Fare presto un Governo, dare ossigeno al Paese

Fare presto. In questi giorni densi di incognite in cui le nubi sui tempi del Governo sono ancora pesanti, e nonostante il nostro dibattito interno, non possiamo dimenticare quanto, con dati crudi ma chiarissimi, l’Istat ci
abbia illustrato durante i lavori della Commissione speciale della Camera di cui facciamo parte. Dati pesantissimi sulla situazione di imprese e lavoro, drammatici sulle condizioni delle famiglie: passa dal 33 al 38 per cento il numero delle famiglie che non può permettersi una spesa imprevista di 800 euro; dall’11 a quasi il 18 per cento il numero di chi non può più scaldare adeguatamente la propria abitazione. È bene ricordare questi dati, perche è questo il nostro Paese oggi, ed è lo stesso Paese che ha ancora straordinarie potenzialità nelle piccole e medie imprese green, nel suo artigianato, nel turismo, nella cultura e nell’agricoltura. Potenzialità che rischiano di sparire per mancanza di ossigeno, per una pressione fiscale esagerata, per un carico burocratico che appare ineliminabile. È anche in virtù di questi numeri, che ogni giorno divengono più pesanti, che abbiamo lavorato a tempi di record nella Commissione giungendo sia alla Camera che al Senato a un voto unanime sulla risoluzione che avrebbe dovuto consentire al Governo il varo immediato di un decreto per destinare i primi 40 miliardi (dei 70 complessivi stimati da Banca d’Italia) necessari allo sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione che, vogliamo ricordarlo, sarebbero devoluti per quasi la metà agli enti territoriali, per un terzo alla spesa sanitaria, per un quinto a quella dello Stato. Il provvedimento, come noto, non ha trovato soluzione nel Consiglio dei Ministri appositamente convocato due giorni fa e la nostra esortazione ai due Ministeri coinvolti, Tesoro e Sviluppo economico, è di fare presto e bene rammentando anche l’esperienza molto negativa dei tentativi succedutisi nell’ultimo anno, cui hanno fatto seguito soltanto ulteriori appesantimenti burocratici con rimandi a decreti attuativi non risolutivi. È mancata la visione d’insieme e non sarà l’eterna diatriba tra Ministeri a rendere praticabile un provvedimento esiziale per imprese ed enti locali, per lavoratori e famiglie. Si abbia la forza, ma soprattutto la determinazione, di risolvere una volta per tutte parte del problema.
Con lo sblocco di una prima tranche dei debiti esistenti, la salvaguardia di ulteriori 10.130 esodati, con i provvedimenti per lo slittamento della Tares, e le modifiche che riguardano l’utilizzo dell’8 per mille avremo dato un segnale molto chiaro al Paese. Sono i primi adempimenti, certo non sufficienti a far partire l’economia, ma testimoniano un consenso trasversale tra gruppi parlamentari, forse a ribadire quanto il fuoco sia vicino e di come si possa lavorare in fretta anche superando rigidità iniziali (quelle del Movimento 5 Stelle) o punti di vista diversi quando gli obiettivi sono chiari e urgenti. Abbiamo ricordato anche nella Commissione, così come nei lavori di Aula, che nei margini che ancora abbiamo di indebitamento per non incorrere in sanzioni da parte dell’Ue, dobbiamo inserire i temi del rinnovo della cassa integrazione, dell’Iva, della proroga degli incentivi al 55 per cento per le rinnovabili e per l’efficienza energetica degli edifici. Tutti temi urgentissimi per le imprese, le famiglie, gli enti locali, e per i settori produttivi che rischiano di sparire dalle statistiche e dal mercato.
È vero, la politica deve correre di più, ne siamo convinte, ed è possibile accelerare. Se si vuole si può e deve essere chiaro a tutti che questa è la priorità per il Paese.

Susanna Cenni e Raffaella Mariani
Deputate Pd e membri della Commissione speciale

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