La giustizia e la libertà, davanti alla vita e alla morte

Qualche settimana fa è trapelata una notizia proveniente da un importante ospedale milanese: pare che ci siano segnali di ripresa delle interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) da parte delle donne italiane Oramai da anni la legge 194 ha prodotto come dato costante una diminuzione del ricorso alle Ivg, con l’eccezione delle donne immigrate. Leggendo quella notizia, invece, ne usciva un ritratto diverso: donne italiane spaventate dalle difficoltà economiche, dalla mancanza di certezza di un lavoro, di una casa e di un futuro. Paure che rendevano impossibile proseguire la gravidanza.

Non voglio farne un dato generale, non ne ho elementi sufficienti, ma la riflessione è necessaria: è possibile che in un Paese civile come il nostro, alle soglie del 2010, si torni a scegliere di non fare figli in tempo di crisi? Ci sarebbe tanto da dire e c’è moltissimo da fare sui temi della libertà nella vita, nella nascita e nella morte.

E’ di pochi giorni fa la sentenza della Corte Costituzionale che ha reso giustizia a tante donne italiane intervenendo sulla legge 40 sulla Fecondazione assistita. In particolare, la Corte ha dichiarato l’illegittimità dell’ articolo 14 comma 2 limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre embrioni”, e il comma 3 dello stesso articolo “nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna”. Sempre nelle scorse settimane, il Senato ha approvato il testo della legge sul testamento biologico: una legge illiberale, sbagliata, che non consentirà la libera scelta e che, comunque, non chiederà ai medici di rispettare la decisione del malato o dei familiari.

E allora mi chiedo, ma quale libertà e quale uguaglianza esistono in Italia, oggi, nella vita e nella morte?

Tutti ritengono che le donne debbano entrare massicciamente nel mercato del lavoro e che debbano far figli, ma come possono farlo se esse vengono ostacolate in ogni modo? Se non investiamo negli strumenti della conciliazione, la crisi colpirà, soprattutto e prima di tutto, le donne stesse. E le coppie che ostinatamente, con infinito amore, desiderano avere un figlio e che hanno difficoltà nel procreare naturalmente, devono iniziare viaggi costosissimi e pesantissimi dal punto di vista psicologico, per recarsi in altri paesi europei (se possono permetterselo ovviamente), oppure rinunciare.

Ed ancora, il caso Englaro, l’ostinazione di Beppino nel cercare la via del diritto e della legalità ha portato nelle case di tutti l’essenza del tema: può capitare a chiunque di trovarsi in una situazione così drammatica ed ognuno di noi vorrebbe poter scegliere quali disposizioni dare ai propri cari, ai propri medici. Può capitare personalmente, con un familiare, con un amico.

Forse non tutti sanno che le strutture per assistere ed accompagnare le persone in stato vegetativo e nel percorso del fine vita sono pochissime nel nostro Paese. Nessun riflettore è acceso su quelle famiglie che per anni seguono i propri cari in stato vegetativo, spostandosi di città, piombando in situazioni economiche pesanti, anche in quei casi in cui si è consapevoli che non ne usciranno più. Ma perché nessuno ne parla?
Perché il dibattito sul fine vita non si concentra su questo? Sulla pari opportunità nella malattia e nella fine della vita? Sulla libertà dell’individuo nella vita e nella morte?

Io penso che ci sia da scavare e da confrontarsi. E’ questa la strada giusta per definire i nuovi contorni di uno Stato laico e democratico.

Dal Senato esce una pessima legge, che non aiuterà nessuno. Se questo testo andrà avanti, come sta avvenendo oggi, io sono personalmente convinta che sia giunto il momento per un moto delle coscienze e degli individui, e quindi di un nuovo grande referendum che ci chiami tutti in campo ad interrogare la nostra personale coscienza, per far scaturire da lì la nostra risposta.

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    1 commento


    1. Per la Vita sempre. Per la tutela della maternità, per la libertà di nascere, contro ogni eugenetica.

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