#InCommissione: criminalità e contraffazione, legame da spezzare

 

Dopo l’attento lavoro di raccolta dati, le tantissime audizioni e le missioni, la commissione d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione ha incardinato la relazione finale, di cui sono relatrice e che fotografa lo stretto rapporto esistente tra criminalità organizzata e contraffazione. Si tratta del frutto del lavoro di molti mesi e di un percorso che ha cercato di indagare, per quanto possibile, il fenomeno, di raccogliere dati, di interrogarsi sulle ragioni di questo rapporto e di cercare di risalire e comprendere l’intera filiera del fenomeno. Oggi sempre di più la contraffazione ha assunto una dimensione internazionale ed è diventata una vera e propria “industria della contraffazione”, che può contare anche sui canali del web e su cui i clan di camorra, di ‘ndrangheta si sono orientati per svolgere attività illecite di commercio, produzione di merci contraffatte. Un business che determina grandi profitti per le organizzazioni criminali che vengono molto speso usati come fonte di finanziamento per altre attività illecite. Oltre a indagare il fenomeno, a partire anche dalle missioni svolge a Prato, Bari, Caserta, Foggia e Napoli, il percorso della commissione è stato utile per provare a indicare alcune linee guide e proposte per l’elaborazione di una vera e propria strategia di contrasto che va dall’approvazione e semplificazione delle norme sanzionatorie, a un più coordinato controllo delle frontiere tra gli Stati di destinazione delle merci, fino allo sviluppo di forme di cooperazione maggiore con i Paesi dai quali provengono i prodotti contraffatti, in particolare con la Cina, fino a una maggiore coesione tra le azioni dei Ministeri, in modo da favorire il coordinamento tra le forze dell’ordine. Sono, inoltre, necessari la definizione di accordi in sede internazionale, un maggiore presidio degli spazi doganali, una politica unitaria europea in tema di controllo delle dogane e dei circuiti finanziari alternativi a quelli bancari tradizionali, in primis l’attività dei Money Transfer, sempre di più facile via di trasferimento dei proventi illeciti della contraffazione verso i Paesi asiatici di provenienza delle merci. Altro punto importante della strategia di contrasto chiama in causa il consumatore, a cui proponiamo di dedicare un progetto di educazione al disvalore della contraffazione e di formazione, anche a livello scolastico, finalizzata a promuovere la legalità degli acquisti del consumatore. Non possiamo più sottovalutare un business che è estremamente pericoloso per i danni causati alle aziende, alla concorrenza, all’economia reale, alla salute del consumatore, agricoltura, alla manifattura, alla parte sana del tessuto industriale del nostro Paese e all’ambientali, come confermato per esempio dal caso della Terra dei fuochi, dove risultano accertati lo sversamento sistematico dei residui di lavorazione di produzioni di merce contraffatta. Insomma la contraffazione è un cattivo affare che non conviene più a nessuno.

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