come opportunità, evidenzia come le lavoratrici meno qualificate non potranno lavorare “da remoto” e dovranno tornare in sede oltre che accudire i figli: sono 1 milione 426 mila (il 48,9% delle lavoratrici mamme), di queste circa 710 mila percepiscono uno stipendio netto inferiore ai 1.000 euro. 

Tante, troppe, madri lavoratrici hanno dovuto sacrificare la propria professione per dedicarsi esclusivamente al lavoro di cura, perdendo il proprio sostegno economico. I congedi parentali, rafforzati dal Governo anche attraverso il decreto «rilancio» continuano ad essere macchinosi e diseguali tra le diverse categorie. Per potenziare gli strumenti e tutelare il lavoro delle donne abbiamo chiesto alla ministra Bonetti come intende modificare i congedi parentali e i bonus baby sitter in modo da renderli fruibili da tutte e da tutti, anche da chi è in cassa integrazione parziale. È necessario che siano utilizzabili a ore e siano estesi fino ai 16 anni dei figli e che sia possibile utilizzarli in modo combinato tra loro.

 

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