Il mio intervento per la 69° Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro

San Gimignano 13 ottobre 2019 – Celebrazione ANMIL 69° Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro

Carissime cittadine e cittadini,

Sindaco,

Autorità tutte,

essere qua con voi oggi per celebrare la 69° Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro è per me ancora una volta un onore e una grande responsabilità.

Un onore perché so quanto la Vostra associazione, a partire dal suo Presidente e dai volontari tutti sono impegnati per accrescere consapevolezza e responsabilità in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, a sollecitare le Istituzioni nel fare il proprio mestiere.

Una responsabilità perché credo sia necessario non trasformare mai la celebrazione di queste giornate in momenti rituali, ripetitivi, retorici e inutili, ma che sia invece fondamentale dare il senso di ciò che sta camminando o di ciò che non sta avanzando come sarebbe invece necessario.

Mi preme ringraziare per l’invito l’Associazione nazionale fra lavoratori, mutilati e invalidi del lavoro, che ha festeggiato lo scorso anno il 75esimo anniversario della nascita, e svolge con serietà e costanza la sua funzione primaria di tutela e rappresentanza della categoria, offrendo numerosi , utili servizi di sostegno a uomini e donne in campo previdenziale ed assistenziale, impegnandosi per diffondere e sensibilizzare la società civile sui temi della prevenzione degli infortuni e le politiche per la sicurezza.

Se scorriamo la storia dei fenomeni infortunistici nell’ultimo decennio, appare chiaro subito che la sua evoluzione segue indubbiamente la dinamica dello sviluppo economico del nostro paese. Si cresce, si meccanizza, si accorciano i tempi produttivi, e purtroppo in alcuni momenti si tagliano costi, si taglia troppo. Si tagliano quelli che è profondamente sbagliato definire costi perché in realtà sono investimenti in sicurezza sul lavoro. In questo tempo io credo che sia giunto il momento di ragionare molto seriamente sulla qualità della crescita, della competizione, sui fondamentali , sui paradigmi di modelli di sviluppo che rischiano di mettere in un angolo le persone, la qualità della vita, dell’ambiente e che producono crisi drammatiche. Le tecnologie sono fondamentali, ma non possono essere gli algoritmi a governare le regole del lavoro e dei mercati

È interessante e importante ripercorrere i dati dell’Inail degli ultimi anni, per avere un’idea più chiara possibile di come questo fenomeno si stia evolvendo. Inoltre, pronunciare questi numeri a voce alta, ripeterli tra di noi, rende bene l’idea di quanto ancora ci sia da lavorare.

Secondo i dati dell’Inail le denunce pervenute alla fine del 2018 sono state 641.261, ovvero quasi 6.000 in più rispetto ai dodici mesi del 2017. Dopo molti anni di andamento in calo si è avuto un incremento del numero degli esiti mortali del 2018 rispetto al 2017.

Il 2018 è stato purtroppo l’anno caratterizzato per il maggior numero di incidenti plurimi, cioè causanti la morte di due o più lavoratori nello stesso evento.

Rigopiano, Campo Felice, Genova e Foggia, quattro località, quattro incidenti. Genova con il crollo del Ponte Morandi e 15 denunce di casi mortali sul lavoro. I due incidenti avvenuti in Puglia nei quali hanno perso la vita 16 braccianti.

In tutto l’arco dell’anno, nel 2018 si sono verificati 24 incidenti plurimi che sono costati la vita a 82 lavoratori, rispetto ai 15 incidenti del 2017 che hanno causato la morte di 42 persone.

Riguardo al 2019 dovremo aspettare la fine dell’anno per avere un quadro definitivo e preciso, ma già con i dati raccolti nei primi mesi possiamo farci purtroppo un’idea di quale sia l’andamento.

Tra gennaio e agosto sono state 416.894 le denunce di infortunio presentare all’istituto, 685 delle quali con esito mortale. Da gennaio a luglio sono aumentate in particolare (18 in più, da 414 a 431) le denunce per i casi mortali avvenuti in occasione di lavoro mentre sono diminuiti quelli occorsi in itinere (da 173 a 167).

Più di due persone al giorno muoiono sul lavoro, non contando gli incidenti sulle strade o le denunce di infortunio mortale non riconosciute.

L’agricoltura ha registrato nei primi sette mesi di quest’anno un aumento di 22 denunce (da 56 a 78) a fronte di 10 casi in meno nell’industria e servizi (da 522 a 512), mentre nel Conto Stato le denunce sono state 9 in entrambi i periodi.

