L’Italia ha bisogno di un PD in piedi…adesso attendiamo uno scatto

E’ stata una lunga giornata. lunga e complessa.

Alla camera abbiamo approvato il decreto 171 sull’agroalimentare…un decreto piuttosto vuoto ..nei contenuti e nelle risorse, poco all’altezza delle necessità enormi che il settore ha. All’interno del decreto, nell’art 4 terdecies 0101 è stato accolto un mio emendamento che finalmente conclude la lunga vicenda del contenzioso tra inps e coop forestali.

Nel tardo pomeriggio c’è stata la votazione dell’aula sull’autorizzazione a procedere circa la richiesta dell’arresto avanzata nei confronti dell’On Margiotta, collega della Basilicata. E’ stato un momento raggelante: la Commissione per le autorizzazioni ha spiegato nella sua relazione con grande precisione che la richiesta non presenta motivazioni sufficienti…e che l’ipotesi dell’arresto è in questo momento assolutamente non comprensibile. E’ ovvio ..il processo ci sarà e farà il suo corso.  Solo una parte dei parlamentari dell’IDV ha votato a favore dell’autorizzazione a procedere…con una motivazione illustrata da Di Pietro che mi ha dato i brividi….non c’è più Costituzione, non ci sono diritti, solo una grande approssimativa voglia di giustizialismo che non sempre si coniuga così bene con l’idea di democrazia.

Poi stasera la notizia che forse Eluana, nonostante la gravissima ingerenza del Ministro Sacconi, potra riposare in pace…

Metto in fila le cose e mi chiedo in che Paese viviamo.

Spero che la Direzione Nazionale del Pd produca uno scatto…il nostro Paese ha bisogno di un partito in piedi, di un partito fatto di uomini e donne oneste, di uomini e donne che credono nella Costituzione e nella democrazia..

Susanna

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    3 commenti


    1. Dopo la Direzione nazionale del PD
      Mi sento di raccogliere le preoccupazioni e il sentimento di amarezza e scoramento che anima in queste ore tanti aderenti e sostenitori del Partito Democratico e di salutare, a questo proposito, con soddisfazione gli esiti della discussione della Direzione nazionale di ieri, in particolare su alcuni fondamentali punti.
      Quella che la Direzione ha deciso di affrontare è una vera e propria questione democratica e di riaffermazione dei principi dell’etica pubblica che debbono essere il principale e continuo riferimento per chi voglia occuparsi di politica e del governo delle istituzioni. Anche in assenza di problemi giudiziari siamo di fronte allo scadimento della qualità della politica, che ha preso troppa confidenza con altri poteri. E allora mi sembra un segnale importante ciò che la Direzione del PD ha deliberato su questo punto: “Il Partito è impegnato ad una fermissima applicazione dei principi di trasparenza e rigore nei criteri di selezione della propria classe dirigente ad ogni livello, in applicazione dello Statuto, con particolare attenzione all’art. 43, e del Codice Etico.
      Una scelta ancora più necessaria dopo gli episodi giudiziari di questi giorni, che impongono da un lato il rispetto del lavoro della magistratura e insieme del principio costituzionale di non colpevolezza sino alla sentenza definitiva, ma dall’altro pretendono che la classe dirigente del partito sia ad ogni livello inattaccabile nei comportamenti, nelle relazioni, negli stili di vita ben oltre i fatti di rilevanza penale.”
      Quella che occorre è una risposta politica forte, che sappia interpretare il malessere dei cittadini e di chi crede nel PD, costruendo risposte adeguate e percorsi di rinnovamento e di vera e propria “pulizia” rispetto ai casi di degenerazione, quindi massima e piena chiarezza. Mi sembra che la risposta ci sia stata.
      La tensione sull’etica, che abbiamo affermato e voluto alla base della costruzione del PD, rischiava di appannarsi e di venir meno. Non basta infatti aver approvato il Codice Etico. L’Abruzzo, Genova, Napoli, Firenze, Pescara, Potenza, sono sicuramente questioni diverse e con profili di responsabilità (da accertare) diversi e spesso personali, ma non possiamo non reagire con forza e con ferma severità. Non si tratta di un atteggiamento giustizialista, ma di profondo rigore morale e di forte richiamo all’etica pubblica. I rapporti, pur necessari, di chi governa con il mondo degli affari devono essere trasparenti. Sempre. Ma, appunto, questo è possibile se la politica torna ad essere centrale, anche rispetto alla definizione degli assetti interni e nella scelta delle persone. Questo ci interroga e ci pone con urgenza la necessità di avviare una riflessione sul modo stesso di selezionare la classe dirigente e sugli stessi meccanismi elettorali. Se il consenso diventa una “cosa personale” – ed abbiamo esperienze, nostro malgrado, a tal proposito – allora siamo di fronte ad un serio problema. Un limite lo individuo nei meccanismi di autocandidatura e nella concezione delle primarie come un fine e non come un semplice strumento di scelta tra candidati diversi. Ed anche su questo aspetto mi sembra sia giunta una risposta: “Le primarie sono uno strumento prezioso, una scommessa irrinunciabile. Non devono diventare un’ideologia. Soprattutto, non devono diventare l’occupazione principale, se non esclusiva, del partito. Sarebbe tragico se il PD si riducesse ad un luogo nel quale si discute solo di regole di vita interna.”
      Bene, oltre alle questioni fondamentali sul rilancio della costruzione di un Partito, organizzato e diffuso sui territori; all’aver riaffermato il ruolo di forza realmente riformista che sa criticare l’esistente e proporsi di cambiare; all’aver affrontato, formulando proposte serie e di sistema, la grave situazione di crisi che attanaglia il Paese; all’aver rilanciato la nostra idea di quale sviluppo vogliamo: più scuola, formazione, ricerca, sostenibilità ambientale, sociale ed economica; all’aver proposto la nostra strategia sulle riforme necessarie al Paese; era essenziale fare, con coraggio, piena chiarezza sulla questione fondamentale dell’etica. Lo dovevamo ai milioni di cittadini per bene che credono in questo Partito. Lo dovevamo alle migliaia di dirigenti politici e di amministratori onesti che lavorano quotidianamente nel solo ed esclusivo interesse generale e pubblico.
      Questo, mi sembra faccia ancora la differenza. Scusate la presunzione.
      Giacomo Sanavio

