La legge sulla biodiversità agraria e alimentare ha iniziato il suo cammino. Per Franceschini il Pd impegnato per la sua approvazione entro l’anno

Parla toscano la proposta di legge sulla biodiversità agraria e alimentare che ho presentato il 20 maggio scorso nella sala stampa di Montecitorio, insieme al presidente nazionale di Slow Food Roberto Burdese e a Dario Franceschini, presidente del gruppo Pd alla Camera. Erano presenti i principali esponenti del mondo agricolo nazionale e delle associazioni di categoria, fra i quali Giuseppe Politi, presidente nazionale della Cia; Stefano Masini e Giuseppe Gargano di Coldiretti; Daniela Piccione di Cna Alimentare; Paolo Russo, presidente della commissione Agricoltura della Camera; Osvaldo Veneziano, presidente nazionale Arcicaccia; Nino Morabito di Legambiente; Fabrizio Vigni, coordinatore Ecodem; Maria Grazia Mammuccini di Arsia; Enrico Favi della Regione Toscana; e Nicodemo Oliverio, capogruppo Pd in commissione agricoltura.

“Quello della biodiversità è un tema prioritario – ha detto Burdese. – Oggi siamo a un bivio: abbiamo già perso troppa della nostra biodiversità, dal secondo dopo guerra e soprattutto dagli anni 70 in poi. Questa legge può costituire una svolta storica per l’agricoltura, per la nostra alimentazione ma anche per l’economia del nostro Paese. Se verrà approvata, molti progetti già esistenti sul territorio potranno trovare nuova linfa. Noi di Slow Food siamo solo uno dei centinaia di soggetti, fra cui ad esempio gli agricoltori custodi, che lavorano per la biodiversità. In particolare come Slow Food siamo contenti che nella proposta di legge venga enfatizzato il concetto di ‘comunità del cibo’ come elemento di riferimento nella salvaguardia della biodiversità sia agricola che selvatica. Mi auguro, nell’interesse del nostro Paese, che il percorso di questo disegno di legge sia rapido e condiviso”.

Il testo, sottoscritto da circa ottanta deputati di entrambi gli schieramenti (Pd, Idv, Udc e Pdl), è stato illustrato alla stampa e ai rappresentanti del mondo agricolo, cui abbiamo anche distribuito una bustina di semi inventariati dagli ‘agricoltori custodi’ (sono oltre un centinaio in Toscana), donati per l’occasione da Liviano Venturi, presidente dei coltivatori toscani. La presentazione coincideva con la settimana internazionale della biodiversità, iniziativa voluta dall’Onu per portare all’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica problemi e rischi legati all’impoverimento ambientale del pianeta.

I semi dei coltivatori custodi

La proposta di legge punta a colmare un vuoto normativo sul piano nazionale, promuovendo azioni concrete per il corretto mantenimento della diversità biologica vegetale e animale del nostro Paese. Un testo che nasce anche dal contributo fondamentale della regione Toscana, che già nel 1997 ha approvato una norma regionale sulla tutela delle risorse genetiche autoctone, aprendo la strada ad altre regioni. Sempre la Toscana ha poi realizzato la prima mappatura dei prodotti agroalimentari tradizionali regionali (un repertorio, il più ricco in Italia, che conta 465 prodotti) e il ‘Manifesto sul futuro dei semi’, dove si definiscono alcuni concetti base per la sostenibilità dell’agricoltura nei prossimi decenni. Penso infine alla Rete delle Donne per la sicurezza alimentare e la salvaguardia della biodiversità e alla Rete delle Regioni OGM free. Tutti temi sui quali il Governo nazionale è assolutamente assente. Invece per l’Italia, che è ricchissima di biodiversità, si tratta di un’opportunità economica importantissima, visto che il solo turismo enogastronomico produce un fatturato annuo di circa 5 miliardi di euro”.

Dario Franceschini si è impegnato a sostenere in via prioritaria la proposta di legge alla Camera, parlando di “un’occasione unica per la competitività italiana nel mondo globale. L’Italia diventa competitiva nei prossimi decenni se investe su quello che ha, su ciò che non è copiabile o replicabile. Compito della politica è sostenere la vocazione economica di un Paese e di un territorio e questa proposta di legge va esattamente in questa direzione”.


Le proposte del Partito democratico sulla agrobiodiversità. La legge individua una serie di strumenti per la tutela, la valorizzazione, la promozione dell’economia locale e della conoscenza attorno a semi e razze animali. I principali sono: la creazione di una anagrafe nazionale della biodiversità animale e vegetale, con l’obiettivo di aggiornare e tutelare l’elenco delle varietà e razze locali; la costituzione di una rete nazionale dei coltivatori ‘custodi’ e degli allevatori di popolazioni animali a rischio di estinzione e di diminuzione genetica, che operi in raccordo con le Regioni con il compito di conservare e tutelare il patrimonio genetico locale. E poi l’istituzione degli itinerari della biodiversità, con mappe nazionali delle biodiversità agrarie e alimentari e campagne di informazione e promozione a sostegno del turismo agroalimentare; la promozione e il sostegno delle comunità del cibo e della biodiversità agraria ed alimentare, nate da Terra Madre e Slow Food; e infine investimenti pubblici nel settore della ricerca sulla biodiversità.

In questi giorni sui temi della biodiversità sono tornati a parlare a Firenze, a “Terra Futura”, Carlo Petrini e Vandana Shiva. Nel frattempo il testo della legge ha iniziato il suo iter in Commissione Agricoltura.

Sempre in tema di biodiversità, venerdì 4 giugno parteciperò alla XVIII Giornata Enologica promossa dall’Istituto Tecnico Agrario di Siena, che avrà come tema la biodiversità in agricoltura tra tutela e innovazione. L’iniziativa si terrà presso l’Enoteca Italiana di Siena – Bastione San Filippo.

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