Le parole, i fatti, il senso dello Stato

 

Il caldo non dà tregua.

Chi può permetterselo sta partendo per le vacanze, ma sono molte le cose di cui vorrei parlare, e sono i temi sui quali suonano segnali assordanti, ma che non scattano certo solo adesso.

Il gravissimo episodio di Santa Colomba in cui un giovane ivoriano ha gravemente ferito un autista dell’autobus, l’aggressione subita da alcuni colleghi fuori dalla Camera venerdì scorso, dopo l’approvazione della norma sull’obbligatorietà dei vaccini, i toni e le tonnellate di demagogia che hanno accompagnato la modifica delle norme sui vitalizi degli ex parlamentari e ancora il neo presidente Francese Macron, per alcuni un modello al quale ispirarsi, il suo protagonismo sulla Libia, il neo nazionalismo sui cantieri navali e la nostra rincorsa.

Cosa c’è che accomuna temi così diversi? Purtroppo il modo con il quale si sta sviluppando la discussione.

Sui giornali, tra i leader, per non parlare dei social, ambito in cui oramai tutti si sentono scienziati, sociologi, politologi, economisti, i toni, le parole e purtroppo in certi casi comportamenti violenti stanno crescendo.

Populismo? Mancanza di fiducia della classe dirigente? Rabbia sociale? Ignoranza? Presunzione?

C’è un po’ di tutto forse e non nella stessa misura. Ma la domanda che mi sento ancora una volta di formulare a me e a chi ogni tanto ha la pazienza di leggermi è legata al ruolo della classe dirigente di questo Paese.

Parlo di classe dirigente, non solo di quella politica, fatta certo di partiti, sindacati, rappresentanza economica, ma anche di altro di economisti, banchieri, imprenditori, giornalisti.

Sabato scorso su La Repubblica è stato pubblicato un intervento di Piero Ignazi che vi consiglio di leggere.

Ignazi parla del Pd, e della sua mutazione, del suo cambiamento da partito caratterizzato da un grande senso dello Stato, che lo ha visto in più occasioni far prevalere “la responsabilità sulla rispondenza immediata agli umori dell’opinione pubblica o alla pressione di gruppi organizzati o di lobby”. Un atteggiamento che si è visto nel governo locale, così come nelle scelte di Governo. Secondo il politologo oggi il Pd sta perdendo questa caratteristica e si sta sempre più spingendo verso le “sirene del populismo” per molte ragioni.

E io credo che per alcuni aspetti Ignazi, purtroppo, abbia ragione. Ma se ciò è vero, e cioè se all’immagine di un Pd identitario, responsabile, solido, capace di difendere i diritti di chi sta più indietro, la politica e gli uomini e le donne che si trovano ad esercitarla, tu sostituisci una forza politica che si muove, comunica, rincorre il “bollire” delle rabbie, più o meno giuste, per quale ragione i cittadini dovrebbero investire su di noi se c’è chi su quel bollire ha costruito la propria fortuna politica?

Sono una donna che presta grande attenzione alle parole, al loro uso, al loro peso. Ascolto le affermazioni di chi fa politica, spesso cerco di verificare parole, numeri.

Se non lo fai quale è la tua funzione?

Per rispondere a chi parla di “invasione dei migranti” devi ricordare che l’anno scorso sono stati più o meno sui 200000 gli arrivi, buona parte dei quali poi avviati al rimpatrio perché non c’erano i requisiti per l’asilo, che la storia dei 35 euro al giorno agli immigrati è una bufala. E ancora condannare con severità i fatti di Santa Colomba, significa chiedere con chiarezza espulsioni di chi compie reati ma anche spiegare che le norme sulla cittadinanza ai bimbi nati in Italia (peraltro non automatica) non c’entra niente con gli sbarchi di questi mesi.

Se combatti una campagna referendaria facendo manifesti contro i politici, perché i cittadini dovrebbero fidarsi di un partito? Lo stesso vale se a ogni piè sospinto delegittimi il ruolo parlamentare.

Cosi come io credo che la politica internazionale si svolga con la capacità costruire relazioni e autorevolezza tra Capi di Stato, Governi, Ministri, e certo, anche alzando la voce quando serve. Ho sentito di tutto dopo l’avanzata e la vittoria di Macron. Sull’astro nascente, possibile modello da imitare. Io la penso un po’ diversamente e i passi di queste settimane, sinceramente, mi ricordano più l’ambizione di Sarkozy, che la figura di un vero innovatore. Un’ambizione con la quale dovremo fare i conti visto il ruolo del nostro Paese sui cantieri francesi.

Mi chiedo, inoltre: sui vaccini potevamo fare una scelta diversa, più meditata, più flessibile? Con grande sincerità non lo so, ma so come lavorano le commissioni parlamentari che approfondiscono, ascoltano tutte le parti in causa, le competenze scientifiche e poi orientano le loro decisioni confermando o modificando un testo che arriva dal Governo. Un testo, è bene ricordarlo, approvato con larghissima maggioranza con il solo voto contrario di M5S e Lega.

Il compito della politica è questo, normare al meglio, documentare i cittadini interessati, spiegare, isolare la violenza e i toni sbagliati.

Il compito della politica è fare il bene comune, anche quando ti fa perdere un po’di voti.

Dovremmo ricordarlo bene e tutti, non tanto pensando ai 4 pazzi che hanno aggredito i miei colleghi, o a tutti coloro che condividono fake news quotidianamente, ma ai tanti elettori che hanno smesso di esercitarlo quel diritto di voto, forse in attesa di tornare a riconoscere con forza l’esercizio del senso dello Stato e a riconoscersi in parole meno urlate e più meditate. Parole capaci di tornare a unire questo Paese.

Susanna

 

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