Mascherine e tristi recite

Un convegno al Senato per dire che la mascherina non serve più e che il virus non è più pericoloso. Una piccola armata Brancaleone, con Salvini, che ha rifiutato di indossare la mascherina, Sgarbi, una delle figure verbalmente più violente che io abbia mai ascoltato in Parlamento, e purtroppo tra gli altri, un poco opportuno Bocelli che stavolta ha decisamente “steccato” con un poco comprensibile discorso sulla negazione degli effetti del virus e sulla sua “umiliazione” per il lockdown (e un successivo poco riuscito tentativo di scuse).

E invece la mascherina serve ancora, e serve soprattutto tanta prudenza perché in questi giorni i contagi tornano a salire anche nel nostro Paese, in modo particolare in Veneto e Lombardia, certo, fortunatamente in modo controllato e in gran parte per rientro da Paesi dove il virus sta decisamente crescendo (come in Romania). Riprende in Spagna, preoccupando nuovamente l’Europa, e raggiunge la cifra di un morto al minuto negli Stati Uniti. Sono oltre 16 milioni i contagi nel mondo, e ad oggi oltre 35000 i morti nel nostro Paese. Per non dimenticare questi morti e cosa la Pandemia è stata, nella scorsa settimana la Camera ha approvato una norma che fissa al 18 marzo il giorno in cui ricordare e tornare a parlarne ogni anno, affinché la memoria di questo dolore, delle immagini di quei camion militari che trasportano salme, e dello sforzo di tanti, medici, infermieri, istituzioni, non venga cancellata.

Covid non è un’invenzione. E purtroppo non è stato un passaggio indolore.

Covid non ci lascia solo macerie sanitarie e dolore per le perdite. Nei giorni scorsi un rapporto presentato da Confcooperative e Censis ci ha detto che nel nostro Paese 2,1 milioni di famiglie hanno almeno un componente che lavora in modo non regolare, e che 1.059.000 famiglie vivono di quel reddito non certo. Il 44,2% di queste famiglie vive al sud. Sempre il rapporto certifica che 15 Italiani su 100 hanno visto in questi mesi un peggioramento del loro reddito di oltre il 50%. E basta fare un giro nei centri storici per vedere direttamente cosa lo stop dei flussi turistici ha generato sul commercio, sui pubblici esercizi. Il Ministro Gualtieri nei giorni scorsi parlando a Camera e Senato sugli scenari, sui contenuti del PNR (di cui trovate notizie all’interno), e sul nuovo scostamento di Bilancio di ulteriori 25 miliardi, ha detto che senza i provvedimenti assunti in questi mesi avremmo perso almeno 1.500.000 di posti di lavoro.

Potrei continuare a lungo con i numeri dell’evidenza, degli osservatori economici, di coloro che ogni giorno lavorano per attenuare la sofferenza di famiglie e solitudini, ma mi pare chiaro che adesso ogni sforzo va prodotto per evitare che il virus torni a colpire senza controllo, e adesso per arginare la povertà, il disagio sociale, tornando a creare lavoro.

Lavoro e buona crescita, svolta green, riduzione dei divari di ogni genere, a partire da quello digitale, efficienza della pubblica amministrazione, investimento sulle donne, sburocratizzazione, ricerca ed innovazione, sono le voci principali del Piano Nazionale per le Riforme, che di norma cammina assieme al DEF, ma che quest’anno rappresenterà la condizione per ottenere ed usare bene le importanti risorse sulle quali la scorsa settimana si è raggiunto l’accordo a Bruxelles, 750 mld. La quota principale di queste risorse sarà destinata al nostro Paese, 208 mld, 127 in prestiti e 81 in sovvenzioni. Il Recovery Found, nell’ambito del Next Generation EU, ha l’obiettivo di sostenere le riforme e gli investimenti degli Stati Membri per agevolare una ripresa duratura. Abbiamo una grande responsabilità, quella di usare queste importanti risorse nel modo giusto. Appunto, per creare lavoro di qualità ed una crescita buona e sostenibile.

Nella settimana la comunicazione del Premier Conte e il voto di risoluzioni hanno prorogato lo Stato di emergenza al 15 ottobre. Purtroppo c’è ancora bisogno di protocolli, di regole, di distanziamento per evitare di tornare all’emergenza dei numeri e dei morti, e forse anche per questo sarebbe il caso di decidere di accedere a quelle importanti risorse messe a disposizione dal Mes per un salto di qualità ed una modernizzazione di tutto il nostro sistema sanitario.

Lucrezia Reichlin scrive in un suo pezzo raccolto in una recente pubblicazione del CNEL sugli scenari dopo covid, che “le crisi rivelano sempre fragilità pregresso del sistema economico, ma anche l’adeguatezza delle istituzioni che lo regolano. Sono un test della resilienza della nostra società”

Io credo che ci sia tanta verità in queste parole. Covid ha colpito un mondo già alle prese con una crisi ambientale e climatica, con grandi movimenti migratori, con instabilità finanziaria, diseguaglianze profonde, generate da modelli e rotte sbagliate.

Se ne uscirà solo rovesciando il vecchio sistema e costruendo davvero nuovi equilibri e scenari.

Anche per questo lo spettacolo indecoroso che in questi giorni è stato dato con le nomine dei presidenti delle commissioni in Parlamento, o con il blitz che ha impedito in Puglia il varo della doppia preferenza nella legge elettorale regionale appare ancora più pesante: perché ci si aspetterebbe da tutti uno sforzo prioritario e complessivo, per dare fiducia al Paese, ai suoi cittadini, alle imprese, per costruire quella “resilienza” indispensabile.

La prossima sarà la settimana della legge contro l’omotransfobia e la misoginia. Dopo un lungo e paziente lavoro del relatore Alessandro Zan in commissione è stato licenziato un testo importante, che si attende da anni dopo troppi tentativi fermati nelle aule parlamentari.

Stavolta è vietato sbagliare.

Intanto si chiudono le liste per le elezioni regionali anche in Toscana. Nel senese si conferma, e con il ruolo di capolista, Simone Bezzini, consigliere valdelsano uscente, sul quale c’è un consenso larghissimo ed un riconoscimento indiscutibile del grande lavoro svolto in questi anni. A lui si aggiungono Gabriele Berni, Giovanni Mezzedimi, Anna Paris, Elena Rosignoli e Elena Salviucci.

Ci attende una campagna elettorale breve e calda, e, spero per tutti voi, un pò di riposo.

Susanna

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