La primavera delle speranze

 

Fanno paura quelle immagini del pullman che brucia. Se poi pensi che dentro potevano esserci decine di bambini, ragazzini, diventa terrore puro. Ma quei ragazzini sono stati coraggiosi e sono stati autori del loro stesso salvataggio. Non si sono arresi alla violenza, al pericolo di perdere la vita, a un adulto che intimava loro ordini. Hanno chiesto aiuto, dato l’allarme e salvato le loro vite.

Fa sperare quella ragazzina con le trecce che escono da un berretto di lana. Con la sua ostinazione, i suoi cartelli, la sua presenza ogni venerdì davanti al Parlamento per chiedere politiche contro i mutamenti climatici, è riuscita dove nessuno prima di lei era riuscito: ha mosso i ragazzi e le ragazze del mondo intero, mettendo sotto i riflettori, un venerdì, quella scadenza che si avvicina per insipienza dei Governanti più potenti del mondo.

Le piazze di venerdì, quelle di qualche giorno fa dietro alle bandiere multicolori di Libera, dietro ai gonfaloni istituzionali, hanno visto una generazione in campo a prendersi il futuro nelle proprie mani.

Sono volti disegnati in modo multicolore quelli che sfilano, cartoni riciclati quelli che innalzano.

Sono quelle generazioni che ci sentono lontani, che non si sono sentiti rappresentati, che oggi pongono domande chiare: salvare la terra, combattere le mafie.

Per un’ora il Segretario Nicola Zingaretti ha parlato davanti a circa 2000 persone tra delegati e invitati nella sua prima Assemblea da capo del Pd. Un’ora di parole rivolte non solo a quegli spettatori, ma all’Italia. In modo particolare a quell’Italia che abbiamo smarrito in questi anni. Il Pd è in campo. C’è nonostante i detrattori, nonostante le sconfitte, gli errori, le divisioni. C’è perché ancora una volta quasi un milione e seicentomila persone si sono messe in fila e si sono recati ai gazebo, nei circoli e ovunque migliaia di volontari abbiamo montato scatoloni, staccato ricevute per i due euro. E il Pd comincia a risalire nei sondaggi, a recuperare credibilità, fiducia.

Certo la traversata sarà lunga, ma dopo un anno difficilissimo si torna a vedere un po’ di cielo sereno.

Zingaretti parla della necessita di dare al Paese un’alternativa, della battaglia da combattere contro il Governo giallo verde. Parla di questa destra pericolosa per la democrazia, parla del tradimento che gli elettori del Movimento Cinque Stelle stanno vivendo sulla propria pelle, con un vertice che sta avallando ogni scelta del capo vero del Governo, Matteo Salvini.

Parla dei numeri dell’economia in caduta libera, dei posti di lavoro persi.

Nicola parla della sua visione del futuro, percorrendo la strada della riconversione ecologica, della valorizzazione dei talenti femminili, dell’accesso al sapere per tutti.

Parla della necessità di accorciare differenze e diseguaglianze. Parla di un partito nuovo, aperto e inclusivo. Parla di quel Noi tutto da costruire, in cui nessuno debba sentirsi fuori posto. Parla del bisogno di mettere in campo umiltà e ascolto.

C’era passione in quel discorso, c’era orgoglio, c’era la voglia di non fermarsi raccogliendo un risultato bello e netto.

E quella speranza oggi è necessario che sia la carta che ci giochiamo tutti assieme. Non è solo la carta del Pd, di un partito, ma di tutti coloro che vogliono fermare questo Governo.

Questo 21 marzo, primo giorno di primavera, sventolavano bandiere blu con un cerchio di stelle d’oro. In tanti abbiamo aderito all’appello di Romano Prodi, e il gruppo Pd si è recato davanti a Montecitorio con le bandiere europee. A fine maggio ci sarà uno spartiacque e non sarà indifferente chi vincerà quella competizione, quale idea di Europa si affermerà.

Già, quale Europa?

Zingaretti sta lavorando assiduamente, anche assieme agli altri leader della sinistra e delle forze progressiste, così come sta costruendo un confronto permanente con le forze della sinistra in Italia. Non è tempo di troppi distinguo, ma di provare ad arginare la destra e la distruzione del campo europeo.

Spero si riesca in questa impresa, un’impresa che aiuterebbe anche i tanti Comuni che vanno al rinnovo, e che soprattutto porrebbe le basi per un cambiamento profondo nel Paese.

Un cambiamento di cui c’è profondo bisogno.

Sono avvenute cose gravissime in Toscana. A Siena il Sindaco, prima cancella il regolamento interno sul linguaggio di genere, poi nega la piazza più importante a “Libera”, per celebrare il giorno della memoria delle vittime di Mafia. A Prato Questore e Prefetto concedono, invece, a Forza Nuova di celebrare il centenario dei fasci bypassando il divieto del Sindaco.

Una Toscana offesa e ferita che si farà però sentire. Lo ha già fatto a Siena con 6000 persone mobilitate, lo farà sabato con una contro manifestazione.

È tempo di scelte: o di qua o di là, perché sui valori fondanti della nostra Democrazia, della nostra Repubblica, non si può mediare.

I ragazzi nelle piazze, la nuova stagione nel Pd e poi i sindacati, le piazze delle donne, quelle donne che a fine mese saranno a Verona a manifestare contro quella fabbrica di annientamento della libertà femminile costituta dal “congresso delle famiglie”, una fucina di slogan e obiettivi da medioevo su donne, gay, unioni civili, aborto. Anche in questo caso occorrono scelte chiare, perché nemmeno sul corpo delle donne si può mediare.

È tempo di scelte. È tempo di schierarsi, è tempo di ricostruire campi e alleanza.

Ma per fortuna ci sono segnali di vita e di futuro.

Forza, facciamo esplodere questa primavera di speranze.

Susanna  

 

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