Per accelerare la produzione, centrale il ruolo del sito Gsk di Rosia

«Lo stabilimento di Gsk a Rosia è un centro di eccellenza internazionale ed ha già avanzato la propria candidatura per collaborare alla costituzione di una filiera nazionale dei vaccini mediante la riconversione di alcune linee produttive: a questo punto, dunque, è necessario che il Governo si esprima chiaramente sulla reale possibilità di inserire tale sito tra i poli produttivi nazionali per il vaccino anti-Covid». È quanto sostiene l’onorevole Susanna Cenni (PD) che nei giorni scorsi ha presentato, insieme al collega Luca Sani (Pd), un’interrogazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai Ministeri della Salute e dello Sviluppo economico.

 

I ritardi nelle forniture e la mancanza di dosi hanno, soprattutto nella prima fase, rallentato notevolmente la campagna di vaccinazione ed è ormai chiaro che serviranno, nei prossimi anni, continui e ripetuti richiami del vaccino. Ecco perché, come ha recentemente ribadito il premier Mario Draghi, il Governo mira ad accelerare la produzione nazionale di dosi attraverso il trasferimento tecnologico e l’individuazione di nuovi siti.

 

«Secondo i sindacati – spiega l’onorevole Cenni – la capacità produttiva delle linee di infialamento e confezionamento del sito di Rosia potrebbe produrre fino a 30 milioni di dosi al mese. Sia il responsabile globale della ricerca Gsk, Rino Rappuoli, che il responsabile della produzione del sito di Rosia, David Serp, hanno confermato la possibilità di utilizzare gli impianti esistenti per formulare, infialare e confezionare conto terzi i vaccini attualmente approvati e senza bisogno di interventi di riconversione particolarmente complessi».

 

Ecco perché è indispensabile comprendere quali siano le intenzioni del Governo. 

 

«Nell’incontro che si è tenuto a marzo al Ministero dello Sviluppo economico – aggiunge l’onorevole Cenni – era emersa la possibilità di avviare la produzione in Italia in un tempo stimato di 4-6 mesi e si era dato mandato ai rappresentanti del settore di individuare i siti produttivi in grado di farlo. È giunto il momento di avere risposte e capire, davvero, come il sistema Italia è in grado di portare avanti questo progetto, con la convinzione che anche lo stabilimento di Rosia possa fare la sua parte».

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