#Lavoro: Non si pagano i lavoratori con i buoni pasto,  e ancora incognite sul futuro di  Floramiata

 

La legalità nel lavoro prima di tutto. Non mi stancherò mai di dirlo. Qualche giorno fa – anche dopo il caso della vertenza di un lavoratore di Firenze che veniva pagato dal datore esclusivamente con buoni pasto – insieme a tanti colleghi toscani, abbiamo presentato un’interrogazione all’indirizzo del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, per chiedere maggiore attenzione nei confronti di una pratica di pagamento priva di qualsiasi garanzia e tutela per chi lavora. Una forma di sfruttamento che secondo le segnalazioni di alcune associazioni sindacali è in crescita soprattutto nel settore terziario e che lede i diritti e la dignità dei lavoratori, incentivando l’evasione fiscale e contributiva da parte delle imprese che la praticano. Nell’interrogazione abbiamo chiesto al Governo di accertare l’entità del fenomeno e di istituire azioni di contrasto e di tutela ai lavoratori.

Sempre sul fronte del lavoro, continua a preoccupare il futuro di Floramiata. Anche la seconda asta per l’acquisizione dell’azienda amiatina fallita a ottobre 2015 è andata deserta. Una situazione davvero difficile per l’azienda di Piancastagnaio e per i suoi 137 dipendenti. Intanto sono stati prorogati i tempi dell’esercizio provvisorio dell’incarico al curatore fallimentare che avrà tempo fino alla fine di ottobre, per capire se aprire una nuova asta. La prima preoccupazione rimane quella sul futuro dei lavoratori, che non meritano di essere lasciati da soli. Come già detto anche in occasione dell’incontro promosso dai sindacati ad Abbadia, siamo pronti ad attivarci per lavorare e avviare tutti gli strumenti utili a sostenere una delle industrie più importanti dell’area e del comparto florovivaistico nazionale. L’Amiata non può disperdere energie, competenze e posti di lavoro.

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