La traversata

Dignità è una parola importante, di quelle dense di significato, di valore. Dignità è un termine così forte che figura nell’articolo 3 della Costituzione. I padri e le madri costituenti scelsero di inserirlo nell’articolo sull’eguaglianza dei diritti. Capisco il desiderio di segnare fortemente di senso il primo provvedimento assunto dal Ministro Di Maio, ma forse è un tantino esagerata questa scelta per titolare un testo che assomiglia molto più ad un decreto omnibus che ad una riforma che dovrebbe toccare la vita dei cittadini. Parto da qui nella mia riflessione. Lo faccio con il linguaggio che mi è proprio, con rispetto, ma anche con sincerità.

Gli annunci erano stati forti, ma i contenuti non sono forse all’altezza. Non ho problemi a dire che è giusto aumentare l’indennizzo per i licenziamenti illegittimi (in merito molti di noi avevano presentato, un anno fa, emendamenti), così come credo si possa ragionare della reintroduzione della causale nei contratti a termini, ma alcuni altri punti rischiano invece di produrre esattamente l’effetto opposto alle ragioni che sembrano ispirarli: un calo delle opportunità di lavoro considerato che in Europa le percentuali di lavoro a termine stanno crescendo ovunque.

Vedremo il testo definitivo ed ufficiale, vedremo l’evoluzione delle modifiche che lo stesso Governo sta già ipotizzando. Resta il fatto che ad oggi dopo roboanti annunci, questo Governo oscilla tra il turismo istituzionale di Salvini che ad oggi non ha prodotto alcunché ma che ogni giorno distribuisce dichiarazioni, dirette Facebook, e, purtroppo, ci mostra la sua bracciata incolume da bagno (già ..dignità) dalla piscina dell’azienda di Suvignano, confiscata alla Mafia, cercando di spiegare che quel gesto sta a significare la forza dello Stato che si riappropria di un bene. Si fa davvero fatica a comprenderne il senso, soprattutto se si considera che da oltre un decennio Regione, Enti Locali, associazioni sono impegnati per un progetto di rilancio e fruizione sociale ed agricola di quell’azienda, e che tutto ciò è del tutto sconosciuto al Ministro degli Interni.

Messaggi, simboli, protagonismo ossessivo. Un Salvini onnipresente che non ha alcun problema a mettere il logo della Lega sulle immagini del Palio o su un’azienda confiscata, rimuovendo completamente la dimensione dello Stato, per cui Pontida o un incontro con i giornalisti in qualità di Ministro pari sono. Ed è forte la competizione tra chi è uscito come primo partito dal voto del 4 marzo, e chi è arrivato terzo, ma in tre mesi sembra aver raddoppiato il proprio consenso. Tra chi ha teorizzato i possibili due forni, e chi ha conquistato la leadership del centrodestra prosciugando giorno dopo giorno Forza Italia e in parte Fratelli d’Italia. Una competizione quotidiana che riempie agenzie, giornali, social, Tg, ma non i provvedimenti del Governo al punto che le Commissioni e l’aula non hanno niente da esaminare.

Ed intanto l’Istat certifica ancora un dato drammatico sulla povertà in Italia, il reddito di cittadinanza non si fa, ma si comincia a contabilizzare il quadro del REI voluto dai Governi a guida Pd, si scopre che quota 100 in realtà è meno conveniente dell’Ape, e se si fanno due conti con la realtà tocca registrare che gli arrivi nel 2018 non hanno superato le 16414 persone, con un calo dell’80% rispetto agli stessi mesi del 2017.

E l’esibizione muscolare della chiusura dei porti non ha portato alcun risultato in termini di maggior impegno dell’Europa nel farsi carico della Relocation delle persone salvate e accolte nel nostro Paese in virtù del Trattato di Dublino. E quali risultati puoi aspettarti se le tue alleanze vengono costruite con chi di quote non vuol nemmeno sentir parlare? Questi sono i primi passi del Governo Giallo Verde. Un Governo che, sulla carta, ad oggi gode di un consenso elevatissimo. Anche per tutto questo continuo a considerare incredibile che alcuni di noi abbiano quasi auspicato questa drammatica alleanza anziché fare di tutto per evitarla.

