Il punto sull’agricoltura: cosa è successo in Parlamento, come vanno le cose in Toscana

IN PARLAMENTO

Si fa davvero fatica a comprendere quale sia la visione strategica e il progetto a lungo termine di questo governo per il futuro dell’agricoltura italiana. In queste settimane, il gruppo Pd alla Camera ha cercato di avere delle risposte in merito: ha chiesto una audizione del Ministro, che si è svolta lo scorso 21 luglio, e ha presentato una mozione, che ha visto discutere l’Aula di Montecitorio e approvare alcuni impegni per l’esecutivo.

MOZIONE PD SU AGROALIMENTARE. In un’Aula semi deserta, nelle scorse settimane abbiamo discusso, su iniziativa del gruppo Pd, una mozione a favore del settore agroalimentare. Temo che lo scarso numero dei presenti corrisponda al livello di considerazione che l’agricoltura, un settore così rilevante per il Paese e per la nostra immagine all’estero, rappresenta nelle grandi scelte politiche nazionali: la residualità e la marginalità. Vi riporto i passaggi più significativi del mio intervento in Aula: “Il governo deve ripartire da un punto ben preciso: di fronte a dati che purtroppo non sembrano destinati ad una positiva inversione in tempi brevi, va ricercato un nuovo clima di confronto sia sul fronte del mondo agricolo che sul tavolo delle Regioni, magari ripartendo da quella conferenza nazionale per l’agricoltura al cui percorso stava lavorando l’ex ministro Paolo De Castro e che Luca Zaia aveva annunciato di voler realizzare. Ma ad oggi continua a sfuggirci la visione strategica di questo governo sul futuro dell’agricoltura italiana. Secondo i dati diffusi da Confagricoltura, il valore aggiunto agricolo nel primo trimestre del 2009 è diminuito dell’1,3 per cento; l’andamento dei prezzi è negativo; cominciano a farsi pesanti i dati sull’export e sulle esposizioni verso le banche delle imprese, anche di quelle più strutturate. Fare l’agricoltore è sempre più difficile, e in Italia lo è più che in Europa, abbiamo un ritardo strutturale che affligge il settore primario rispetto ai principali competitor europei e il ricambio generazionale ad oggi, stenta a realizzarsi. Se le difficoltà storiche e i limiti infrastrutturali, acuiti dalla grave crisi internazionale, non possono certo essere imputati alla responsabilità del Ministro in carica, questo governo ha operato tagli mai osati prima in questo settore. Tutto ciò rischia di tradursi nella scomparsa di molte imprese nel giro di pochi mesi e io credo che sarebbe un grave errore non correre ai ripari. Pur nella consapevolezza del quadro finanziario del Paese e della crisi che interessa tutti i comparti produttivi, la peculiarità dell’agricoltura, le sue profonde connessioni con l’alimentazione e la sopravvivenza, con la qualità dell’ambiente e del paesaggio da un lato, con l’industria e l’artigianato di trasformazione, con l’export e l’immagine del Made in Italy dall’altro, ci dicono una cosa: la nostra agricoltura deve avere gli strumenti per resistere a questo difficile passaggio”.

ANCORA NESSUN FINANZIAMENTO PER IL FSN. Dopo un anno di tagli senza precedenti all’agricoltura e rinvii continui alla concretizzazione degli impegni con il mondo agricolo, però, sarebbe stato auspicabile che il governo si fosse mostrato più serio anche su un altro fronte: il finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale, sul quale era stato lo stesso presidente del consiglio Berlusconi ad aver dato ampie garanzie alla Convention di Coldiretti di qualche mese fa. E invece niente, anche nell’ennesimo decreto anticrisi non ci sarà un euro per assicurare i nostri agricoltori, già esposti ai venti della crisi finanziaria, dalle calamità naturali. Se il Fondo di solidarietà è un tema ormai divenuto simbolico della battaglia promossa dagli agricoltori, nella sostanza il suo finanziamento è fondamentale per l’agricoltura. Su questa partita non si possono accettare richiami ad uno spirito bipartisan, dopo oltre un anno di inutili tentativi e di impegni non rispettati per trovare le necessarie risorse finanziarie. Abbiamo presentato emendamenti a tutti i provvedimenti, è stata avanzata una proposta di legge, sono state votate mozioni. Il gruppo Pd ha abbandonato la seduta delle Commissioni riunite V e VI sul decreto «anticrisi» di fronte all’ennesimo inutile tentativo in quella direzione. A quel decreto il Pd aveva presentato numerosi emendamenti a favore della nostra agricoltura, uno dei quali – di cui sono stata prima firmataria, anche su sollecitazione dei Consorzi di tutela del vino della provincia di Siena – era teso a supportare iniziative a sostegno del credito alle imprese agricole. Iniziativa spazzata via dall’ennesimo ricorso alla fiducia. Sul tavolo di governo e Ministero, pertanto, rimangono senza risposta questioni importanti: il finanziamento del Fsn, che lo stesso Zaia ha detto essere “nelle mani del presidente del consiglio”; il Piano irriguo; il sostegno ai processi di ristrutturazione delle esposizioni bancarie; un serio rilancio della promozione e della internazionalizzazione delle nostre imprese agroalimentari. Perché la filiera agricola ha bisogno di regole certe, di trasparenza, di tracciabilità, ma anche di concretezza.

