Il coraggio di cambiare

La crisi globale che ha investito con conseguenze durissime anche l’Italia, mette in discussione molte certezze consolidate, muta radicalmente l’agenda dell’economia, della politica e della società. È un flusso che costringe ognuno a ripensare se stesso, in uno scenario mondiale che appare instabile e quanto mai difficile. Eppure, proprio dalla difficoltà del presente, può arrivare, nel nostro paese, l’occasione di riaprire la partita per la sfida del governo. Gli Stati Uniti e la vittoria di Obama ci indicano la possibilità di trasformare le forze del progresso da soggetti marginali, incapaci di incidere realmente in un contesto incerto, a soggetti della speranza, motori del cambiamento, attori di una nuova storia di sviluppo, progresso, giustizia sociale.
A fronte di questa possibilità, oggi le forze progressiste italiane si trovano a un bivio decisivo. Da un lato c’è il rischio di un’inarrestabile perdita di contatto con il proprio insediamento territoriale e sociale, della capacità di esprimere una larga rappresentanza, e di subire passivamente un’egemonia culturale e politica della destra di governo. Dall’altro si apre lo spazio per una battaglia culturale e politica che ci ponga in sintonia con i settori più dinamici della società italiana e che riesca, contemporaneamente, a intercettare bisogni e aspettative degli italiani, ed in particolare di quel popolo fatto di lavoratori precari o saltuari, imprenditori e dipendenti della piccola impresa, e di tutti coloro, in particolare tra le giovani generazioni, tagliati fuori da un modello economico e sociale che si è rivelato vecchio e insufficiente di fronte ai mutamenti del mondo, e che si trovano ora esposte alla pressione dei processi di globalizzazione.
In aggiunta a questo, il nostro paese, a maggior ragione oggi in questo periodo di incertezza, vede crescere la sfiducia, verso la politica e le istituzioni. Siamo noi in primo luogo a non poterci nascondere che, per molto tempo negli ultimi quindici anni, quando governava o quando era all’opposizione, il centro sinistra, è stato percepito come subalterno e incapace di governare quei processi di globalizzazione che colpiscono soprattutto i soggetti deboli della società. E questa critica, che ci tocca, ha acuito la critica e la sfiducia nei confronti della politica e delle istituzioni. Paradossalmente, nel nostro Paese, la crescente ostilità nei confronti delle trasformazioni e dai disagi che sono derivati dalla deregolamentazione dei mercati, è diventata uno dei punti di forza di quella stessa destra che li aveva promossi su scala nazionale e globale. Ma la crisi che produce ferite nella società non ha prodotto sinora danni elettorali nel centro destra, anzi, ne ha creati nel centro sinistra.
La strategia della destra che si è rivelata per adesso vincente, ha fatto leva su tutto il complesso delle paure che gravano sulla società contemporanea, enfatizzandole. Sicurezza, immigrazione, povertà, sono i temi che stanno da tempo al centro dell’azione del blocco di centrodestra. Pensionati, semplici cittadini, operai, investiti da questi problemi, stanno da tempo ingrossando le fila dell’elettorato di centro destra. Eppure, proprio questa stessa strategia politica, può essere messa in discussione dalla crisi che il nostro paese affronta. Perché un conto è enfatizzare il disagio, un conto è dargli soluzione. A patto che la nostra alternativa risulti credibile. Prima di tutto sul piano culturale.
Non basta l’opposizione al progetto politico della destra ma è fondamentale che il campo del centrosinistra elabori progetti alternativi al modello economico che ha scaricato i suoi effetti rovinosi su scala nazionale e planetaria, e al quale, va riconosciuto, il centrosinistra e il campo di forze progressiste in Italia come in Europa non hanno saputo opporre un’idea di società nuova e diversa. Con più libertà, più eguaglianza, più sostenibilità.
La condizione prima per un’alleanza di centrosinistra più forte è quella di dar vita davvero a un partito in cui si riconosca un insieme di popolo italiano più largo e articolato rispetto all’elettorato a cui, storicamente, hanno fatto riferimento le tradizioni che hanno dato vita al PD. Il presupposto per dare il via a questo processo è inevitabilmente ridiscutere noi stessi e la nostra cultura. Cultura che non può scaturire dalla semplice sommatoria o dalla giustapposizione dei pensieri, e delle ideologie politiche che hanno segnato il secolo scorso, ma deve essere, necessariamente, espressione di un pensiero nuovo.

