Il desiderio di essere un Paese normale

 

Strano Paese il nostro.

Settimane fa, di fronte ai primi osservatori economici che rilevavano una caduta della nostra situazione e cominciavano a parlare di recessione, il Ministro delle attività produttive, nonché del lavoro, nonchè vicepresidente del Consiglio, sosteneva che a breve il nostro Paese avrebbe conosciuto un nuovo Boom economico, assimilabile agli anni ’60.

In questi giorni purtroppo i numeri sulla decrescita cominciano a essere reali, l’Istat certifica che nell’ultimo trimestre dell’anno il Pin cala ancora sul trimestre precedente, il rischio di un tracollo di tutte le fondamenta della manovra economica è molto concreto.

Evidentemente il boom pare improbabile e si cambia tattica, ci si affretta a dichiarare nell’ordine: Di Maio, che la “recessione” è solo colpa dei Governi che c’erano prima, Tria che è colpa dell’Ue, Salvini che i dati dell’Istat sono falsi (chissà perché allora tanta premura nello sceglierne il Presidente), Conte che si tratta di dati “transitori”, di cui non preoccuparsi.

E invece c’è molto di cui preoccuparsi perché il nostro Paese non aveva mai vissuto una situazione di isolamento come quella che sta vivendo adesso. In Europa, e non solo.

Isolamento e sfiducia che certo non ci aiutano a risalire la china dal punto di vista economico e finanziario. Avremmo invece bisogno di misure urgenti da mettere in campo immediatamente contro la recessione, misure per le imprese, per il lavoro. Ma non vediamo nulla di tutto ciò. Solo un decreto, quello su quota 100 e reddito di cittadinanza, ancora confusi, penalizzanti, e pieni di incertezza nella loro applicazione.

Strano Paese.

Quello che per settimane crea un caso attorno alla imbarcazione di una ONG, la Sea Watch con a bordo 47 poveracci sfuggiti da morte e violenza in cerca di asilo. Lo ripeto 47, non 4700.

È esagerato chiamarla nave. Io l’ho vista.

L’ho vista perché ci sono andata a Siracusa, in uno dei turni che il gruppo del Pd alla Camera ha promosso per seguire la vicenda, la staffetta democratica. Dal Porto si faceva fatica a vederla, ed era ancorata a circa un miglio. Un’ imbarcazione certamente non attrezzata per ospitare decine di persone, che ha soccorso questi giovani uomini, che ha trascorso giorni e notti con mareggiate cercando un approdo. Approdo che non gli è stato consentito, nemmeno per sbarcare i 15 minori. E sulla pelle di queste 47 persone è iniziato il gioco, la solita prova di forza di Salvini con l’Europa. Vediamo chi è più forte. E il nostro Paese in questi anni di crisi ingestibili le ha vissute, nei mesi in cui decine di migliaia di migranti arrivavano a Lampedusa, lasciati spesso soli da un’Europa che certo ha grandi responsabilità. Oggi, 47 migranti diventano “il caso”.

Solo che non ti spieghi perché non cercare la strada maestra. Già la strada maestra. Ad esempio, perché il Ministro dell’Interno non si è mai presentato a Bruxelles ai Consigli di Europa in cui si parlava di immigrazione? Come pensano di modificarlo quel Trattato di Dublino? Tramite i social?

Non lo si fa per la stessa ragione per la quale una settimana fa con atti che ricordano ben altre deportazioni, si è sgombrato il Cara di Castelnuovo di Porto buttando per strada centinaia di richiedenti asilo. Dimostrare chi comanda, ed accrescere la tensione nel Paese.

Si sono andata a Siracusa. Ho sentito il Prefetto, la Capitaneria, le autorità sanitarie, il Sindaco di Siracusa. E, forse non è così chiaro a tutti, ma quella città era pronta ad accogliere i 47. Il Sindaco è salito a bordo della nave, li ha visti quei “ragazzi”, si cosi li ha chiamati, raccontandoci la sua visita, perché sono tutti giovani uomini. Ha visto uomini devastati dalla violenza subita in Libia, disorientati, spaventati soprattutto dalla ipotesi di essere rispediti lì.

Ma ci ha raccontato anche di quella città siciliana aperta, con gli albergatori pronti ad ospitarli, formarli nel lavoro. E poi quelle lenzuola appese spontaneamente ai balconi: “fateli scendere”.

