Investire sulle donne per cambiare il mondo

Sette donne in dieci giorni. Ammazzate. Per lo più per mano del coniuge o dell’ex. L’ultima aveva poco più di 20 anni. Un coltello, un’arma da fuoco, aggredite con ferocia nella loro normalità: l’uscita dal lavoro, da casa, o il classico “ultimo incontro”.

Il fenomeno dei femminicidi continua ad essere enorme, in questo Paese, e non può essere coerente con un’Italia moderna che investe sulla transizione ecologica, energetica e digitale, sul salto tecnologico e sociale, sulle riforme. Abbiamo a disposizione, in questi ultimi mesi dell’anno, importanti risorse per investimenti e abbiamo già messo nero su bianco le nostre priorità che, in ogni campo, saranno le donne ed i giovani. Ma come può essere moderno e competitivo un Paese che continua a veder scorrere il sangue delle donne per mano degli uomini? Può forse essere, questo, un tema accessorio? O da relegare nelle pagine di cronaca nera con titoli oramai illeggibili e stereotipati?

No, io non lo credo. Credo che sia giunto il tempo di invertire alcune priorità. Se sconfiggere la violenza sulle donne non diventa agenda generale del Paese, se non la smettiamo di considerare tutto questo “un problema delle donne” o solo un problema di “sicurezza pubblica” (e faccio notare che tra le donne uccise ce n’è una nera ad opera dell’ex marito bianco e italianissimo), non ne usciremo.

La cultura di questo Paese va cambiata profondamente, con determinazione. Vanno cambiate le relazioni tra i sessi, nel lavoro, nella famiglia, nelle città. E questa dovrebbe divenire davvero una priorità, un impegno, innanzitutto per tutti gli uomini.

A Bruxelles, durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione, Ursula Von der Leyen ha pronunciato parole importanti, annunciando norme europee contro la violenza sulle donne. Non ho avuto modo di ascoltare la Presidente, ma ho letto il suo discorso , un discorso forte, importante, su molti temi: Covid, gestione dei vaccini, crisi climatica, transizione ecologica e, con forza e in modo inedito, impegni sui “valori comuni”, oltre l’annuncio di una relazione sullo “stato di diritto” nell’Unione Europea già dal 2022 che pone quindi un tema nuovo, ambizioso, sul rispetto dei diritti fondamentali in alcuni Paesi a guida sovranista. E ancora maggiori risorse sul clima verso Cop21, una politica europea di gestione delle migrazioni, un pacchetto di sostegno per il popolo afghano, sulla cui vicenda certo l’Europa non ha dato il meglio di sé, la necessità di costruire azioni e visioni coordinate e la costruzione dell’Unione Europea della Difesa.

Ha parlato più volte della costruzione dell’«anima dell’Europa», un’anima da scrivere. Chissà se quel sogno elaborato, scritto, pensato da Altiero Spinelli troverà oggi, nella determinazione di una donna europea, la prima alla guida della Commissione, la forza per definire la propria identità e riempirla di contenuti.

Le donne, dunque. Sono passati 20 anni dall’11 settembre, l’attacco al cuore degli Stati Uniti e dell’Occidente. Dopo l’avvio di una guerra che non è riuscita (come più o meno accade con tutte le guerre) a costruire una democrazia e un Paese autosufficiente, le forze occidentali escono e tornano i talebani. Giorni di ponti aerei per evacuare i civili in cui il nostro Paese ha fatto forse gli sforzi maggiori, ma di certo non sufficienti a salvare tutte e tutti quelli che oggi sono a rischio.

In questi giorni, in Afghanistan, le donne hanno manifestato. Per poter tornare a fare cose normali: uscire, lavorare, studiare. Vivere. E noi dovremo fare di tutto per aiutarle, sostenendo le associazioni che operano sul posto e ripesando un generale impegno internazionale: dobbiamo essere consapevoli che solo se loro torneranno ad essere persone a tutti gli effetti, allora potrà cambiare il futuro di quella parte del mondo.

