#InAula: il referendum propositivo penta stellato, uno schiaffo alla democrazia rappresentativa

 

Dopo il via libera da parte della commissione Affari costituzionali, il referendum propositivo arriva in Aula. Un intento nei suoi principi positivo, che infatti è oggetto anche di una iniziativa di Ceccanti, che ho sottoscritto.

Un intento pesantemente tradito dal testo arrivato in aula. Un testo pericoloso, potenzialmente stravolgente dei cardini del nostro assetto costituzionale, che consentirebbe a gruppi ristretti e a potentati economici e della comunicazione di decidere molto più della rappresentanza parlamentare. Nel testo del deputato M5S D’Uva, migliorato solo dall’inserimento di un quorum per la validità di iniziativa Pd che prevede infatti un meccanismo competitivo di ballottaggio tra l’iniziativa referendaria e quella parlamentare, che genererebbe una sorta di battaglia tra “popolo” e Parlamento, decisa da gruppi ristretti. Gravissimo anche non aver limitato il numero delle materie oggetto della iniziativa referendaria.

Come ricorda Ceccanti “La modifica della Carta, se non dotata di contrappesi, rischia di snaturare la nostra democrazia parlamentare. Un altro provvedimento, quindi che dopo la manovra, potrebbe esautorare nuovamente il Parlamento. Si tratta di una norma che viola l’articolo 11 della Costituzione e che “in questo modo si allarga la materia su cui è possibile promuovere il referendum propositivo”, ma va a impattare con l’articolo 11 della Carta, che limita la sovranità sulle materie internazionali e comunitarie, quindi “l’eventuale referendum sarebbe bloccato dalla Consulta in sede di giudizio di ammissibilità”. La maggioranza, inoltre, ha bocciato tutti gli altri emendamenti delle opposizioni, tra cui quelli di Roberto Speranza di LeU e di Andrea Giorgis (Pd) che proponevano di escludere il referendum propositivo sulle “leggi sulle quali non è ammesso il referendum abrogativo di cui all’articolo 75 della Costituzione”. La prima riforma del governo gialloverde, quindi, arriva alla Camera dopo le prime scintille tra il testo dei 5S che non prevede una soglia minima di votanti e la posizione della Lega che invece vuole il 33%.

Qui il Dossier  del gruppo Pd troverete i dettagli.

 

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