VERSO UN’ETICHETTATURA D’ORIGINE PER IL LATTE ITALIANO? Nei giorni scorsi c’è stata una consistente mobilitazione di Coldiretti sul tema della tracciabilità e dell’origine. “Dalle frontiere italiane – aveva denunciato il presidente nazionale di Coldiretti, Sergio Marini – passano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, semilavorati e polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatore”. A rischio non c’è solo la salute, ma anche posti di lavoro: 43 mila stalle, quasi 200 mila occupati e oltre 22 miliardi di euro di valore generato dalla filiera, che rappresenta la voce più importante dell’agroalimentare italiano, sempre secondo i dati Coldiretti. Adesso la mobilitazione, che ha visto momenti di presidio anche in Toscana, è stata sospesa, in segno di apprezzamento verso l’intervento del Ministro. Vista la serietà del tema, Zaia fa bene a prendere sul serio la questione. Le ragioni della mobilitazione non possono che trovare la mia condivisione. Sappiamo che su questa partita ci giochiamo buona parte della credibilità del “Made in Italy” e la sicurezza dei consumatori. Abbiamo letto della pronta presentazione di una bozza di decreto ministeriale sull’etichettatura obbligatoria di origine riferita al latte a lunga conservazione e UHT e i prodotti lattiero-casearii, che leggeremo attentamente; per adesso è ancora troppo presto per congratularsi con il Ministro.

INTERROGAZIONI PARLAMENTARI. Per quanto riguarda la mia attività di parlamentare, nell’ultima settimana ho presentato due interrogazioni. La prima, indirizzata ai Ministri del lavoro e dell’agricoltura, sull’avvelenamento da fitofarmaci che sta continuando a colpire le nostre api – con un aumento drammatico del fenomeno nelle zone agrumicole – e sullo stato delle coltivazioni di mais in relazione alle crescita preoccupante di infestazioni da diabrotica. L’intento dell’interrogazione è quello di sottoporre la questione ai due Ministeri competenti, affinchè possano accertare se effettivamente sussistono comportamenti discostanti da una Regione all’altra in relazione all’applicazione delle linee guida per la difesa fitosanitaria delle coltivazioni di mais dagli attacchi del parassita, ma anche per capire quali provvedimenti urgenti intendano intraprendere, in previsione della ormai prossima scadenza del decreto di sospensione dell’utilizzo di sementi di mais conciate con neurotossici e neonicotinoidi.

La seconda interrogazione, indirizzata al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, riguarda il futuro di 350 operai del Corpo Forestale dello Stato (alcune decine anche in Toscana, 14 in Garfagnana) che il Ministero, limitatamente al 2009, si era impegnato ad assumere a tempo determinato, “nel limite di spesa di tre milioni di euro, per gli uffici di tutela della biodiversità, per la conservazione delle foreste demaniali e la protezione della natura”. Da una comunicazione trasmessa alle organizzazioni sindacali di categoria risulta, però, che non tutti gli operai verranno assunti con contratti a tempo determinato e che “per esigenze contabili” i fondi stanziati non sono ancora disponibili. Questo significa che tra i 350 operai, solo una ridotta percentuale si vedrà rinnovato il contratto. L’augurio è che la risposta del Ministro possa confermare le iniziali intenzioni di assunzione.

IN TOSCANA

Veniamo ora alla realtà toscana, la cui fotografia ci dice quanto le politiche nazionali si ripercuotano sull’andamento regionale del settore. Il quadro tracciato dal rapporto Irpet Arsia sull’economia rurale, presentato a Firenze il 22 luglio scorso, parla di un 2009 all’insegna della crisi: nei primi tre mesi dell’anno, la produzione agricola è calata del 7%, mentre aumentano del 60% le ore di Cassa integrazione ordinaria. In calo nella prima parte del 2009 anche la domanda estera, con l’export vinicolo che nei primi mesi dell’anno ha segnato una caduta in termini di valore (-10,5%), mentre per l’olio e le paste alimentari la diminuzione è stata contenuta (rispettivamente -0,8% e -2,6%). Un segno positivo si stima, invece, per le vendite di frutta e ortaggi (+3,3%). Era andata molto meglio nel 2008, quando il settore agricolo in Toscana era stato l’unico ad avere registrato un segno positivo: crescita della produzione lorda in termini correnti dell’8,2%, pari a circa 2.580 milioni. “C’è una sofferenza costante nella gestione delle imprese agricole in Toscana – ha detto Giordano Pascucci, presidente regionale Cia -.Rispetto al 2008 il settore agricolo ha retto rispetto ad altri comparti che sono crollati e hanno fatto registrare licenziamenti in massa. Ma bisogna considerare come si venga da otto anni in cui gli agricoltori hanno perso oltre il 20% del reddito. Troppo. La situazione non è più sostenibile”. Tra i provvedimenti sollecitati dal presidente, la necessità di “sbloccare e velocizzare l’erogazione dei finanziamenti previsti dal Piano di sviluppo rurale e una più rapida erogazione dei contributi agricoli ‘a premio’ ”. “Il 2008 è stato buono per il comparto agroalimentare – ha commentato il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini – proprio mentre si chiudeva il primo anno della più grave crisi economica degli ultimi decenni. Un dato che dobbiamo considerare importante, perché ci consente di guardare al 2009, che non è iniziato bene neanche in questo settore, con le spalle forti di questo risultato”.

PER APPROFONDIRE:

Presentazione dell’XI Rapporto sull’economia e le politiche rurali della Toscana

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