La storia di questi 20 anni è la storia di una invasione e di una guerra sbagliata che non ha certo evitato i tragici attentati che hanno colpito l’Europa: ora c’è un grande bisogno di pensiero nuovo.

A breve il voto in Germania. Dopo una lunga stagione Angela Merkel, la donna più forte in questa ancora fragile Europa, chiude il suo premierato. Dai sondaggi, contro ogni previsione fino a pochi mesi fa, l’SPD sembra essere favorito. La ragione è da ricercarsi nella forza di un programma, di proposte fortemente orientate alla riduzione delle differenze economiche e sociali, al lavoro, all’equità. Un partito della sinistra europea che, dopo lunghissimi anni di “larghe intese”, ritrova gli elementi della sua identità.

Forse è un messaggio anche per noi. Siamo oggi, noi, la forza più leale nei confronti del Governo Draghi. Non abbiamo mai fatto mancare il nostro sostegno ai provvedimenti voluti dal Premier e dalla compagine di Governo. A differenza di chi, anche di recente durante l’informativa della ministra Lamorgese (non a caso una donna, una donna che occupa una casella strategica del Governo) non ha mancato di attaccarla, confermando un atteggiamento schizoide. Su obbligo vaccinale, green pass, gestione dell’immigrazione, provvedimenti economici, Salvini prosegue con la sua ambiguità di uomo, contemporaneamente, di governo e di opposizione. I sondaggi da qualche giorno sembrano, però, non pagare più questo gioco.

Dare forza alle donne significa davvero cambiare le cose. E un altro tassello di questo cambiamento potrà essere interpretato da Anne Hidalgo, attuale sindaca di Parigi, che si candida alla corsa per la presidenza francese, provando a ridare dignità al Partito Socialista.

Intanto ci avviciniamo alla fase conclusiva della campagna elettorale nel nostro Paese. Vanno al voto alcuni tra i Comuni più importanti oltre a due collegi suppletivi, con uno che vede in campo il segretario Letta. Enrico si sta caratterizzando per una grande e assidua presenza con un’importante mole di incontri, occasioni di ascolto, assunzione di impegni. Con pacatezza e determinazione. Una campagna elettorale che è anche costruzione di radicamento, di allargamento, con tante Agorà.

Siamo un partito leale con il Governo, ma anche determinato a disegnare la propria identità, a preparare il tempo del ritorno alla “normalità”, quella in cui destra e sinistra saranno avversari e torneranno a competere. Lo ha detto con chiarezza il Segretario domenica scorsa, circondato da giovani e donne, chiudendo la Festa di Bologna: adesso andiamo a vincere nelle città, nei collegi. Poi prepariamoci per le politiche.

Possiamo farlo davvero.

 

Foto di copertina: Twitter @RevolutionaryAssociationofWomenofAfghanistan

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    One thought on “Investire sulle donne per cambiare il mondo

    1. Sono rimasta allibita leggendo questo articolo:
      https://www.huffingtonpost.it/entry/cina-la-piaga-delle-molestie-aziendali_it_613e063fe4b0dda4cbcfe157?

      Per aiutare le Donne bisogna educare gli uomini, altrimenti non se ne esce.
      Lo si vede tutti i giorni, non e’ la poverta’, come si credeva tempo fa, a creare disparita’ tra uomini e donne.
      Forse semplicemente “Educando alla vita” Tutti , Uomini e Donne, se ne potra’ uscire.
      Dove non arriva la Famiglia, deve intervenire la scuola (ripristinare le visite mediche , con possibilita’ di controllo comportamentale, e, di conseguenza, maggiore coordinamento con gli esperti delle Forze dell’Ordine), i ragazzi devono imparare ad affrontare i problemi, le sconfitte. Bisogna incrementare i servizi svolti nel Terzo Settore. Affidare al Terzo Settore i ragazzi problematici, senza lasciare loro il tempo di dedicarsi ad azioni delinquenziali.
      Ringrazio per l’attenzione
      annamaria vannoni

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