Mandiamoli a casa presto

 

Eccolo. È tornato lo Spread, e purtroppo fa sul serio. Ieri, dopo una sparata del vice-premier leghista, (quello con le felpe), sul “dovere” di sforare il limite del 3% al tetto del nostro debito pubblico è stata una gimcana sui mercati. Siamo arrivati a 290, per poi discendere poco sotto.

Discorsi da addetti ai lavori? Numeri che annoiano? Capisco che spesso è complicato far comprendere il nesso grande che c’è tra tutto questo e la vita quotidiana, ma è uno sforzo che va fatto, perché la situazione del nostro Paese continua ad aggravarsi.

Se lo spread tra Btp e titoli tedeschi arriva a 300, significa che i costi del nostro debito pubblico cresceranno, secondo le stime che circolano di almeno ulteriori 1,5 mld di euro. Così, in un soffio.  (E pensare che qualche giorno fa il governo ha bocciato la nostra proposta di abbassamento dell’aliquota Iva su assorbenti femminili perché costava troppo..). Ma tornando al tema, non si tratta dei “soliti allarmismi” perché in questi giorni il direttore generale del tesoro è in tour in Europa con il compito di rassicurare mercati, investitori e Bruxelles. Non ci aspettano mesi semplici perché tutto questo accade mentre si apre una folle guerra dei dazi aperta da Trump nei confronti della Cina (che detiene buona parte del suo debito pubblico Usa), mentre le incognite su Brexit complicano la vita dei mercati veri, della programmazione europea. Non va dimenticato che sulla testa del Paese, e quindi di cittadini e di imprese, è appesa la scure dell’aumento generalizzato dell’Iva, rischio ad oggi assolutamente non sventato, e che non avremo più la BCE di Mario Draghi ad acquistare il nostro debito pubblico per consentire un respiro di sollievo.

Quindi, per chiarezza, se i mercati e i tanti speculatori della finanza decidono di affondarci, ci sarà da piangere, e soprattutto ci sarà da risanare, e come si risana: beh le possibilità non sono molte, o aumenti l’Iva (e pagano cittadini e imprese, decrescono i consumi), o metti una Patrimoniale (pagano i cittadini e le imprese, e, dico io, potresti anche farlo, ma non per pagare il debito, ma per fare investimenti).  Oppure…arriva la letterina di Bruxelles e prepari una manovra di quelle che tolgono il respiro. Ecco perché lo spread interessa molto la vita delle persone.

E allora la prima cosa sarebbe un po’ di serietà, la nostra credibilità e la capacità di costruire alleanze con altri Paesi, cosa adesso impossibile perché siamo riusciti a isolarci dal resto d’Europa in un modo che non ha eguali, né precedenti.

Basterebbe questo per mandare a casa subito l’attuale Governo, ma sappiamo che fino al 26 di maggio purtroppo dovremo ancora assistere alle inconcludenti, e forse tattiche, risse quotidiane tra i vice-premier che oramai affollano i quotidiani e i notiziari, all’invisibilità del Presidente del Consiglio.  Ma arriverà il 27, e risse o non risse, saranno giorni amari per gli italiani.

Intanto il Segretario del Pd, con i gruppi parlamentari ha presentato un “Piano per l’Italia”, tre proposte concrete, serie che parlano alle famiglie, ai redditi, alle imprese, alla nostra comunità.

Costruire l’alternativa, questo dobbiamo fare. Anche per questo il risultato delle Europee è importante e lo sarà quello dei tanti Comuni al voto.

Da settimane giro molto il mio collegio, la provincia di Siena, la Toscana, con qualche capatina in altre Regioni per la campagna elettorale nei Comuni al voto e per le Elezioni Europee. Trovo fermento, trovo il buon risultato di un gran lavoro per costruire coalizioni ampie del centrosinistra, e trovo, dopo molto tempo, una straordinaria novità: liste con tante donne e con molti e molte under 30. Una nuova generazione in campo che si mette a disposizione dei progetti di Governo locali elaborati dal Pd e dal centrosinistra. È un dato significativo, un importante segno di ripartenza e di speranza. Cosi come la rivolta delle lenzuola, un atto semplice, di contestazione, di presa di distanza, che sta crescendo, ovunque Salvini si rechi, ci racconta che non c’è un Paese ripiegato, che le coscienze civili, antifasciste, anche quelle che hanno sospeso il loro voto, in questa Italia sono ancora molte. Le donne, l’antifascismo e il civismo hanno riempito vuoti.

In questi giorni su questo tema ha scritto un piccolo contributo che vi consiglio di leggere l’ex Presidente della Camera Luciano Violante. Violante riprende il dibattito aperto sul tema fascismo e antifascismo nei giorni nostri e invita ad attenzione nell’usare le parole, sostenendo che il vero problema che si sta determinando nel nostro Paese è l’affermarsi, giorno dopo giorno, di un nuovo “principio di diseguaglianza” assai pericoloso, capace di scardinare il nostro assetto democratico, che dobbiamo saper arginare. I bimbi a cui viene negata la mensa, con un genitore in difficolta nel pagare la retta, i disperati del mediterraneo, le minacce di stupro contro una donna Rom, le parole che veicolano odio…”germi di violenza” appunto, che possono generare un disastro irrecuperabile.

Tutto questo lo sconfiggi con la politica, con un certo modo di fare politica, di rimettere in campo stili, linguaggi, comportamenti, etica, valori democratici, coesione.

È complicato. Molto in un tempo di linguaggi semplificati dall’uso di pochi caratteri…ma questo è il nostro dovere. Prendo ancora in prestito le parole di Violante

“…fare politica significa spostare forze. È faticoso, ma pensiamo si possa uscire da questa situazione senza fatica?”

No, non si può fare senza investire in fatica, nelle idee, nei progetti, nelle persone e nei comportamenti.

Quindi avanti tutta in questi ultimi dieci giorni! Parliamo dei nostri progetti, delle difficoltà delle persone. Facciamolo con le parole e con i comportamenti, e soprattutto investendo sui contatti diretti.

Per raccontare la verità le persone vanno guardate negli occhi ed ascoltate, con qualche Hashtag in meno e tanta umanità. Anche così si ricostruisce la sinistra che ci serve.

Susanna

 

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