#Province. Quel pasticciaccio brutto della riforma delle Province

I giorni delle festività natalizie sono stati per migliaia di dipendenti delle Province, giorni di mobilitazione, di protesta, di occupazioni. La posta in gioco era, ed è la tutela del posto di lavoro e la garanzia di mantenere servizi essenziali ai cittadini. Servizi che, oggi, sono a rischio in virtù del riordino delle amministrazioni provinciali messo in atto dal Governo.

Nell’ambito dell’approvazione della Legge di Stabilità l’esecutivo ha approvato due ordini del giorno relativi alla riforma delle Province: uno presentato da me, che chiede di porre in essere ogni atto necessario per la tutela dei dipendenti attualmente in ruolo presso le province, di assicurare condizioni certe per garantire totale assorbimento delle posizioni “sovrannumerarie”, a monitorare gli effetti prodotti dalla norma al fine di evitare che le misure previste a decorrere dal comma 428 della legge, non consentano una piena tutela dei lavoratori”. Il secondo, presentato da Tea Albini, e che ho sottoscritto, che impegna ad accelerare il processo di riordino, a verificare l’effettiva sostenibilità del contributo ad oggi previsto per le province, ad eliminare le sanzioni a carico delle province non adempienti al patto di stabilità, a garantire le risorse necessarie a coprire il costo del personale precario oggi in forza nelle province e nelle città a metropolitane. Spero che possano essere utili dai prossimi giorni, quando si terranno i tavoli per gestire i primi passaggi.

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