Manifesto d’intenti della Conferenza delle donne Democratiche

Viviamo in un tempo di grandi mutamenti, di trasformazioni sociali, economiche e culturali che incidono sulla vita di tutte e tutti.

I cambiamenti climatici impongono nuovi modelli di sviluppo e di consumo, le modalità di connessione offrono senza intermediazione i flussi di informazione, i grandi processi migratori stanno modificando radicalmente la composizione demografica dei continenti, i mutamenti degli equilibri geopolitici ci presentano una comunità internazionale più debole ed un mondo più frammentato con nuovi conflitti e nuove guerre. E’ un mondo più vicino, più connesso, in cui scienza e tecnologia hanno migliorato la vita di tanti, in cui nuovi percorsi di autodeterminazione arricchiscono le relazioni di affetto e familiari, ma segnato da fortissime diseguaglianze e squilibri, da continui contrattacchi e da nuove violenze.

La vita quotidiana è travolta da queste trasformazioni. Bisogna mettersi in ascolto, mettere in campo un pensiero e un agire politico all’altezza dei bisogni delle donne e degli uomini di questo tempo, recuperando una visione della società che metta al primo posto il benessere e l’autodeterminazione delle persone e delle comunità.

La donne sono al centro di queste trasformazioni. Il loro protagonismo, resosi clamorosamente manifesto nella Conferenza Onu di Pechino del 1995, ha mutato profondamente le relazioni e la convivenza tra le persone. La nostra libertà ha portato scompiglio nel mondo, mettendo in discussione secolari rapporti di dominio e di potere tra i sessi, affermando la differenza dei nostri corpi e l’autonomia del nostro sguardo.

Questa libertà è continuamente sotto attacco. E’ l’obiettivo delle destre illiberali nel mondo, che temono la responsabilità e l’autonomia femminile, la capacità delle donne di costruire convivenza, tessere relazioni tra differenze.

L’azione delle donne è necessaria, oggi più di ieri, protagoniste delle comunità di cui si prendono cura nel quotidiano, per far fronte alle paure che stanno emergendo in maniera incontrollata e preoccupante nella società e che soffiano sul fuoco dei populismi, dei razzismi, dei fascismi e dei nuovi movimenti fondati su odio, xenofobia e sessismo.

Per questo dobbiamo ricostruire, riannodare, ridare valore e forza alla nostra soggettività di donne. Fare rete, con la consapevolezza di non essere un blocco unico o una categoria sociale, ma di essere attraversate da differenze, risultato di intersezioni culturali, economiche, territoriali, di orientamento sessuale.

Abbiamo il bisogno urgente di impostare e declinare linguaggi, narrazioni, individuare nuovi conflitti e affrontarli con nuove strutture mentali e nuove idee, soprattutto per ascoltare e dare voce alle giovani donne.

Per questo diamo vita e aderiamo alla Conferenza delle democratiche, un luogo autonomo di donne dentro il Partito Democratico, con una grande proiezione esterna, un luogo aperto e inclusivo. Non un luogo di donne per le donne ma un luogo di donne per tutti, uno spazio di elaborazione, proposta, azione politica, e insieme un luogo di ascolto, incontro, confronto.

Per noi la Conferenza delle democratiche è un luogo capace di intercettare e dare forza politica al protagonismo delle donne, uno strumento con il quale attraversare, contaminare e segnare la vita del Partito Democratico, orientare la definizione del campo largo di un nuovo riformismo e delle sue scelte per il Paese.

Per farlo, bisogna costruire una nuova connessione tra le donne dentro e fuori il PD, con le singole donne, quelle impegnate nell’associazionismo, nei sindacati, le donne del mondo del lavoro, delle professioni, del sapere, della cultura, dello sport.

Per rendere universali le libertà conquistate, per estendere i diritti ottenuti, per dare dignità alle tante e ai tanti che ancora oggi vivono nella sofferenza, per individuare i nuovi soggetti che devono essere al centro della nostra azione. Dobbiamo avere il coraggio di fare il salto di qualità di cui parliamo da tempo, andando oltre la mera presenza numerica riconosciuta e raggiunta grazie al percorso fatto negli anni che abbiamo alle spalle. Non è solo una battaglia per avere più donne nel gruppo dirigente del Partito, così come nei livelli istituzionali e di governo. Si tratta di qualcosa di più impegnativo, di più difficile e proprio per questo più affascinante ed ambizioso.

La scelta del PD di avere il 50% di donne nei luoghi della decisione non può limitarsi ad un effetto quantitativo, per quanto importante: la presenza massiccia e paritetica delle donne in luoghi dove prima c’erano prevalentemente uomini deve sempre più “fare” la differenza. I saperi delle donne, la loro soggettività politica, devono diventare un terreno di confronto culturale per tutti, una sfida per una ricollocazione politica, ideale e programmatica, delle democratiche e dei democratici nella società italiana.

Per questo dobbiamo ricostruire uno spazio autonomo di donne dentro il Partito Democratico a partire dalla consapevolezza di essere parte di un soggetto politico collettivo. Ricostruire la Conferenza delle Donne Democratiche significa, per tutte noi, riappropriarci di un luogo nel quale riconoscerci, darci forza, vincere il rischio all’omologazione, avere uno strumento per coltivare, far crescere e far contare, nelle scelte e nelle pratiche, il punto di vista autonomo e libero delle donne.

Così la nostra forza, la forza enorme e dirompente delle donne, potrà costituire una spinta e una guida non solo per noi e per il Partito democratico, ma per tutte e tutti, per un paese più giusto, a misura di donne e uomini. Il futuro non è un destino già scritto, è un progetto del quale le donne vogliono e devono essere protagoniste.

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