Proposta di istituzione di una Commissione d’inchiesta col fine di indagare la destrutturazione del tessuto produttivo, le condizioni dei lavoratori nelle filiere lunghe e i pericoli di infiltrazioni criminali

“Proposta di istituzione di una Commissione d’inchiesta col fine di indagare la destrutturazione del tessuto produttivo, le condizioni dei lavoratori nelle filiere lunghe e i pericoli di infiltrazioni criminali

ottobre 2016

ONOREVOLI COLLEGHI – L’affermazione del modello produttivo postfordista e le trasformazioni dell’impresa sono plasticamente rappresentabili nella perdita progressiva di unitarietà del tessuto imprenditoriale. Esso si presenta sempre più frammentato, soggetto a differenti processi di destrutturazione, delocalizzazione o di ricomposizione, come, a titolo esemplificativo: somministrazione, distacco, appalto, cessione di rami d’azienda, sub specie di gruppo, consorzio, filiera, distretto, rete.

Questi fenomeni fanno emergere con particolare evidenza la problematica della disciplina dei rapporti di lavoro sui quali i fenomeni di decomposizione datoriale riverberano drammaticamente.

È indispensabile che le istituzioni si occupino di questi processi e delle ricadute che essi possono avere sulle migliaia di lavoratori e lavoratrici coinvolti, considerando peraltro che le norme che regolano queste trasformazioni risultano lacunose per quel che riguarda le tutele dei loro diritti.

Spesso ci si trova di fronte a particolari assetti societari, o meglio assetti organizzativi, nei quali emerge un’inedita sovrapposizione di fattispecie contrattuali che generalmente sono prese in considerazione in modo autonomo. È il caso, per esempio, dell’appalto e della somministrazione. Addirittura, in alcuni casi, si verifica un’intersezione soggettiva nella quale la società di somministrazione e quella appaltatrice o utilizzatrice possono anche far parte dello stesso gruppo societario.

In questo quadro emerge un dato inequivocabile: man mano che i lavoratori si allontanano dalla società committente, peggiorano progressivamente le loro condizioni di lavoro. Viene applicato loro un contratto collettivo che – diversamente da quello applicato dal committente – prevede un trattamento retributivo e normativo nettamente inferiore. A ciò si aggiunga che spesso la ‘filiera’ organizzativa viene ‘chiusa’ da una cooperativa costituita ad hoc in qualità di appaltatrice o subappaltatrice, grazie alla quale si verificano ulteriori compressioni dei diritti.

Occorre prendere definitivamente atto di ciò che le imprese hanno acquisito da tempo: vi è un’aporia legale e contrattuale rispetto alla sovrapposizione dovuta alle «ingegnerie organizzative» che appunto né la legge né tantomeno la contrattazione collettiva intercetta, tanto più che, spesso, i lavoratori rimangono fisicamente nello stesso posto e quindi non hanno nemmeno la percezione materiale di quello che giuridicamente sta avvenendo loro.

In questo contesto, si inserisce quanto avviene in un settore in crescente sviluppo quale è quello della logistica, caratterizzato da sistemi di organizzazione del lavoro just in time per garantire tempi di distribuzione delle merci dai produttori ai venditori o, addirittura direttamente ai consumatori sempre più celeri.

In questo settore, i lavoratori – che non sono alle dipendenze dell’impresa produttrice (che, invece, è spesso di medie e grandi dimensioni) – sono per lo più soci-lavoratori di cooperative ai quali non viene applicato il contratto collettivo nazionale di lavoro; ne conseguono pessimi trattamenti normativi e retributivi oltre al mancato godimento di misure idonee a tutelare la salute e sicurezza.

Non sono infrequenti, infatti, incidenti anche gravi sui luoghi di lavoro

Inoltre, queste cooperative spesso fanno parte lavoratori migranti che, stante la loro necessità di mantenere il loro lavoro al quale è connesso il permesso di soggiorno, non hanno alcun potere contrattuale né tantomeno accesso alla tutela giudiziale della loro posizione.

Ritengo quindi sia urgente che le istituzioni, attraverso questa commissione d’inchiesta, si occupino della frammentazione che causa, in particolare in alcuni settori, la permeabilità del sistema alle infiltrazioni della criminalità organizzata e una seria compressione del perimetro dei diritti dei lavoratori e dei loro salari.

E’ necessario, perciò, indagare il fenomeno per mapparlo e controllarlo onde contenerne gli sviluppi fraudolenti ed individuare soluzioni volte a riportare una situazione di equilibrio.

 

Art. 1.
(Istituzione e compiti della Commissione parlamentare di inchiesta).

