Le ronde tra demagogia e strumentalizzazione della paura

Mi sono sempre chiesta cosa fa sentire le persone sicure o spaventate, cosa alimenta la paura.
Comprendo bene come può sentirsi una persona che ha subito un furto nella propria casa, il senso di violazione, di invasione del proprio spazio personale, delle proprie cose, comprendo la paura di chi è stato scippato, di chi ha subito un’aggressione…ma oggi c’è qualcosa di più sottile che striscia nella nostra quotidianità e che io temo venga continuamente alimentato da messaggi mediatici martellanti ben oltre la realtà dei fatti.
Basti citare la violenza sulle donne: oramai, alla luce di alcuni fatti di cronaca recente, pare che il nostro Paese sia invaso da Rumeni stupratori dietro ad ogni angolo, pur sapendo che la stragrande maggioranza dei casi di violenza sulle donne non avviene in strada, ma dentro le mura domestiche e spesso per opera del compagno o di un familiare.
Eppure questi, e non altri, casi diventano mediaticamente, e politicamente, “LA” emergenza violenza. Così si finisce per parlare alla paura che si alimenta, che si costruisce, che si sollecita. Così si costruiscono provvedimenti, decreti che tentiamo di presentare come la risposta efficace, utile a far sentire sicuri i cittadini. E allora, dopo aver riempito le nostre case di serrature blindate, di impianti antifurto, di telecamere, ecco “le ronde”.

Con il decreto legge sulle ronde, pubblicato il 24 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale numero 45, il Governo consente ai sindaci, dopo un’intesa con il prefetto, di avvalersi della collaborazione tra cittadini non armati al fine di segnalare alle forze di polizia che possano arrecare danno alla sicurezza urbana”. Non solo. Al comma 5 leggiamo che le associazioni diverse da quelle composte da personale delle forze dell’ordine in congedo “sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanzia pubblica”. Insomma i futuri rondisti potranno farsi sponsorizzare da privati, ulteriore elemento di preoccupazione di un provvedimento che, se non toccasse uno dei punti nevralgici della vita democratica, farebbe sorridere per l’ingenuità con la quale si delega al cittadino la sicurezza della propria borgata, del proprio rione, della propria via. Purtroppo, però, non c’è niente da ridere, e le prime uscite delle ronde, a Padova; Bologna, Torino, sono finite nel migliore dei casi con le forze dell’ordine a garantire l’incolumità dei garanti dell’ordine in “pettorina e walkie talkie”, e nel peggiore dei casi, a Padova, con schiaffi e pugni volati fra militanti rondisti della Lega e antagonisti dei centri sociali.

Io non voglio affatto banalizzare la paura, l’insicurezza, che è certo un sentimento trasversale nel paese e tra le varie situazioni sociali, ma credo sia legittimo interrogarsi sull’evoluzione di una strada di questo tipo. Davvero ci sentiremo più sicuri se per la strada passano una decina di sconosciuti in pettorina? O forse preferiremmo qualche agente in più, di polizia o dei carabinieri? Io temo che si tratti dell’ennesimo spot berlusconiano, che stavolta però, rischia di portarci verso una deriva veramente pericolosa. Chissà se chi ha votato il provvedimento si rende conto che in questo modo viene messo in discussione il monopolio della sicurezza da parte dello Stato, prerogativa essenziale della vita democratica. Il rischio è che si inneschi un processo ingestibile che metta a repentaglio l’intero sistema di sicurezza italiano. La “sicurezza partecipata” tanto sbandierata dal governo per giustificare questo pasticcio legislativo non c’entra niente: siamo di fronte ad un decreto che, scelleratamente, strizza l’occhio ai sentimenti di xenofobia, rabbia e senso di insicurezza, i quali covano da sempre nelle pieghe delle nostre società e dell’animo umano…e che contribuisce a chiudere ancora di più nelle loro case blindate gli uomini e le donne del nostro Paese.

Nelle ultime settimane, purtroppo, abbiamo assistito ad alcuni episodi di violenza, in particolar modo contro le donne, che hanno alzato il livello di attenzione dell’opinione pubblica su alcuni problemi reali: il rapporto fra criminalità e immigrazione, le situazioni di marginalità di alcune grandi città, l’insicurezza strisciante che cresce con l’aumento della crisi economica, il ripetersi delle violenze nei confronti delle donne. Tutti temi che non possono essere affrontati con superficialità e che invece vengono utilizzati dal governo come casse di risonanza per accogliere decisioni che, oltre a non risolvere i problemi, acuiranno il livello di tensione.