Strano Paese.

Da pochi giorni i nostri studenti sono nuovamente andati e tornati ad Auschwitz con il treno della memoria. Eventi, mostre, racconti, film, libri, letture. Nelle scuole, nei luoghi pubblici, nei luoghi della morte, delle torture. Tutti abbiamo ricordato quel 27 gennaio.

Abbiamo scritto e letto le parole di Primo Levi che più di altri hanno immortalato ciò che fu e perché ciò avvenne.

Ovunque nelle istituzioni si è celebrata quella Memoria.

Quasi ovunque, perché al Comune di Siena non è avvenuto.

Non è avvenuto per la volontà di quel Sindaco e di quella maggioranza che ha vinto alle ultime amministrative.

Il prezzo che Siena ha pagato alle persecuzioni non ha avuto nemmeno la dignità di essere riconosciuto. Hanno fatto bene i nostri consiglieri comunali ad attivarsi, a protestare contro questo scempio. Perché noi non consentiremo che si dimentichi.

Strano Paese,

quello in cui il ministro degli Interni rinviato a giudizio per sequestro di persona (caso del sequestro della Diciotti) prima chiede di andare a giudizio, poi ci ripensa e chiede alla sua maggioranza di non autorizzare il processo. Una maggioranza che dipende quindi dal voto per l’autorizzazione a procedere. Una maggioranza che preferirei fosse sconfitta dalla politica e dai cittadini, non da una vicenda giudiziaria.

In questo strano Paese c’è urgente bisogno di interrompere questo film che non ci piace e che rischia di proiettare molto presto l’Italia nel passato e nei guai. Nei guai per la discesa economica, per un isolamento internazionale che cresce. Per il progressivo sgretolamento del nostro assetto di regole democratiche, della tenuta sociale e civica, della tenuta culturale.

In questo strano Paese ci sono le condizioni per reagire, gli anticorpi per combatterla e vincerla questa battaglia. C’è il cuore e l’anima di Siracusa e dei tanti ragazzi, delle associazioni e dei sindacati che per giorni e notti si sono dati appuntamento sulla spiaggia del porto, davanti alla Sea Watch. Ci sono le piazze che si sono riempite e mobilitate, per la democrazia, per Roma, per Milano, per Torino, per non dimenticare. Ci sono persone e sigle che non hanno mai dimenticato Sant’Anna di Stazzema, che riempiono di nomi e firme le petizioni, che hanno manifestato anche in questi giorni davanti a Montecitorio. Ci sono i lavoratori, i sindacati che hanno svolto il loro congresso e sono stati capaci di non dividersi e si sono dati un nuovo Segretario nazionale. Ci sono le donne che non abbasseranno la guardia davanti al senatore Pillon.

E ci siamo noi, il Pd.

Si il Pd. Con tutti i suoi errori, i problemi, ammaccato dalle sconfitte, ma capace ancora una volta, nonostante tutto, in un tempo in cui tutto sembra vivere solo di comunicazione e di rete, che con i suoi volontari torna ad aprire circoli, montare urne, celebra congressi. E i congressi si sono celebrati. Certo con una partecipazione non eccezionale, ma dimostrando che c’è vita, che c’è democrazia. Zingaretti ne è uscito con un risultato molto buono. E la cosa mi fa molto piacere perché vedo nel suo progetto una possibilità seria di rinascita.

Il Pd che, in queste settimane, sta avviando ovunque il lavoro per le amministrative, scegliendo i suoi sindaci, e impostando campagne di ascolto e di scrittura dei programmi.

E allora questo Paese proviamo a non perderlo mettendo a frutto tutte le energie e gli anticorpi che siamo in grado di attivare.

Possiamo farlo, chiamando a raccolta tutti e tutte coloro che possiamo invitare a venire a votare il 3 di marzo. Si venite e aiutateci a cambiarlo questo PD.

E poi costruendo un campo grande, vasto, di buone energie, di idee, di progetti, di uomini e donne in cui tornare a credere.

Perché questo nostro strano e meraviglioso Paese non merita Salvini e Di Maio, e dobbiamo dargli una nuova possibilità.

Dobbiamo provarci.

Susanna

 

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