#donne, politica, PD

L’intervento uscito oggi su La Repubblica Firenze, nel quale parlo di donne, politica e Partito democratico. Facendo delle domande e lanciando qualche proposta.

“È positivo che La Repubblica abbia dediato spazio al rapporto tra donne e politica. È un tema molto italiano, che non riguarda solo le donne, ma la qualità della politica e della democrazia. Gli interventi di Chiofalo e Concia, che stimo, dicono alcune verità su questo rapporto e su ciò che sta avvenendo in Italia e nel Pd. C’è una dimensione della politica, del cambiamento, della resistenza all’ondata sovranista, che ha il volto delle donne e che buona parte della politica sembra non vedere. Ma ci sono tante energie in movimento: la manifestazione che ha attraversato Roma contro il ddl Pillon, le mobilitazioni, la casa delle donne di Pisa contro l’assessore Buscemi, le sindache, le intellettuali nelle Università impegnate sul linguaggio di genere e le operatrici delle scuole dell’infanzia che fanno educazione di genere e si ritrovano striscioni minacciosi di Forza Nuova, le donne del mondo agricolo che parlano di temi etici, di sostenibilità. La Toscana ha scritto la legge 16/09 sulla cittadinanza di genere, prima ed unica, che altre regioni ci hanno copiato. Nel Lazio si è deciso di garantire ovunque la piena applicazione della legge 194 anche con concorsi riservati ai non obiettori. E allora perché questo Pd, dopo le liste alle politiche, la delegazione al Quirinale, i capigruppo maschili, continua in un percorso congressuale tutto maschile? Una ragione è la natura di un partito che ha smesso di esercitare la funzione di rappresentanza sociale concentrandosi solo su quella di Governo e sulla gestione del potere. Ho delle domande per il Pd, ma anche qualche proposta. Alle compagne e alle amiche del Pd, invece, chiedo perché abbiamo lasciato che tutto ciò avvenisse? Penso alle decine di donne, di colleghe che potrebbero fare la segretaria di partito, la Presidente, la capogruppo. Ma non abbiamo fatto una battaglia insieme, perché non esiste più un insieme.

La prima condizione per ripartire è costruire luoghi e modi nuovi per coltivare l’autonomia. La seconda è ricostruire una relazione con le donne, con la loro condizione economica e sociale. Le leggi che hanno migliorato la vita delle donne nascono dalla sintonia tra la Sinistra ed il Paese. Dobbiamo ricominciare da lì, con umiltà e ascolto. Non c’è un conflitto tra le donne del Pd, c’è la necessità di riscrivere insieme una storia per rifondare un partito. Il Pd, in questo momento, non lo è. Faccio due proposte. Al Pd, ai candidati e alle candidate alla segreteria dico: fate un passo avanti, guardate al modello dei verdi tedeschi, la guida duale: un uomo ed una donna alla guida di ogni responsabilità, per avere leader maschili e femminili pronti in ogni competenza. Alle amiche e compagne toscane: abbiamo un anno di tempo, costruiamo un luogo di donne, della sinistra e lanciamo una candidata alla Presidenza della Regione. Abbiamo teste e competenze per poterlo fare, lontane dalle logiche rissose. E così facendo, forse, riusciremo a salvare il Pd e, un po’, anche questo Paese”.

Susanna Cenni, deputata Pd vicepresidente Commissione agricoltura

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