LE CURVE

Curve, tornanti, diritture, scalate. Spesso ho utilizzato queste metafore per ragionare sulla contingenza del nostro Paese, sulle politiche di Governo, sul nostro futuro prossimo, sullo stato della politica e del PD.

Oggi tutti stiamo imparando a consultare grafici, ascisse, ordinate, statistiche. Abbiamo capito che accanto a virologi e infettivologi (che nelle loro troppo spesso contrastanti interpretazioni della pandemia, ed eccessiva presenza nei talkshow, non aiutano) è fondamentale il ruolo di matematici e statistici per avere un’idea della velocità con la quale il Covid sta procedendo.

Le curve possono significare anche altro. Davanti ad una curva rallenti, lo fai per prudenza, perché non sempre sai cosa c’è oltre. È un passaggio. Un passaggio che richiede capacità di guida e fermezza. Oltre la CURVA puoi trovare una dirittura, una discesa o magari degli ostacoli. E noi stiamo vivendo un tempo pieno di curve e di tornanti. Nella quotidianità, nella storia, nel mondo. Senza guide adeguate e senza idee forti si può sbandare e se lo fai non è detto che tu riesca a riprenderti. Noi dobbiamo impegnarci a tenere quel volante in modo saldo: nelle istituzioni, nella politica come nella nostra quotidianità, nei ruoli di Governo, nell’agire con responsabilità.

Mentre ricevete queste righe il Parlamento starà ascoltando il Presidente del Consiglio e si preparerà la nuova stretta per il Paese. Grafici, dati, bollettini quotidiani ci raccontano di una rapidità impressionante nella crescita dei contagi e, soprattutto, del nuovo e pesante affollamento delle terapie intensive. In realtà non sappiamo ancora se la piccola stretta di una settimana fa potrà produrre effetti, ma la velocità con la quale il Covid sta camminando chiede ancora una volta di fare presto. La carta geografica europea è impressionante: Francia e Germania hanno già varato nuovi lockdown, la Spagna lo sta facendo, idem il Regno Unito. Ancora una volta, nel nostro Paese, alcune regioni corrono più di altre e la situazione di Milano, Napoli batte nuovi record. Dopo una primavera che ci ha fatto contare troppi morti e danni economici pesantissimi. Dopo una quantità senza precedenti di risorse messe a disposizione per attenuare la botta ed una piccola, seppur vigorosa, ripresa, siamo nuovamente di fronte alla necessità di affrontare la malattia, la cura e il rischio di macelleria economica e sociale. Per la scomparsa del turismo, della mobilità quotidiana e quindi di posti di lavoro. Gli interventi immediati su cassa integrazione e blocco dei licenziamenti sono già assunti e si dovrà mettere a punto strumenti per intervenire ancora con i settori più colpiti. Non sarà una passeggiata, ma prima di tutto ci sarà da sconfiggere questo maledetto virus, con cure e con vaccini.

La storia occidentale ha di fronte la CURVA delle elezioni negli Usa, ciò che avverrà dopo avrà conseguenze assai diverse a seconda di chi sarà il nuovo Presidente. Diverse nell’affrontare il virus, l’economia, la democrazia, l’accesso alla sanità, un’economia che inverte la rotta sul clima, i diritti delle donne. E il peso che potrà esercitare sul resto del mondo sarà grande. Trump in questi 4 anni è stato devastante, dalla comunità nera, alla riforma della sanità di Obama, dalla negazione di Covid e la denigrazione del principale esponente della comunità scientifica, dall’atteggiamento misogino ed omofobo, all’aggressione della Cina o dei medici, dalla legittimazione dell’uso e abuso delle armi, al tentativo di scaricare sui medici la crescita dei numeri. La sconfitta di Trump, ad oggi secondo i sondaggi possibile, rappresenterebbe un passo significativo per la delegittimazione del fronte sovranista internazionale, per il rafforzamento di una stagione di difesa e di rilancio dei diritti fondamentali e per una crescita sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale.

Tante le mobilitazioni delle donne contro Trump. Straordinarie quelle in altre realtà del globo, a partire dall’Europa e dalla Polonia, dove la messa al bando dell’aborto terapeutico – in conseguenza di una sentenza emessa dal tribunale costituzionale vicino al Governo della destra populista – ha visto una reazione straordinaria e generalizzata in tutto il Paese: uno sciopero nazionale delle donne, manifestazioni e cortei ovunque. Una mobilitazione che ha ricevuto l’appoggio e la solidarietà anche dalle donne del nostro Paese e dalle Democratiche.

E ancora penso alla Bielorussia e alle attiviste, anche lì mobilitate contro il regime di Aleksandr Lukashenko. Cortei, reti che stanno tessendo una resistenza che travalica i confini nazionali.

