L’ultima sveglia

Europee, amministrative, ballottaggi. Abbiamo esaminato il voto in lungo e largo, abbiamo visto percentuali e numeri assoluti, misurato l’entità di una sconfitta, perché così si chiama.  Le considerazioni che il voto ci consegna sono molte. Tutte vanno esaminate, indagate, affrontate.

E’ certo che in questi  mesi  il Pd ha recuperato rispetto ad una caduta libera nella quale stava precipitando, così come è innegabile che la differenza tra il consenso declamato e quello realmente ottenuto dal Pdl ci dice che abbiamo una chance per ricominciare.

Non sarà semplice. Tra i segnali che non possiamo fingere di non vedere c’è la definitiva consegna alla Storia della rendita di posizione delle aree della sinistra inossidabili, delle regioni e delle province rosse. Non c’è più niente di scontato. Il voto, il consenso, il governo locale oggi non lo si conquista più per qualche decennio, ma lo si gioca volta per volta con il buongoverno, con le persone ed i programmi giusti. Persone e programmi capaci di parlare ai cittadini e alle cittadine, capaci di ascoltare sul serio anche le cose che non amiamo sentire.

In Toscana abbiamo perso Prato, città simbolica, operaia, operosa, città di impresa, città di grande presenza cinese. Nella nostra provincia di Siena abbiamo perduto Casole e Pienza, piccoli comuni attraversati entrambi, per ragioni diverse, da complicate questioni di carattere urbanistico, a favore di liste civiche.

In Toscana la differenza di voti tra Pd e Pdl viaggia sui 150 mila voti. Un differenziale mai sfiorato prima ed incredibilmente esiguo.

Certo, siamo dentro ad una tendenza nazionale e purtroppo europea. Certo, abbiamo riconquistato altri Comuni, vinto molto bene la Provincia di Siena, quella di Grosseto, ma il tema è tutto davanti a noi: Ricominciare.

Ricominciare la strada del radicamento vero del Partito democratico.

Al di là dei numeri, che Italia ci consegna questo voto?

Me lo chiedo ogni giorno. E’ un’Italia fiduciosa nel centrodestra o spaventata del futuro? E’ un’Italia rassegnata o un’Italia che sta per scoppiare? E’ un’Italia più intollerante?

Io penso che sia un Paese che ci sta suonando l’ultima sveglia utile, che ci ha dato segnali pesanti, fatti di non voto o di consenso all’Italia dei Valori e alla Lega. E’ un Paese che forse sta cominciando ad uscire dall’incantesimo del “tutto va bene” e vede la crisi fino in fondo. E’ un Paese che però non riesce a vedere in noi un adeguato progetto alternativo al sogno Berlusconiano, una visione “altra” in cui riconoscersi.

Ricominciare davvero. Questo dobbiamo fare, per costruire un partito, vero, nazionale, vivo, riconoscibile.

Un progetto di Italia concreto, fatto di idee e di opzioni nelle quali ognuno possa trovare la sua dimensione e il suo progetto di vita.

Una classe dirigente rinnovata, fresca, capace di produrre pensiero e cultura politica, capace di riformare e di far sognare, capace di motivare giovani generazioni e mondo economico, uomini  e donne, capace di affermare diritti e doveri, capace di ridefinire luoghi di impegno collettivo.

Andiamo verso il primo Congresso del Pd. Potrebbe essere il momento giusto per ricominciare.  A me francamente non pare che siamo partiti con il piede giusto, e trovo ben poco utile far precedere nomi e tatticismo di schieramento al confronto sul merito delle proposte.

Ad oggi i candidati sono due e mi auguro francamente che non rappresentino la riproposizione di scontri già visti che avremmo preferito consegnare ai precedenti partiti.

Personalmente, in questi giorni ascolterò le piattaforme dei candidati e sceglierò chi meglio saprà rispondere a quelle che io considero alcune delle opzioni irrinunciabili:

  1. Quale Italia. Quale progetto di Paese proponiamo a uomini e donne. L’economia, il superamento della crisi, nuovo welfare, diritti civili e coesione sociale, modernizzazione del Paese, laicità, lavoro, sostenibilità ambientale, differenza di genere, efficienza dello Stato;
     
  2. Quale partito. Rifiuto l’idea di un partito governato dai “signori” dei pacchetti di tessere e dei pacchetti di preferenze. Voglio un partito collettivo di singoli eguali, in cui democrazia, etica politica e morale, partecipazione e volontariato siano gli ingredienti dello stare assieme, voglio un partito capace di elaborare pensieri e progetti lunghi, capace di tornare al Governo del Paese e di mettere in atto concrete strategie di trasformazione. Voglio un partito capace di far battere il cuore;
     
  3. Quale selezione delle classi dirigenti. Temo che in qualche caso abbiamo interamente delegato alle primarie la selezione delle classi dirigenti,  in altri abbiao improvvisato, rinunciando ad uno dei compiti principali per un partito: la costruzione del domani, la ricerca di coloro che verranno dopo di noi, delle occasioni per cimentarsi e misurarsi con l’impegno nei consigli comunali, nei circoli, tra la gente.  I gruppi dirigenti e le liste, non possono essere composte per “lottizzazione” tra componenti, per cooptazione in base al grado di fedeltà. Merito, consenso, trasparenza sono per me fondamentali.

 

Ricominciare. Non basterà un uomo solo al comando, non ci occorre una figura salvifica, ma un segretario ed un gruppo dirigente che vuol rimboccarsi le maniche e che sceglie con chiarezza di non ripercorre schemi del passato.

Ricominciare non è impossibile. La sconfitta dei partiti della sinistra in Europa e il successo di Obama in America ci dicono che la strada giusta è quella che noi abbiamo intrapreso, ma dobbiamo percorrerla seriamente e non fermarci a metà percorso: una nuova forza riformista capace di tenere assieme le storiche opzioni e battaglie della sinistra con le nuove sfide dei mutamenti sociali, climatici, ambientali ed economici. Una forza democratica: un Partito democratico.

E allora al lavoro per ricominciare assieme.

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