#imuscolieleimmagini

Mi capita spesso che siano alcuni fermo immagine a causare, sollecitare o radicare in me sentimenti, riflessioni, pensieri, ricordi. Del resto la fotografia è sempre stata una mia grande passione.

Le immagini, i momenti,  le espressioni fermate con un click (si può ancora dire click nell’era digitale..?) spesso hanno segnato passaggi storici. Io, molto più modestamente, le utilizzo per raccontarvi le mie sensazioni e queste settimane. Parto dall’immagine di quel tabellone che riassume il voto in aula, notti fa.

Non si potrebbe fare…ma l’ho fotografato.

La non stop sulla riforma costituzionale resterà nel mio animo a lungo. No, non per le nottate passate a votare senza soluzione di continuità. Non per la stanchezza, e francamente nemmeno per lo spettacolo indecoroso delle urla provenienti dai banchi dei “pentastellati” o delle risse che hanno riguardato varie componenti del Parlamento.

Ciò che rimarrà dentro di me a lungo è quella foto: il tabellone, acceso solo per poco più della metà a rappresentare un frattura profonda, a ricordare che ci siamo votati da soli la riforma della Costituzione.

Certo abbiamo i numeri alla Camera. Certo il livello di ostruzionismo inconcludente stava da giorni bloccando il lavoro. Ogni giorno il Movimento 5 stelle presentava centinaia e centinaia di nuovi subemendamenti e, per ore, per giorni si è cercato una mediazione, un possibile accordo per continuare a discutere e ad andare avanti, con tanta, tanta pazienza.

Non c’è stato modo. Alla fine la richiesta della “seduta fiume” è stata l’unica possibilità per proseguire il cammino delle riforme, ma uno di quei voti che non fai certo serenamente. Sono stati tanti i colleghi, nelle riunioni di gruppo, che hanno consigliato prudenza, che hanno suggerito pause utili a recuperare nella consapevolezza della pesantezza di quel nostro atto. Gianni Cuperlo, con tutto il garbo del mondo lo ha fatto nuovamente anche in aula.

Se ne sono andati. Il M5S, Lega, Forza Italia, Sel. Ci hanno lasciati lì. Centinaia e centinaia di emendamenti scorrevano lisci nelle prime ore del mattino. Abbiamo approvato il testo. Da soli.

Sono stati tanti gli osservatori a commentare quel precedente il giorno dopo. Lo hanno fatto il “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “La Stampa”.

Ma quando si usano i muscoli, e si vincono prove di forza…significa che si è più forti? Io temo di no, e credo che adesso ci sia da lavorare per trasformare la forza muscolare in autorevolezza e per riportare tutti in aula, prima di marzo, quando voteremo il passaggio definitivo. Tante le immagini che mi sono tornate in mente: di Montemaggio e delle decine di commemorazioni di partigiani, della costituzione. Una Costituzione votata assieme, tra diversi. Io penso che prima della fase finale dobbiamo lavorare per lo stesso obiettivo: la modifica di 40 articoli della Costituzione almeno discussa tra diversi.

La seconda immagine è quasi cinematografica: uomini in nero, uomini in tuta arancio. Una spiaggia. Una probabile esecuzione di massa. Le onde, la risacca, un rosso innaturale del mare. Prigionieri in gabbia arsi vivi, tagliagola. Così anche i più distratti hanno oramai capito cosa sia l’Isis, ne hanno acquisito la potente minaccia, il pericolo, il violento obiettivo. Muscoli. Muscoli e coltello. Divise, bandiere, colori, regia abile e raffinata di un fondamentalismo religioso guida di un progetto di supremazia folle e criminale.

Per quanto tempo la politica, anche la nostra parte, ha smesso di interrogarsi a fondo sul mondo? Sicuramente per troppo. Abbiamo acquisito le nuove geografie, rinnovato atlanti e mappamondo, salutato le primavere arabe ma senza mai farci troppe domande sul dopo, sui nuovi obiettivi, e rinviando i dettagli agli addetti ai lavori. C’è voluta una esplosione a Parigi, un corteo aperto da tutti i capi di Stato a ricordarci che le distanze non sono quelle del mappamondo. Che la globalizzazione non riguarda solo i mercati. Che le guerre, anche quelle che sembrano lontane, che sembrano non riguardarci, possono terribilmente tornare a bussare alle nostre porte e riguardare tutte le nostre esistenze.

Ci riguarda. Eccome. Quel “nemico” non tradizionale, che minaccia, che può arrivare, ma che può essere con noi da anni, non lo sconfiggi né da solo né con …”5000 uomini”, ma solo con strategie globali, con processi culturali capaci di distinguere tra differenze religiose e follie omicide, con un’Europa compatta e vera, e con un salto di qualità di quegli organismi internazionali che, per troppo tempo, hanno parlato solo all’occidente.

Voglio concludere con una terza immagine, quella che in questi giorni dominava le pagine centrali di un importante quotidiano: gambe muscolose, pelose e sgraziate che marciavano con improbabili gonne e abiti da donna. Nessun costume da festa di carnevale. È il fermo immagine di una mobilitazione bellissima, di quelle che a me hanno fatto bene al cuore. I giovani uomini di Istanbul in corteo per manifestare contro lo stupro e la uccisione di una giovane ventenne.

Quante volte ho, abbiamo, marciato contro la violenza! Sempre e solo donne.

Quante volte ho, abbiamo chiesto all’altra metà del cielo di fare la propria parte. Ed i ragionamenti sulla coscienza del limite, sulla parzialità che ognuno di noi necessariamente rappresenta.

Ecco, quel gesto, quello dei ragazzi di Istanbul, quel “mettersi nei panni delle donne” è di una forza straordinaria. Una immagine che “rimuove” ogni stereotipo della virilità, della muscolarità, della forza maschile, e che pure esprime una potenza di cambiamento enorme di possibile sconfitta della violenza sulle donne. Se davvero si “indossa” la parzialità dell’altro, se si prova ad assumere un altro punto di vista, si può davvero cambiare le cose.

La Costituzione, la guerra, la violenza sulle donne. E adesso forse, abituati a leggere i miei pensieri, vi chiederete dove vi sto portando. In realtà solo a riflettere con me  di un grande bisogno di politica, di impegno, di riflessione, di pensiero e di azione. Non c’è un altro modo per affrontare tutte queste dimensioni, quella della rappresentanza e della democrazia, quella del mondo che cambia, quella del rapporto tra i generi, dello sradicamento di ogni violenza dal mondo. Un grande bisogno di sinistra, di una sinistra che con modernità, con nuovi linguaggi, tiene ferma la barra dell’uguaglianza, della libertà 2.0.

Avrei voglia di aggiungere anche qualche considerazione sui decreti attuativi del Jobs act..ma ho già detto tutto ciò che c’era da dire quando ho scelto di non votare quella legge delega, e le scelte di questi giorni mi hanno purtroppo confermato nella scelta compiuta.
Sabato c’è stata l’assemblea nazionale di SinistraDem. I lavori, prima della bella relazione di Gianni Cuperlo, sono stati aperti da un bellissimo video e da una bella canzone. “Todo Cambia”.

E’ vero. E sempre piu velocemente. Io continuo a pensare che Il Pd sia l’unico soggetto che davvero può cambiare le cose, ma che non debba mai perdere il filo e le ragioni di una moderna sinistra. Una sinistra serve per viverci dentro e per generarlo da protagonisti quel cambiamento, ma nella direzione giusta.

Susanna
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