Liceo Volta, forse qualche segnale positivo, ma resta la preoccupazione per il sistema-scuola

Sono ancora in attesa di una risposta alla mia interrogazione sulla vicenda del liceo Volta di Colle Val d’Elsa, ma forse la Ministra Gelmini è impegnata nel varo della nuova corrente interna al Pdl e non ha tempo per noi. Intanto voglio sperare che qualche rischio paventato sia invece stato evitato. Infatti la soluzione individuata dal liceo Volta di Colle Val d’Elsa e proposta all’Ufficio scolastico regionale per evitare lo smembramento di una classe terza, con l’accorpamento di una classe prima che sarà formata da 28 alunni mantenendo invariato il numero di docenti, potrà evitare lo scenario che sembrava inevitabile. Una soluzione possibile (anche se non sta certo a me valutarne la validità tecnica) dopo che era stato prospettato anche il taglio di una classe terza, poi scongiurato, che avrebbe ulteriormente aggravato la già difficile situazione logistica dell’istituto, con aule non sempre attrezzate ad ospitare un alto numero di alunni e da tempo in attesa di un progetto di ristrutturazione dell’intero complesso. Una soluzione che arriva al termine di una lunga mobilitazione da parte di studenti, genitori e personale della scuola, che ha raccolto il sostegno degli amministratori locali e che, insieme al collega deputato Pd Franco Ceccuzzi, abbiamo più volte rappresentato anche in Parlamento, senza peraltro mai ottenere dall’Esecutivo risposte soddisfacenti alle nostre interrogazioni. Il liceo Volta di Colle è un istituto storico, che costituisce un punto di riferimento per la didattica dell’intera Valdelsa e che si è sempre distinto per la sua qualità come polo di formazione umanistica.
Al tempo stesso non si può che prendere atto di un ulteriore passo indietro nel sistema scolastico pubblico del nostro Paese a causa della riforma Gelmini e dei suoi tagli, che si sommano alle forti difficoltà degli enti locali a garantire risorse adeguate per rispondere alle necessità degli istituti e degli studenti. Situazione che ben conoscono sia gli insegnanti, molti dei quali precari, sia il personale tecnico-amministrativo, anch’esso in gran parte in attesa di veder regolarizzata la propria situazione lavorativa. Nelle scorse settimane abbiamo incontrato molte persone rimaste fuori dal cosiddetto decreto ‘salva precari’, che evidentemente ha salvato solo alcune categorie di lavoratori, diversamente da quanto tenta di far credere il governo. Giovani che hanno investito moltissimo nella loro formazione, anche a seguito di quanto aveva iniziato a fare il Governo Prodi con il piano di assunzione triennale previsto nella finanziaria del 2007. La realtà è che il cosiddetto ‘salva precari’ non è altro che la piena applicazione dell’articolo 64 della legge 133 del 2008, cioè della norma che prevede tagli per 8 miliardi nella scuola pubblica italiana.

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