Ancora una volta che il settore più a rischio è quello dell’agricoltura, secondo i dati Inail la crescita dei morti nel lavoro agricolo segna addirittura un +39,3% nel confronto tra i primi 7 mesi del 2019 rispetto a quelli del 2018, con 22 casi in più (da 56 a 78). Inoltre il settore agricolo è quello più precario e insicuro, con allarmanti episodi di irregolarità per la presenza, in alcune zone molto diffusa, di fenomeni come il lavoro nero, lo sfruttamento e il caporalato, fenomeno che al suo interno ha peculiarità di ulteriore gravità verso migranti e verso le donne. Voglio soffermarmi ancora su ciò che e accaduto poco più di un anno fa in Puglia, a Lesina e a Foggia, in due distinti incidenti accaduti a distanza di poco più 48 ore, muoiono 16 lavoratori immigrati, stipati in furgoni scassati. Quelle morti sono figlie del Caporalato, e di una rincorsa non più tollerabile ad una competizione al ribasso dei prezzi al consumo. Milioni di bottiglie di passata di pomodoro a 30 cs acquistate con aste al doppio ribasso. E il prezzo lo hanno pagato quei ragazzi e tanti altri che si sono spaccati la schiena nei campi per pochi euro al giorno, Immigrati, o lavoratori Italiani come Pasquale Fusco, morto a 55 nei campi di Giugliano, raccogliendo meloni, o ancora, prima di lui Paola Clemente.

Ma proseguendo sui dati, si rileva che la crescita dei decessi in agricoltura ha riguardato principalmente i lavoratori stranieri comunitari ed extracomunitari. C’e anche un dato importante nella sua positività, e cioè che tra i lavoratori extracomunitari cresce il numero degli infortuni denunciati, e credo che questo dato vada imputato all’importante lavoro del sindacato di strada, all’intenso lavoro di contatto personale per informare sui diritti, sulle norme, sui contratti. (anche qui a Siena).

Anche la lotta al caporalato diviene quindi strategica in questo contesto, dobbiamo vigilare, perchè la legge 199 sia pienamente applicata, non dobbiamo e non possiamo in alcun caso abbassare la guardia. Gli infortuni sul lavoro nel settore agricolo si combattono intervenendo ovunque con norme, con controlli, prezzi adeguati e retribuzioni trasparenti e dignitose. E’ in fase conclusiva l’indagine delle commissioni lavoro ed agricoltura della camera sullo stato di attuazione della legge 199, ed e stata approvata alla Camera la legge contro le aste al doppio ribasso, che mi onoro di aver scritto e firmato, legge che interviene anche in materia di filiere di lavoro etiche, pulite, che incentiva le filiere che investono sulla dignità e sulla qualità del lavoro. Spero in una sollecita approvazione da parte del Senato.

Ancora tanti troppi morti, troppi uomini e donne resi invalidi dal proprio lavoro.

Una carneficina, ne voglio ricordare alcuni. Solo in queste ultime settimane: Lecco, operaio di 27 anni colpito alla testa da una barra metallica, Varese, operaio schiacciato da carico sospeso precipitato, richiedente asilo della Guinea di 26 anni, morto durante la vendemmi nell’Astigiano, Cassino, 40 anni, morto nello stabilimento di Fca, Costiera Amalfinata, operaio edile, Verona, operaio travolto dal cestello della Gru, Ravennate, operai precipita da 8 metri di altezza, Tremiti, 67 anni precipita dal tetto e muore (operaio a 67 anni), e ancora nel Lecchese a 38 anni morto schiacciato da una pressa. E purtroppo la Toscana ha dato il suo contributo alle statistiche anche negli ultimi mesi, Castelfiorentino 27 enne caduto durante lavori di manutenzione, San Miniato pochi gg fa morto lavoratore incastrato in una cippatrice, a Scandicci grave un lavoratore di una cartotecnica. Cosi come Siena, che nel 2018 figurava al secondo posto in Toscana per infortuni. E ancora vorrei ricordare qualche giorno fa anche quanto avvenuto nel carcere di Ranza, proprio qui ai lavoratori di quell’istituto, agli Agenti di custodia che da troppi anni lavorano con turni massacranti in un contesto di sotto organico.

Non c’è scampo. Non c’è territorio esente.

C’è disperazione nelle famiglie, nei congiunti, nei compagni di lavoro ed indubbiamente nelle imprese, c’è dolore, ma c’è, e dobbiamo dirlo con grande chiarezza, innegabilmente un fallimento dello Stato e delle istituzioni tutte quando tutto ciò continua ad accadere, quando la contabilità degli incidenti e dei morti viene ufficializzata ed elencata.

Si perché devi chiederti cosa hai fatto e cosa non ha funzionato abbastanza, devi trovare la strada per ridurre quei numeri, per provare ad azzerarli rifiutando la logica della fatalità, e della inevitabilità.