Poi ci siamo noi. Il Pd.
In questi giorni torridi centinaia di volontari tornano a montare tecnostrutture, fornelli, griglie e aprono le feste de l’Unità. Ci si prepara ad accogliere elettori, cittadini, a discutere di cosa ci è successo e del perché gli italiani abbiamo scelto di non fidarsi più di noi, confermando questa scelta pesantemente nei ballottaggi e decretando un passaggio senza precedenti che ha segnato la fine del Governo di sinistra nelle città storicamente rosse. Un cataclisma. Un disastro inarrestabile. Un disastro che chiede di voltarsi e guardarsi attentamente indietro perché non scopriamo negli ultimi mesi e nemmeno negli ultimissimi anni tutto ciò. I numeri parlano molto chiaro: in dieci anni voti dimezzati. Una sinistra frammentata, incapace di dialogare, di allargare il proprio consenso. Una forza che pare afona di fronte all’onda giallo verde, ad un linguaggio sempre più violento, ad una opinione pubblica che sembra non scandalizzarsi più di fronte ad una torsione a destra di questa portata. Sabato avremo la nostra Assemblea Nazionale e probabilmente eleggeremo il Segretario che guiderà il Pd nei prossimi mesi, portandoci ad un congresso, cosa che avremmo potuto fare subito dopo il voto a mio parere.

Ma ciò che ci serve oggi è ben più di un passaggio organizzativo. Quanto è accaduto ci chiede di ricostruire da capo una speranza ed un progetto in cui potersi riconoscere, perché questo serve a individui ed a coscienza per mettersi in viaggio, ci chiede una completa discontinuità, e tanta, tanta umiltà. Serve una generazione nuova ed una reimmersione nei mutamenti profondi, perché il mondo, nel frattempo è andato avanti, le periferie di cui tanto parliamo, si sono organizzate ed hanno fatto le loro scelte. Senza di noi. Lo abbiamo capito ciò che è successo?

Se lo abbiamo capito prendiamo pure tutto il buono che in piattaforme, interviste, dichiarazioni, vari possibili candidati alla segreteria hanno reso noto…ma per l’amor del cielo non riapriamo la logica degli accordi correntizi verso una nuova corsa ai gazebo.

Ripartiamo dai nostri valori, da una rinnovata visione del Paese e della politica, degli strumenti, delle forme di partecipazione, di elaborazione. Diamo vita ad occasioni più aperte possibili a chi vuole ancora investire sulla sinistra, su una moderna e grande sinistra. Su una sinistra che deve sapere dove stare.
E in questi giorni la sinistra era a Milano ad organizzare la tavolata antirazzista con oltre 10000 coperti, era a manifestare contro i porti chiusi, ma era anche a fianco dei lavoratori del MercatoneUno, della TMM, della Bekaert.. E in giro giovani, dirigenti territoriali, singole persone, stanno cominciando a mettere assieme qualche mattone, qualche pezzo di quello che sarà un puzzle complesso.

Ricomporre, ricostruire. Dal basso. Con pazienza e creatività. Con ascolto. Questo ci attende: una lunga traversata, tra le onde populiste.

Qualche giorno fa ho letto una storia davvero bella. Si tratta di Jade Hamesteir, una sedicenne che con sci e slitta ha compiuto una impresa straordinaria, completando il “trittico polare”. ha camminato sui ghiacci per 8/9 ore al giorno per 37 giorni. Ha compiuto 600 chilometri. “Ho attraversato aree dove nessuno era passato prima. è qualcosa che resterà sempre dentro di me. In quei chilometri ho capito che dovevo sensibilizzare la gente sui temi ambientali. Ho visto con i miei occhi che sta succedendo davvero e sento di dover fare qualcosa al riguardo” dice Jade in una intervista al Corriere della Sera. Bello vero? Se ne cercate la foto vedrete due occhi pieni di vita, di coraggio e di speranza che una giovanissima donna può comunicare. Ciò che ci serve è un guizzo coraggioso, forte e vivo. Un’impresa eccezionale. Serve provarci sul serio.

ps: intanto vi segnalo un bel pezzo ed un viaggio meno avventuroso di quello Jade, ma utile al lavoro che ci aspetta, svolto da Gianni Cuperlo nella periferia romana e raccontato su L’Espresso.

E vi ricordo la mobilitazione, bella e importante, promossa per domani, sabato 7 luglio, da Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, che ci invitano ad indossare tutti una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità sul tema dell’immigrazione. E’ un piccolo gesto, ma un grande segnale da dare a tutti.

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