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    2. E’ SU TEMI COME QUELLO DELLA GIUSTIZIA O QUELLO MOLTO IMPORTANRTE DEL TESTAMENTO BIOLOGICO CHE IL PARTEDITO DEMOCRATICO DEVE DISTINGUERSI DA UNA DESTRA SEMPRE PIU’ REDROGADA E SEMPRE PIU’ ARROGANTE (CON UN MINISTRO COME SACCONI CHE, A DISPETTO DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE, MINACCIA “VENDETTE” CONTRO CHI AITERA’
      ELUANA E LA SUA FAMIGLIA A TROVARE LA PACE CHE MERITANO. L’ATTEGGIAMENTO DEL MINISTRO NON E’ DA TERZO MA DA QUARTO MONDO.
      CON L’OCCASIONE LE AUGURO DI CUORE UN FELICE NATALE E UN FELICE ANNO.
      FABRIZIO PICCINETTI

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    3. Gent.ma Onorevole Cenni,
      sono giunto sul suo blog, attraverso google per la proposta di legge sulla “filiera corta”. Su questo tema potrei dare qualche contributo: “la filiera corta è virtuale e si può realizzare con la tecnologia” – Le segnalo la lettura di questo mio articolo pubblicato http://www.simposioagroalimentare.it/indexnews.php?action=fullnews&showcomments=1&id=13. E’ solo uno spunto di riflessione, ma concreto perché sta generando un progetto di valorizzazione dell’olio extravergine a livello internazionale e che ben si applica a tutto il sistema agroalimentare italiano.
      Ma la ragione del mio commento è il suo stupore per la quello che solo una piccola parte del parlamento riesce a vedere.
      Mi sento molto vicino alla sua corrente politica, ma altrettanto distante e critico. Il giustizialismo di cui lei parla è una tendenza sentita, oggi più di prima, per la totale assenza di ruolo da parte della politica su posizioni etiche e morali.
      Io non mi meraviglio di Di Pietro, mi meraviglio di chi fa finta di non vedere il problema e di non assumere anche posizioni radicali (per es. vedi la situazione in Campania) di condanna per rinnovare la classe politica. Altrimenti si passa per chi vuol continuare a proteggere i propri interessi.
      E’ il momento di cambiare, si è persa la credibilità in molti di voi. Sicuramente non è il suo caso, non la conosco ed è puramente casuale questo mio commento: è la prima volta che mi soffermo a commentare un blog di un politico.
      Il fatto sta che il suo post ha toccato una corda molto sensibile in me, che mi trova in forte dissenso. In rete la realtà è ben diversa, ma attenzione perché fuori basta poco per animare gli animi.
      A presto ed Auguri per le festività.
      Gianfrancesco Meale

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