E allora in queste giornate dobbiamo provare a chiederci cosa è stato fatto dai Governi che si sono succeduti e cosa può e deve essere fatto.

Durante la XVII legislatura si è proseguito sulla linea tracciata dalla precedente, ovvero intervenendo con misure per la semplificazione amministrativa e procedurale, in un’ottica di riduzione degli adempimenti burocratici per le imprese in materia di informazione, formazione, sorveglianza. Si e cercato di togliere dai contratti pubblici di appalto, il costo del personale che quindi non andava ad incidere sui prezzi, si è esteso l’ambito di applicazione della responsabilità solidale negli appalti.

Con il Jobs act è stata istituita l’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, che integra i servizi ispettivi del Ministero del Lavoro, dell’INPS e dell’INAIL. Inoltre si è intervenuti razionalizzando alcuni adempimenti in materia e modificando l’apparato sanzionatorio, per il contrasto al lavoro sommerso e irregolare e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Norme e poi Decreti che pur andando nella direzione giusta, non sono però evidentemente riusciti a dare il contributo auspicato. Dobbiamo dirci la verità.

Va poi però ricordato, e credo sia giusto dirlo, che nella passata legge di Bilancio sono stati tagliati gli incentivi per le aziende che investono in sicurezza, un errore gravissimo, al quale ci siamo opposti, ed al quale, mi auguro si ponga al più presto rimedio.

Voglio ricordare questo passaggio perché proprio all’inizio della legislatura si svolse una seduta della Camera per discutere di incidenti sul lavoro, e l’allora Ministro del Lavoro, Di Maio, assunse impegni. Il Parlamento chiese di non tradurre la semplificazione in deregolamentazione, fu chiesto di lavorare per prevedere premialità per le imprese che investivano in sicurezza, di aggiornare il testo unico sulla sicurezza del 2008, fu chiesto di provare a lavorare sulla ipotesi della “patente a punti” per le imprese, di mettere in campo una intensa azione di informazione e di formazione sin dalle scuole secondarie di secondo grado, si chiese di far lavorare quella Agenzia Unica dei servizi ispettivi (7000 lavoratori).

Alcune di queste richieste erano anche le vostre richieste.

La vostra Associazione, insieme alle proposte dei sindacati in riferimento alla sicurezza sul posto di lavoro, sono senza dubbio il punto di riferimento da cui ripartire; mi riferisco al proseguimento dei lavori per l’attuazione del sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, all’attuazione dell’articolo 52 del Testo Unico, al decreto a sostegno della pariteticità e della bilateralità, alla necessità di inclusione, nell’art. 28, dei rischi cosiddetti esogeni o di security, riconducibili alle attività criminose di terzi in grado di danneggiare la comunità aziendale, all’introduzione di previsioni più mirate dedicate alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro delle persone disabili, all’interessamento nei confronti delle malattie professionali, tra cui in primis le patologie da amianto, di cui da tempo la vostra Associazione si occupa e ancora all’attuazione dell’articolo 11 che prevede l’integrazione, nei percorsi e nei programmi scolastici di vario grado, degli elementi fondamentali di salute e sicurezza sul lavoro. Investire nella formazione e nelle scuole, per investire nel futuro di tutte e tutti noi.

Ed ancora, come richiesto anche dal segretario nazionale della Cgil, un vasto piano di assunzioni nei servizi ispettivi e di prevenzione e un coordinamento tra i diversi Enti, ma soprattutto un piano strategico nazionale dove prevenzione e formazione siano elementi centrali cui destinare risorse e sulle quali attuare sinergie.

Vedete, la parola “sicurezza” è stata la parola d’ordine dell’ex Ministro dell’Interno, e intanto tutte queste tragedie che ogni giorno si consumano nelle nostre terre venivano oscurate, dimenticate, lasciate al lutto ed al dolore individuale. Sicurezza vuol dire prima di tutto sicurezza di non morire mentre si fa il proprio lavoro e su questo il Governo deve investire.

Dobbiamo impegnarci perché vengano stanziati fondi per la prevenzione e la salute sul lavoro ed aggiornate politiche ed azioni concrete.

Molti studi, non ultimo quello dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, dimostrano come queste ultime, oltre a essere un obbligo giuridico e sociale, siano un vantaggio dal punto di vista economico, una componente fondamentale della competitività di un’azienda. Un investimento, appunto.

La sicurezza sul lavoro, come ci ha ricordato più volte il nostro Presidente della Repubblica, è “un diritto fondamentale di cittadinanza”.