PER LA TERZA REPUBBLICA

Il primo tema da affrontare è quello della crisi dello Stato e della politica. La crisi rimette al centro la questione della dimensione pubblica e delle istituzioni. Non può bastare la semplice difesa del parlamento e dell’ordinamento costituzionale attuale. Per Berlusconi e il suo schieramento la transizione infinita può essere il terreno più favorevole nel quale stimolare l’antipolitica, delegittimare ulteriormente il Parlamento e il sistema dei partiti, promuovere suggestioni autoritarie per nascondere l’incapacità del governo a fronteggiare la crisi economica e sociale.
La fragilità del nostro sistema istituzionale attuale toglie credibilità a qualsiasi progetto che faccia leva sulla dimensione pubblica e sulla risposta civica alla crisi italiana.
Serve un’assemblea costituente per dare vita ad una terza repubblica che superi il presidenzialismo di fatto generato dalla combinazione tra sistema elettorale maggioritario, indicazione del premier e svuotamento delle funzioni parlamentari.
Una terza repubblica che risponda alla crisi etica del nostro paese, che affronti il tema dei molti conflitti d’interesse che a tutti i livelli rendono la democrazia opaca e indeboliscono le istituzioni, che autorizzano il venir meno del civismo e del senso di appartenenza alla comunità nazionale, lasciando spazi enormi alla demagogia populista della destra.
Una nuova repubblica che attraverso la revisione della forma di governo scelga un modello di democrazia governante, nella quale siano chiare le funzioni del Governo e quelle del Parlamento superando le debolezze dei Governi della prima repubblica e quelle del Parlamento in questa lunga fase di transizione. Una nuova repubblica che riporti agli elettori il diritto di scegliere i propri eletti, che dimezzi i parlamentari, che riduca ad una la Camera legislativa.
Una nuova repubblica compiutamente federalista, che valorizzi l’autonomia e l’autogoverno delle comunità locali in un quadro di rinnovata solidarietà e coesione nazionale, trasformando il Senato in un Senato delle regioni e delle autonomie, rafforzando la responsabilizzazione delle classi dirigenti territoriali, superando la frammentazione e la sovrapposizione dei centri decisionali, riducendo i costi della politica a tutti i livelli ed attuando pienamente il criterio di sussidiarietà.
Una terza repubblica capace di ridisegnare la pubblica amministrazione, ponendola realmente al servizio dei cittadini e delle imprese, e di costruire con il paese un nuovo patto fiscale.
Una nuova repubblica che affermi il valore della legalità e del civismo, che combatta la criminalità organizzata, che consideri la sicurezza personale e della proprietà, un diritto fondamentale da garantire ai propri cittadini, che scriva nuove regole per una giustizia che deve assicurare la certezza del diritto e della pena, superando i sensazionalismi e i reciproci tentativi di invasione di campo che hanno condizionato il rapporto tra politica e magistratura.

UN PARTITO DI POPOLO, LAICO, AUTONOMO, FEDERALISTA

Il partito che vogliamo è forte, radicato e presente sul territorio. Un partito in grado di garantire una continuità di partecipazione attiva alle scelte di linea politica e di classe dirigente, da selezionare secondo criteri di merito, di radicamento e di consenso, nel rispetto dei principi di democrazia interna, e non di fedeltà ad un capo; che utilizza le primarie per far scegliere ai territori i candidati alle consultazioni elettorali e per la selezione della classe dirigente; un partito capace di esprimere una linea politica chiara e riconoscibile e di assicurare il rispetto del pluralismo interno a tutti i livelli.
Vogliamo un partito che si riappropri del tema della libertà. Libertà come diritto di cittadinanza, che permetta pari opportunità, prima di tutto di genere, e mobilità sociale in una società dove il merito e le capacità possano prevalere sulla condizione sociale di partenza delle persone.
Un partito che tenga al centro della propria azione il tema dell’uguaglianza, in una società dove crescono, con la crisi, diseguaglianze ed ingiustizie.
Un partito che riaffermi la necessità di un modello di governo dell’immigrazione che salvaguardi politiche di inclusione e di integrazione, insieme a politiche di sicurezza e a strumenti di lotta alle condizioni di clandestinità.
Un partito che si opponga all’approvazione di leggi ispirate a principi che si richiamano allo stato etico. Vogliamo perciò un PD che riaffermi la laicità dello stato di fronte alle diverse concezioni etiche e religiose, una laicità che non sia indifferenza, che riconosca il ruolo delle religioni nello spazio pubblico e favorisca il dialogo e il pluralismo.
Vogliamo un partito di popolo, che, grazie alla sua forza, sia nel contempo capace di ascoltare la società e le sue rappresentanze, ma in grado di costruire ed esprimere autonomamente la propria proposta politica.
Vogliamo perciò un partito libero dai condizionamenti corporativi che esprima in modo netto la propria proposta politica sui principali problemi del paese e non si limiti alla ricerca del punto di equilibrio di interessi contingenti e confliggenti.
Vogliamo un partito che affermi un nuovo valore e una nuova centralità del lavoro e dell’impresa, un partito punto di riferimento di tutti i lavoratori, dai dipendenti pubblici a quelli privati, dal cosiddetto popolo delle partite iva alla massa dei lavoratori precari, interlocutore credibile ed affidabile per le rappresentanze sociali, ma anche per quei milioni di lavoratori che oggi non hanno nessuna voce.
Vogliamo un partito che sappia rappresentare un ceto medio sempre più in difficoltà in una società con crescenti difficoltà di reddito.
Vogliamo un PD che promuova l’affermazione di un nuovo modello di sicurezza sociale. Un pensiero nuovo, oggi, deve saper fare i conti fino in fondo con la profonda inadeguatezza del sistema di welfare del nostro paese. Nell’epoca che stiamo vivendo i temi della ridistribuzione della ricchezza e delle opportunità, della lotta alla disuguaglianza e alla povertà, della liberazione dei lavoratori dalla precarietà diventano decisivi. È necessario perciò battersi per un welfare davvero universalistico, basato sull’affermazione della centralità della persona, che tuteli gli individui in quanto tali e non in funzione degli ambiti corporativi nei quali sono inseriti. Questa fase storica reclama più giustizia, e lo sviluppo di nuovi strumenti per garantirla: nuove reti territoriali di solidarietà sociale, una nuova alleanza tra istituzioni pubbliche, terzo settore e imprese socialmente responsabili.
Vogliamo un PD che ricerchi un nuovo equilibrio tra ambiente e crescita, e adeguate politiche industriali che guidino l’evoluzione delle imprese in questa direzioni, puntando ad un modello di sviluppo sostenibile e inclusivo, ad un new deal verde capace di contribuire alla ripresa economica e occupazionale.
Vogliamo un partito europeo in grado di salvaguardare e valorizzare la peculiarità dell’esperienza di unità dei diversi riformismi che hanno dato vita al PD e di favorire processi di aggregazione analoga nel Parlamento Europeo, a partire dalla costituzione di un nuovo gruppo dei socialisti e dei democratici.