L’aspetto più incredibile della vicenda delle ronde, per esempio, è che nel momento in cui si prende la notizia di istituzionalizzare questa forma di giustizia “fai da te”, si tagliano fondi alle forze dell’ordine per una cifra pari a 3,5 miliardi di lire. Il governo Berlusconi, nella sua logica aziendale di vendita del prodotto, non si cura del dato che indica un calo del 10 per cento degli stupri in Italia, ma preferisce cavalcare l’onda dello sdegno legata agli ultimi terribili episodi di violenza. Proprio i soprusi nei confronti delle donne dovrebbero essere al centro dell’attenzione del nostro esecutivo, dato che, da quel punto di vista, la situazione continua ad essere drammatica. La violenza sulle donne è una questione nazionale e serve una mobilitazione di tutti. Come Pd continueremo ad invocare il reintegro delle risorse per il piano antiviolenza, il sostegno ai Centri di aiuto per le donne, il ripristino delle risorse alle forze dell’ordine tagliate dalla finanziaria 2009. Richieste ragionevoli che si scontrano purtroppo con un governo irresponsabile, che sembra aver smarrito il buon senso abdicando all’estremismo.

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    8 commenti


    1. Le ronde Padane…

      Bisogna stacci, ma di molto attenti,
      con certi personaggi verdolini…
      …somigliano parecchio a Mussolini,
      e a su’ gerarchi, quelli più cruenti.

      Se li conosci, certo ‘un li frequenti,
      che vanno a spasso spesso coi suini…
      …li fanno passeggia’, que’ poverini,
      dove c’è i musurmani più credenti!

      Della democrazia, delle persone,
      ‘un è che gliene importi qualche cosa,
      adorano “i danè” e ‘l fiume Po…

      …girano spesso con un bel bastone,
      c’hanno quella parlata velenosa,
      e in certi “campi” accendono i falò!

      Antonio Bianciardi – Siena

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    2. E’ vero che la gente è inpaurita da ciò che sente alla televisione e da ciò che legge nei quotidiani ma sicuramente non saranno le ronde dei cittadini volontari a ridare alla gente le fiducia. A mio parere, sarebbe molto più utile ed importante usare il personale già presente sul territorio ( carabinieri, polizia,..) dotandolo di materiale e mezzi più adeguati al lavoro da svolgere, aumentando il numero con nuove assunzioni ed anche adeguando i loro stipendi (mi risulta che siano molto bassi).

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      1. Ummm… the dude was in his 30′s, hung around with 12 other men (and a reformed prostitute, so the stories say), never married…Jesus may well have been gay himself. Even if he weren’t, there’s no doubt who he’d be hanging out with — the outcast, the “other”… us.

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      4. Tem razão, caro Tonibler, não quis ir tão longe na consideração, porque… de pequenino me esinaram a não hostilizar, sobretudo se estiver na qualidade de visitante, mas concordo consigo, quando dá nome aos bois, pois claro.

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    3. LA LEGALIZZAZIONE DELLE RONDE E’ L’ENNESIMO BLUFF DELLA LEGA PER TENERE BUONI I PROPI ELETTORI; E’ POLITICAMENTE SBAGLIATO DA PARTE DELLO STATO DELEGARE I PROPI POTERI A FAVORE DEI PRIVATI CITTADINI IN UNA MATERIA COSI’ DELICATA COME LA SICUREZZA. OLTRETUTTO LE RONDE SONO PERICOLOSE PER SE STESSE:NON VOGLIO IMMAGINARE COSA SUCCEDEREBBE SE INCONTRASSERO DEI VERI CRIMINALI. VORREI DIRE ANCHE DUE PAROLE SULLA CRISI CHE STA ATTAVERSANDO IL PD: TROPPI POTERI A DIRIGENTI IMBALSAMATI CHE SI PREOCCUPANO PIU’ DELLA LORO POLTRONCINA CHE DEGLI INTESSI DEL PARTITO, E’ L’ORA DI DARE SPAZZIO AI GIOVANI COME SUSANNA CENNI E TANTI ALTRI CHE SONO PRESENTI NEL PARTITO
      MA CHE NON HANNO MOLTE POSSIBILITA’ DI EMERGERE. LA SALUTO CORDIALMENTE
      FABRIZIO PICCINETTI

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