Credo pero sia giusto anche dire che forse qualcosa di nuovo si è messo in moto. Intanto in quei 28 punti che hanno caratterizzato la nascita di questo Governo nel mese di Agosto figura in modo esplicito un impegno, che voglio rileggere assieme a voi: “realizzare un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, assicurando livelli elevati di sicurezza e di tutela della salute nei luoghi di lavoro, nonché un sistema di efficiente vigilanza, corredato da un adeguato apparato sanzionatorio tutela dei lavoratori”.

Nella NaDef approvata nella scorsa settimana, si fanno alcune scelte che prefigurano adeguate misure nella prossima scelta di Bilancio: meno tasse per le famiglie, investimenti per inclusione scolastica dei cittadini disabili, l’impegno a redigere un Codice della disabilità, attraverso un riordino organico di tutta la normativa in materia.

C’è un impegno esplicitato dal Presidente Conte ad aggiornare la legge 81/2008, ad 11 anni da quel testo fondamentale per la sicurezza, e a mantenere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri le competenze in materia di Disabilità.

E’ stato varato il Decreto 101/2019 a tutela dei lavoratori impegnati nella consegna di beni e servizi (rider/gig economy).

Ed ancora la proposta di legge n. 1266, Speranza, che propone nel suo articolato uno scatto per accorciare ed eliminare il ritardo che l’Italia sconta rispetto agli altri stati europei nell’incentivare le imprese che investono in sicurezza defiscalizzando quelle spese, nell’utilizzo delle nuove tecnologie per la prevenzione ed i controlli, introducendo una relazione semestrale del Ministero del lavoro alle Camere, sui risultati ottenuti dal SINP, distinguendo le funzioni di controllo sull’efficacia degli interventi che attengono all’Ispettorato del Lavoro, da quelle di consulenza e prevenzione che attengono all’Inail, e prevedendo un Piano di assunzioni per aumentare il numero degli Ispettori del Lavoro.

Oggi quella proposta puo diventare finalmente realtà. Qualche settimana fa è stato bandito il concorso per 691 nuovi Ispettori del Lavoro, ma sappiamo che ne servono molti di più.

Si è svolto un passaggio importante: il tavolo convocato dai Ministri del Lavoro Nunzia Cataldo e il Ministro della Salute Roberto Speranza con le parti sociali con l’impegno ad avviare un pacchetto di misure che affronti la questione non più differibile degli infortuni e dei morti sul lavoro.

Il testo Speranza ha iniziato il suo iter parlamentare e ci sono ottime possibilità che la sua approvazione avvenga in tempi ravvicinati.

Qualcosa finalmente si muove. Dovremo tutti vigilare per la attuazione di questi obiettivi, ma stiamo parlando di norme e di azioni di Governo vere.

Vado a concludere.

La prevenzione degli incidenti sul lavoro non può più essere, nè solo materia della vostre associazioni, che ancora una volta ringrazio di cuore, nè argomento cui dedicare qualche minuto di silenzio. Deve diventare priorità per l’azione di Governo, priorità per per lo Stato in tutte le sue articolazioni. Non è più accettabile che anche un solo cittadino che esce di casa per andare a lavoro possa rischiare di non farvi ritorno. L’agenda politica deve rimettere al centro la tutela e la salute dei lavoratori, e quindi il LAVORO. E’ dalla centralità e dalla qualità del lavoro che si riparte. Può sembrare una affermazione scontata, ma non lo è.

Adesso è il tempo di una visione di insieme, capace di affermare che gli obiettivi del futuro di una comunità sono innanzitutto rappresentati dalla qualità della propria crescita, dei valori che stanno alla base della convivenza civile, della tenuta della coesione civile, una coesione i cui ingredienti sono le comunità locali, la possibilità di accedere alla scuola, alla salute, alla casa, al sapere, al lavoro, al buon lavoro. E la qualità del lavoro deve essere declinata nel rispetto delle norme, nella dignità delle retribuzioni, nella sicurezza di quel tempo e di quei luoghi in cui uomini e donne mettono a disposizione della manifattura, del lavoro dei campi , come del lavoro intellettuale, le loro energie.

Questa sfida la giochiamo nella possibilità di avere buone leggi, di farle rispettare, ma anche nella consapevolezza di tutti i cittadini e le cittadine che un mercato che continua a vedere una competizione solo al ribasso dei prezzi , è un mercato che colpisce la dignità e la sicurezza, e questo costo è un costo che dobbiamo considerare insopprimibile, incompatibile con la nostra Costituzione.

Ne va della qualità della nostra Democrazia, un bene prezioso, un bene straordinario che è costato sangue nella storia del nostro Paese. E credo sia giusto, anche per rendere omaggio al vostro impegno, ricordarlo con forza anche questa mattina.

Finché continueranno a morire cittadini sul posto di lavoro, vorrà dire che lo Stato e la politica tutta hanno fallito nel loro compito.

Grazie per l’attenzione.

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