  • È istituita per la durata della XVII legislatura, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni riguardanti i processi di destrutturazione, delocalizzazione e ricomposizione delle imprese italiane, di seguito denominata «Commissione», con l’obiettivo di:
    1. Verificare e mappare i fenomeni societari e organizzativi che comportano filiere di produzione molto lunghe;
    2. Verificare le conseguenze di questi processi sul mercato del lavoro;
    3. A seguito della morte di Abd Elsalam, mentre manifestava insieme ad altri colleghi con l’obiettivo di migliorare la propria condizione lavorativa, definita di semi schiavitù da numerosi operatori del comparto, accertare quali interventi possano essere posti in essere a tutela dei lavoratori;
    4. Verificare la regolarità e la conformità alle normative vigenti, con particolare riferimento alle eventuali infiltrazioni di stampo criminale causate da questo tipo di modello industriale;
    5. Valutare la congruità della normativa vigente e formulare le proposte di carattere legislativo più idonee a garantire il rispetto della legalità e della dignità umana;
  • La Commissione ha il compito di accertare i risultati raggiunti e gli eventuali limiti istituzionali, tecnologici, normativi, organizzativi e finanziari attribuibili al livello nazionale, anche ai fini dell’inadeguatezza delle azioni delle istituzioni nel contrasto dei fenomeni di cui al comma 1, con particolare riferimento al mancato esercizio dei poteri di prevenzione, di controllo e sanzionatori previsti dall’ordinamento, alla funzionalità del sistema di raccolta dei dati e delle informazioni da parte dei soggetti pubblici coinvolti e alla valutazione approfondita di fatti e di fenomeni sociali al fine di prevedere politiche di prevenzione e di individuare poteri di controllo e di repressione più efficaci.
  • La Commissione, in particolare, raccoglie dati sulle diverse realtà territoriali e dei distretti industriali italiani allo scopo di studiare i meccanismi legati a questi fenomeni, in particolare per quanto riguarda:
    1. La mappatura delle cooperative operanti sul territorio nazionale;
    2. Il sistema delle tariffe e dei bonus riguardanti i lavoratori legati a ciascun comparto, anche in relazione ai contratti collettivi;
    3. I sistemi di subappalto dai grandi consorzi alle piccole cooperative;
    4. Le metodologie più adatte a informare i lavoratori dei cambiamenti legati alle trasformazioni societarie;
    5. I sistemi di pagamento dei lavoratori, con particolare riferimento alle indennità di trasferta che sono esenti dal pagamento delle tasse;
    6. La revisione della legge 152/2001 sulle cooperative;

Art. 2.
(Composizione e durata).

  1. La Commissione è composta da ventuno deputati nominati dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo parlamentare.
    2. Il Presidente della Camera dei deputati, entro dieci giorni dalla nomina dei componenti, convoca la Commissione per la costituzione dell’ufficio di presidenza.
    3. L’ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari, è eletto ai sensi dell’articolo 20, commi 2, 3 e 4, del Regolamento.
    4. La Commissione entro dodici mesi, al termine dei lavori, presenta una relazione all’Assemblea della Camera dei deputati.

Art. 3.
(Poteri e limiti).

  1. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. La Commissione non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l’accompagnamento coattivo di cui all’articolo 133 del codice di procedura penale.
    2. La Commissione può richiedere agli organi ed agli uffici della pubblica amministrazione copie di atti e documenti da essi custoditi, prodotti o comunque acquisiti in materie attinenti alle finalità di cui all’articolo 1.
    3. La Commissione può richiedere copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e di documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari.
    4. Sulle richieste ad essa rivolte l’autorità giudiziaria provvede ai sensi dell’articolo 117 del codice di procedura penale. L’autorità giudiziaria può trasmettere copie di atti e di documenti anche di propria iniziativa.
    5. La Commissione mantiene il segreto funzionale fino a quando gli atti e i documenti trasmessi in copia ai sensi del comma 3 sono coperti da segreto nei termini precisati dagli organi ed uffici che li hanno trasmessi.
    6. La Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione a esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti, le assunzioni testimoniali e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari fino al termine delle stesse.
    7. Per il segreto d’ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti in materia. È sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell’ambito del mandato.
    8. Per il segreto di Stato si applica quanto previsto dalla legge 3 agosto 2007, n. 124.
    9. Ferme restando le competenze dell’autorità giudiziaria, per le audizioni a testimonianza davanti alla Commissione si applicano le disposizioni degli articoli da 366 a 384-bisdel codice penale.

Art. 4.
(Obbligo del segreto).

  1. I componenti la Commissione, il personale addetto alla stessa e ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta, oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio, sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui all’articolo 3 che la Commissione abbia sottoposto al segreto funzionale.

Art. 5.
(Organizzazione interna).

  1. La Commissione, prima dell’inizio dei lavori, adotta il proprio regolamento interno.
    2. La Commissione può organizzare i propri lavori anche attraverso uno o più comitati, costituiti secondo le disposizioni del regolamento di cui al comma 1.
    3. Tutte le sedute sono pubbliche. Tuttavia la Commissione può deliberare di riunirsi in seduta segreta.
    4. La Commissione può avvalersi dell’opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e di tutte le collaborazioni che ritiene necessarie, nonché di esperti designati dalle organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative dei settori economici interessati.
    5. Per l’espletamento delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dal Presidente della Camera dei deputati.
    6. Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite massimo di 50.000 euro annui e sono poste a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. Il Presidente della Camera dei deputati può autorizzare un incremento delle spese di cui al periodo precedente in misura non superiore al 30 per cento, a seguito di richiesta formulata dal presidente della Commissione per motivate esigenze connesse allo svolgimento dell’inchiesta

 

 

 

 

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