Più rispetto per le donne italiane: lo chiedono le parlamentari Pd

Le deputate del Pd ci sono e si fanno sentire, attraverso lo strumento dell’azione parlamentare. Tra le molte iniziative ne cito due, di cui sono tra le firmatarie. La prima: un’interpellanza urgente indirizzata al Presidente del Consiglio affinchè riferisca in Parlamento sulla presunta esistenza di un sistema di scambio tra relazioni sessuali, denaro e potere, che vede in lui il proprio epicentro. La seconda: un ordine del giorno che impegna il governo ad aprire un confronto nel Parlamento e nelle commissioni sul tema della riforma del sistema pensionistico e di un nuovo welfare inclusivo.

Partiamo dall’interpellanza. Da molti mesi gli italiani hanno appreso da servizi fotografici, interviste e dichiarazioni mai smentite, che a villa Certosa in Sardegna e a Palazzo Grazioli a Roma, divenuta peraltro sede di governo, il Presidente del Consiglio era solito trattenere incontri e feste con giovani donne, anche minorenni, che ricevevano in cambio denaro e promesse di promozioni professionali, anche nell’ambito della rappresentanza politica come candidate nelle istituzioni. Noi crediamo che il dovere primario di un Presidente sia quello di tutelare le istituzioni come bene pubblico, essere d’esempio nell’applicazione della Costituzione, essere coerente con gli impegni elettorali assunti e trasparente nei comportamenti. Quello che chiediamo a Berlusconi è se non crede, con i suoi comportamenti, di violare il rispetto della dignità della persona ed il riconoscimento dell’eguaglianza uomo-donna nella sfera pubblica e nelle istituzioni elettive, come sancisce la Costituzione e se non crede di dover adottare misure e promuovere riforme per garantire che la selezione della classe dirigente del nostro Paese, ad ogni livello e grado, avvenga sulla base della più scrupolosa osservanza del merito, della competenza e della dedizione al bene comune.

Su queste domande vorremmo sentire la voce del Premier, che francamente da un anno a questa parte ha fatto solo fugaci e rare apparizioni in Parlamento. Ho qualche dubbio che il Presidente abbia più rispetto del Parlamento di quanto lo ha per i giornali a lui non favorevoli, ai loro lettori, a tutti gli italiani che vorrebbero capire perché l’immagine del Paese deve essere danneggiata dai suoi comportamenti privati. Berlusconi è un leader politico eletto legittimamente dagli italiani che ha oggi la responsabilità di guidare il Paese. Come ha detto Giuseppe d’Avanzo sulla pagine de La Repubblica, è di come lo fa che dobbiamo parlare. “Il Cavaliere come muove il suo potere, come interpreta le sue responsabilità? Danneggia il Paese o lo migliora? Ne deteriora o ne irrobustisce la democrazia?”. Noi la nostra risposta ce la siamo già data da un pezzo.

L’odg sulla riforma del sistema pensionistico. Sono partiti con le donne del pubblico impiego, innalzandone l’età pensionabile a 65 anni: mai una riforma di tale importanza era stata introdotta tramite emendamento del governo ad un decreto legge e, per di più, tramite il voto di fiducia. Con questo odg, partito su iniziativa delle parlamentari Pd della Commissione lavoro Lucia Codurelli e Marialuisa Gnecchi, vorremmo affrontare seriamente il tema in Parlamento, partendo da tutto ciò che ancora manca al nostro Paese per una reale parità di genere. A prima vista la questione potrebbe sembrare tutto sommato equa, se non fosse che in Italia il gap su servizi, genitorialità, retribuzioni, carriera, mercato del lavoro, rappresentanza è assolutamente inaccettabile.

La sentenza della Corte di giustizia europea è stata interpretata dalla maggioranza in chiave strumentale per introdurre un sistema rigido per le lavoratrici, in luogo di una flessibilità che tenga conto anche delle loro condizioni reali, del tempo di lavoro che hanno alle spalle, dell’occupazione che stanno svolgendo e delle condizioni in cui è svolta, delle scelte di vita e delle condizioni di reddito. Quello che, in realtà, ci contesta l’Europa “è la funzione suppletiva, o compensativa che in Italia, di fatto, svolge la differenza di età pensionabile tra uomini e donne. E’ un “risarcimento” che non è considerato idoneo e sufficiente né a garantire un’effettiva parificazione tra uomini e donne, né ad assicurare il rispetto delle norme europee che mirano a garantire generali e concrete condizioni di vera pari opportunità.

Il nostro Paese, infatti, è indietro su tanti fronti: manca di un reale sostegno alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro – ricordiamoci che l’obiettivo di Lisbona è quello di arrivare al 60 per cento di occupazione femminile entro il 2010 e che noi siamo fermi al 46,3; è inadempiente nell’attuazione delle direttive comunitarie in materia di promozione e formazione professionale, accesso al lavoro, remunerazione, regimi di sicurezza sociale, rappresentanza e contrasto del fenomeno delle “dimissioni in bianco”; non fa ancora abbastanza per elevare i servizi di cura all’infanzia (secondo gli ultimi dati Istat, sei bambini su dieci tra 0 e 3 anni sono affidati ai nonni quando la madre lavora e solo due su dieci frequentano un asilo nido pubblico o privato).

Per parificare l’età pensionabile bisogna partire da qui, introducendo un sistema sociale e di welfare che fornisca quei servizi minimi che mancano in Italia e la cui mancanza va a netto svantaggio delle lavoratrici, ma anche del Paese, della sua crescita civile e democratica, della competitività del suo sistema economico.

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    4 commenti


    1. Ricordiamoci che la colpa di questa situazione non è solamente di Berlusconi ma anche di quelle donne che si prestano a tali giochi di potere pur di emergere perchè non hanno altri argomenti di cui parlare e trattare se non la bellezza,ecc.Le donne devono combattere contro queste figure iniziando già in famiglia con l’insegnamento ai figli di valori morali e ideali basati su onestà,amore, lealtà, studio e lavoro

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    2. Berlusconi ha denunciato REPUBBLICA per le 10 domande a cui non ha mai dato risposta. Penso che
      se il giudice gli desse ragione verrebbe bloccata tutta la stampa e noi saremmo uno stato non più democratico

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