In questa CURVA della storia, il cambiamento e il “mondo nuovo” passano necessariamente dal protagonismo femminile: non c’è futuro e non c’è rinascita sociale, democratica, economica senza di loro. Anche per questo è davvero fondamentale che la strada del Next Generation EU sia fortemente caratterizzata dalla differenza di genere.

Purtroppo, tra i TORNANTI riemergono i fumi delle molotov e le vetrine spaccate nelle nostre città da un lato, e la violenza terrorista in Francia.

Roma, Firenze, Bologna: il tentativo di mischiarsi alle legittime mobilitazioni del disagio per le conseguenze della crisi pandemica. La destra estrema, gruppi ultras, frange antagoniste e forse anche tanta confusione di singoli, allevati dalle recenti mobilitazioni dei negazionismi del virus, delle misure. Non è facile leggere correttamente ciò che sta avvenendo, con fenomeni non incasellabili in categorie del già visto. Bisogna capire e monitorare bene. E soprattutto bisogna evitare che questa violenza gratuita da condannare, combattere e isolare, possa incontrare la rabbia di chi paga di più la crisi economica e sociale. Per far questo occorre tanto impegno democratico ed istituzionale per prosciugare i giacimenti del disagio e della rabbia stessa, con vicinanza e risposte adeguate. Non sarà facile, ma non c’è un’altra strada.

Nei mesi primaverili la crisi pandemica e il lockdown hanno visto un Paese compatto nonostante le difficoltà e un livello di fiducia nelle istituzioni alto, collante fondamentale per tenerci insieme, mentre i morti crescevano e i camion militari portavano via le salme. Oggi, dopo mesi in cui in troppi hanno danzato allegramente sulla bocca del vulcano ritenendolo spento, gettato le mascherine, denigrato le misure di tutela, irriso lo sforzo importante del Governo per non lasciare nessuno nei guai, le cose sono diverse. Sappiamo che ci sono settori stremati che vedono il buio davanti a sé. Quel collante va rigenerato. Va fatto con un grande sforzo istituzionale e con un lavoro compatto e coordinato di Stato, Regioni, Comuni.

Non so dire se tutto ciò che poteva essere fatto è stato fatto nel modo migliore, se qualcosa sia sfuggito. Ma è bene aver chiaro che abbiamo davanti a noi un problema GLOBALE del tutto inedito, un fenomeno che sta aggredendo con violenza inaudita l’Europa e il mondo intero. Una pandemia che vede, guarda caso, leader sovranisti negare l’evidenza ed aggravare i numeri e governi democratici e progressisti provare a governare le politiche sanitarie, sociali, economiche. E purtroppo vede anche dichiarazioni e scivoloni di alcuni presidenti di Regione, come Toti, che fa i conti sul “rilievo economico” degli anziani. Chissà se avvicinandosi alla strategia che ha visto la Svizzera, in caso di sovraffollamento negli ospedali Covid, orientarsi verso la decisione di negare agli anziani l’accesso alla rianimazione.

In queste ore il nostro Governo si sta confrontando con le Regioni e cerca un confronto con tutte le minoranze: credo che sia la strada necessaria e fondamentale per affrontare questi mesi nuovamente complicati.

Il Segretario Zingaretti lo ha detto e ripetuto in molti passaggi: il nemico da sconfiggere è Covid19, ed è un nemico che ci riguarda tutti. Dobbiamo averlo molto chiaro. Serve compattezza, solidità, serietà. Serve verità e solennità nel comunicare ai cittadini la situazione, i rischi e le azioni da mettere in campo.

È una di quelle CURVE che dobbiamo affrontare con una guida coordinata e forte, a partire dal Governo e dalle forze che lo sostengono. Sarà un inverno lungo e complicato. Ci sarà ancora una volta da compiere scelte importanti e coraggiose, sapendo che abbiamo una democrazia forte, un sistema sanitario sul quale si sta investendo e bisogna ancora investire (anche per questo serve il MES), medici, infermieri, volontari, in prima linea, Sindaci ed Amministratori impegnati.

Io considero anche il nostro partito, il PD, un pilastro della tenuta di questa stagione e di questo passaggio. Un pilastro del Governo, un pilastro del nostro tessuto democratico.

Lo ha scritto molto bene in un commento sul Corriere della Sera,Antonio Scurati, ricordandoci che avremo davanti un inverno difficile, ma con “la ragionevole speranza che se viene l’inverno non può essere lontana la primavera”.

In quella primavera, dopo le CURVE, ci sono il lavoro di Rino Rappuoli e di TLS per un farmaco, ci sono i tanti laboratori in campo per un vaccino, ci sono progetti importanti che potranno partire perché finanziati dal Recovery Fund e che potranno contribuire a modernizzare, rendere più green ed innovare l’Italia e ci sarà la voglia di questo nostro Paese di ricominciare a camminare, esportare, offrire genio, cultura e bellezza.

Saremo più forti di questo maledetto cigno nero e ce la faremo.

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