Giù le mani dal corpo delle donne. Il mio contributo a una discussione non più rinviabile

Da circa due anni, dopo l’appuntamento del 7 settembre 2009 a Siena, anche in virtù delle sollecitazioni emerse da quell’appuntamento e di altri che sono seguiti nella nostra provincia, ho iniziato ad approfondire il tema ‘donne, tv, pubblicità e uso del corpo delle donne’. Da anni l’Europa si occupa dell’argomento ed ha prodotto importanti atti di indirizzo, direttive che invitano gli stati membri a produrre norme adeguate a rimuovere stereotipi, a rappresentare la complessità femminile con uno stile ben diverso da quello che la nostra tv commerciale adotta da tempo. Il Censis, l’Osservatorio di Pavia e tante ricercatrici consentono di avventurarsi sull’argomento con dovizia di dati e statistiche. I dati ci consegnano un quadro disarmante, ancora una volta tutto italiano. Negli spazi televisivi nostrani le donne sono protagoniste fondamentalmente nei servizi di cronaca nera (67,8 percento secondo un’indagine Censis relativa al 2006), spesso (14,2 percento) come vittime di violenza fisica. Oppure come espressione del mondo della moda (31,5 percento) e della bellezza. Quasi mai la rappresentazione femminile veicola una figura di donna associata ai temi della politica (4,8 percento), alla realizzazione professionale (2 per cento), all’impegno nel mondo della cultura (6,6 percento).
Per non parlare della pubblicità, oramai diffusamente concentrata sull’esibizione, e sul “consumo” di corpi femminili. Per combattere l’immagine distorta che i media consegnano all’opinione pubblica attraverso quelli che definirei ‘mezzi di distrazione di massa’ e ribadire la responsabilità dei mezzi di comunicazione nel determinare una tendenza all’uso strumentale della figura femminile, ho deciso di depositare una proposta di legge, la numero 4424, alla quale ho lavorato con la collega Sesa Amici. Nel testo si spazia dall’istituzione di organismi di monitoraggio e controllo, a spazi di valorizzazione dei talenti e dei saperi, alle competenze che Regioni e Comuni possono esercitare. La legge raccoglie le norme per la parità di accesso ai mezzi di comunicazione in campagna elettorale e per l’istituzione di un’Agenzia per la parità, per la non discriminazione tra i generi e per la tutela della dignità della donna nell’ambito della pubblicità e della comunicazione. Un impegno che ho assunto in prima persona e che, insieme ad altre amiche, presenterò alla stampa il prossimo 8 luglio a Siena. Non possiamo e non vogliamo accettare che, soprattutto, tra i più giovani si affermi questa subcultura che ha al centro una distorta rappresentazione della donna. Una visione che oltretutto non risponde alla realtà, perché le donne italiane sono altro. Lavorano tantissimo, fuori e dentro casa, studiano, fanno carriera, esprimono talenti e creatività. Se, come me, credete che un altro mondo sia possibile vi aspetto numerose alla presentazione della proposta di legge.  Un piccolo contributo che spero contribuisca almeno a far riflettere.

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