UN PARTITO MAGGIORITARIO

Il dibattito sulle prospettive del PD oggi non può ridursi allo scontro tra i sostenitori dell’attualità dell’originario progetto del PD a vocazione maggioritaria e chi ritiene l’alleanza condizione per costruire una seria e credibile alternativa di Governo al centrodestra. Il modello di alleanza rappresentato dall’Unione, che ci ha permesso a stento di vincere nella precedente tornata elettorale, e di governare con una coalizione frammentata e divisa, non può essere riproposto; rischia, anzi di enfatizzare la frammentazione della società italiana, piuttosto che ricomporla sulla base di un progetto condiviso per il futuro del Paese.
Nello stesso tempo, la realtà dei rapporti di forza e, a prescindere da questi, il bisogno storico di federare le forze politiche riconducibili all’orizzonte di un progetto riformista, pongono con forza il tema della costruzione di un sistema di alleanze politiche basate su una chiara condivisione programmatica che tenga conto delle specificità territoriali.
L’alleanza è una necessità, non un espediente per evitare di sciogliere i nodi politici e culturali sino ad oggi rimossi.
Per questo la vocazione maggioritaria e la costruzione delle alleanze non sono dati da contrapporre, ma anzi processi in grado di rafforzarsi reciprocamente.
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Le questioni da noi poste devono trovare una risposta compiuta nel congresso del prossimo autunno. Appuntamento che sarebbe un grave errore rimandare. È tuttavia fondamentale che fin da ora la nostra azione si sviluppi mettendo al centro questi temi di riflessione e andando oltre le logiche di corrente.
Il nostro impegno, è a sostegno dello sforzo in atto da parte del gruppo dirigente nazionale per consolidare il progetto del PD e rilanciarne le ambizioni.
Il presente documento è aperto al contributo di tutti coloro che nelle istituzioni e sul territorio si riconoscono nelle sue idee fondamentali. Vogliamo anche nel metodo superare una fase caratterizzata da esasperati personalismi e valorizzare la centralità dell’elaborazione collettiva, dando un significato non retorico o formale alla parola squadra.

Giuseppe Berretta
Francesco Boccia
Antonio Boccuzzi
Michele Bordo
Giulio Calvisi
Daniela Cardinale
Franco Ceccuzzi
Susanna Cenni
Anna Paola Concia
Paola De Micheli
Stefano Esposito
Pierangelo Ferrari
Emanuele Fiano
Massimo Fiorio
Laura Garavini
Francantonio Genovese
Dario Ginefra
Sandro Gozi
Gero Grassi
Daniele Marantelli
Andrea Martella
Margherita Mastromauro
Giovanna Melandri
Antonio Misiani
Alessandro Naccarato
Andrea Orlando
Vinicio Peluffo
Caterina Pes
Luciano Pizzetti
Fausto Recchia
Ettore Rosato
Luca Sani
Alessandra Siragusa
Silvia Velo

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