Il tempo delle scelte

Capita nella vita come nella politica di giungere a un bivio. Andare di qua o di là significa fare strade, scelte diverse e raggiungere mete differenti.

Puoi fare anche l’autostrada, magari una di quelle più nuove, buone dal punto di vista della sicurezza, troverai delle uscite, e se non prendi quelle giuste rischi di fare km inutili e costosi e di non arrivare da nessuna parte.

Questa estate non ancora conclusa ci fa intravedere divaricazioni e possibili uscite.

Agosto è stato tempo di numeri.

Istat, stime dei fondi internazionali, commenti di sindacati e forze politiche. ll lavoro, le ipotesi per la redazione della legge di bilancio sono cominciati e, entro poche settimane, il Governo dovrà avere la sua bozza, rivedere e aggiornare il Documento economico finanziario e mettere in fila le misure e i tagli.

E’ oramai chiaro che le cose non sono andate come previsto, che la crescita è rallentata e che l’occupazione non sta crescendo. Certo non solo in Italia. Si tratta, infatti, di questioni non risolvibili con le sole dinamiche e politiche nazionali. Dopo l’ennesimo rimpallo di cifre su occupazione, il ministro Padoan ha ammesso e ufficializzato che le cose non vanno e il DEF dovrà essere rivisto al ribasso.

Ma agosto è stato anche, di nuovo, terremoto.

Scosse mortali hanno mosso l’Appennino e quei meravigliosi borghi degni di riconoscimenti, di certificazione, anagrafe di cibo, colture, gastronomia e aria buona. Terre di riposo, relax, di ritorno alla famiglia o alla seconda casa per tanti uomini e donne in sosta dal loro lavoro nelle città.

Quelle case antiche, costruite in pietra sono venute giù come castelli di sabbia, e purtroppo la sabbia, troppa sabbia, ha tradito anche una scuola e altri edifici pubblici che non sarebbero dovuti venir giù. Quasi 300 morti sono stati colti nel sonno, e adesso è il tempo delle tende, degli alberghi, e presto delle casette di legno per rendere meno terribile, meno dura la sofferenza, meno forte il disagio delle migliaia di sfollati.

Tantissimi i volontari accorsi immediatamente, straordinario l’abbraccio della solidarietà che anche in questi giorni continua a cucinare Amatriciana nelle piazze e nei locali italiani per raccogliere risorse.

Anche le cifre del terremoto sono note.

Quelle dei terremoti avvenuti, oltre 7 mld, la metà investiti nell’Irpinia. Per la sola Irpinia, infatti, sono stati necessari 25 interventi legislativi. Ammonta a 360 mld la cifra che secondo Confindustria servirebbe per la prevenzione e la messa in sicurezza dell’intero patrimonio edilizio nazionale.

E mentre, passati i giorni del lutto e del silenzio, finita la conta di morti e feriti, si mettono in fila fatalità e responsabilità, hai la conferma dei soldi che avrebbero dovuto esser investiti e dei progetti mai realizzati. E ancora una volta, dopo alluvioni, frane e terremoti che seminano morti, hai una foto della fragilità di questo nostro bellissimo Paese.

C’è stato anche il tempo di pesanti gaffe, come quella del Ministro Beatrice Lorenzin e della improbabile campagna sul “Fertility Day” che ha battuto tutti i record delle figuracce con tanto di ritiro e di presa didistanza dello stesso Premier. E’ indubbio che abbiamo un problema di natalità e anche di fertilità, ma la serietà della questione fondata sulla scelta di progettare una maternità per molte donne in tarda età, dovrebbe essere nota anche al Ministero della Sanità. Le italiane per scegliere di essere madri hanno prima di tutto bisogno  di qualche certezza, di lavoro, di reddito e di supporto in termini di servizi e di condivisione.  La separazione tra la sessualità e la riproduzione è una conquista delle donne oramai piuttosto datata. Non ignoro la crescita del fenomeno sterilità tra uomini e donne, ma non sarà un appello a far figli, con tanto di clessidra e scarpine a cambiare le cose.

E allora, per cominciare a fare qualche scelta importante, Io credo che non possiamo pensare a una nuova legge di bilancio impostata sui bonus, e che abbiamo bisogno di prendere qualcuna di quelle uscite nell’autostrada verso il futuro. Abbiamo svoltato nel modo giusto nei confronti dell’Europa sulla necessaria flessibilità, abbiamo preso l’uscita giusta nei toni e nei tempi di immediato intervento sul terremoto con la determinazione di intraprendere un percorso molto distante dal pasticcio dell’Aquila.

Adesso  occorre che la legge di bilancio prenda di petto alcuni fatti: il primo è che bonus e decontribuzione indifferenziata sono costati moltissimo e non hanno prodotto risultati sufficienti e che l’occupazione verrà solo con nuovo lavoro. Bisogna riconoscerlo e cambiare strada raccogliendo le indicazioni che da molti economisti (come Mazzucato, Reichlin…) stanno giungendo da tempo: investimenti pubblici per modernizzare il Paese e metterlo in sicurezza dal punto di vista idrogeologico e sismico, green economy, sostegno e incentivi a ricerca e innovazione, sostegno all’economia sociale, investimenti su servizi alla persona, sostegno al lavoro femminile e giovanile. Lo so servono risorse. Serviranno risorse pubbliche, servirà far comprendere all’Europa che investire su suolo e sicurezza serve anche ad altri Paese, e serviranno risorse private e forse occorrerà che i redditi alti e altissimi di questo Paese contribuiscano a una fase di cambiamento delle politiche di sviluppo, altrimenti sarà difficile che i risultati arrivino. So bene che abbiamo vincoli pesanti (15 ml per sterilizzare le clausole di salvaguardia) e non voglio fare qui l’elenco della spesa. Vedo alcune prime ipotesi dai giornali. Alcune buone, altre francamente poco utili.

Big Ben sta quasi dicendo stop, e non abbiamo molto tempo per aggiustare la rotta prima che passi davanti al nostro naso l’ultima uscita.

Ps: Sul disastro di Roma non ho spazio per intervenire, dico solo che anche se nulla di quanto sta accadendo rende meno gravi le responsabilità del passato, le vicende di questi giorni ci dicono che nutrire il proprio patrimonio elettorale di demagogia può portare a sbattere ancora più pesantemente quando si prova ad amministrare la cosa pubblica facendo errori. Ovviamente possiamo solo essere preoccupati per il destino della Capitale. Ma comunque la situazione romana ci dice anche che l’unica possibilità vera di governare seriamente l’Italia continua a essere il Pd.

Questa consapevolezza però chiede anche al nostro segretario Premier di assumersi la responsabilità di farlo crescere questo Pd, di rimettere assieme le sensibilità e il pluralismo anche verso un Referendum che può spaccare in un momento in cui, invece, abbiamo bisogno di unità, e dove servono serietà, responsabilità e non battute.

Susanna

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