Quando mancano le parole che servono

Prendo solo le ultime gravi vicende.
Dacca, poi Nizza, poi la Turchia: il Golpe ed il drammatico avvio di epurazioni, arresti, la richiesta della pena di morte avanzata da Erdogan, in un Paese Europeo, un Paese che molti di noi frequentano magari solo per motivi turistici, un Paese alle porte di casa nostra.
Non so cosa è capitato a voi tutti, ma io non sono riuscita a scrivere quasi niente. Non sono riuscita a fare commenti, post, considerazioni che non mi facessero sentire il sapore della retorica, dell’inutilità. O forse, con termine più adeguato, dell’inadeguatezza.
Sì, inadeguatezza. Mi sono sentita senza strumenti sufficienti a capire ed interpretare qualcosa che non è più “un attentato” verso cui esprimere condanna, solidarietà, fermezza. Perché niente di tutto questo, dalla violenza fondamentalista al fallito Golpe (anch’esso da condannare) e la reazione di Erdogan, può essere letto con gli occhiali dei decenni passati.
Ciò che sta accadendo ci consegna un cambiamento enorme, ancora in movimento. Daesh, attacchi organizzati e jihaidismo fai da te, luoghi e momenti impensabili, inimmaginabili aggrediscono la sicurezza dell’Europa, e non solo, perché troppo poco parliamo di Siria e di altre morti orribili.
È arrestabile tutto questo dalla sola azione di intelligence? Puoi fermare la violenza terrorista quando a colpire sono persone nate in Europa forse già da un paio di generazioni?
Fino a qualche mese fa non ti saresti aspettato di morire in un ristorante a Parigi, e nemmeno a Dacca. Puoi immaginare, temere, che la morte arrivi su un camion di gelati, e per mano di un giovane uomo che “si è radicalizzato negli ultimi 15 giorni” mentre assisti sul lungomare ai fuochi di artificio con un bimbo per la mano?
Eppure tutto ciò è accaduto e temo che accadrà ancora, non sappiamo per quanto.
E il tema non è solo il contrasto al terrorismo, ai piazzisti di odio e di morte, ma la disintegrazione di un collante identitario che riguarda l’Europa, la cittadinanza, la coesione e che va ricostruito.
Identità e parole smarrite.
Smarrite non solo dalla sottoscritta, cosa poco rilevante, ma dalle cancellerie dei paesi Europei, dalle autorità Europee ed internazionali.
Anche in queste ore, davanti a corpi seminudi, ammanettati, ammassati come animali in attesa di colpi, di violenza, di conoscenza del proprio destino…troppo silenzio, assenza di parole, di interventi autorevoli sui diritti civili, sulla democrazia.
Dove sono tutti quanti? Gli arresti oramai sono decine e decine di migliaia. La rimozione non solo di militari, ma di giudici, docenti, dipendenti pubblici.
Qualche giorno fa, anche per la ricerca di pensiero e di qualche risposta, di riflessioni di cui nutrirsi, ho partecipato ad un seminario di grande interesse dal titolo “Dacca, Nizza, Istanbul”.
In quell’occasione Stefano Folli ha fatto notare come 100 anni dopo la rivoluzione d’Ottobre noi potremmo avere un mondo del tutto diverso da quello che avevamo pochi mesi fa. In effetti il 2017 sarà anno di voti importanti in buona parte dell’Europa (Francia, Austria, Ungheria, Germania), noi avremo il Referendum, e negli Stati Uniti le elezioni presidenziali. Abbiamo già avuto Brexit, e potremmo drammaticamente avere effetti degli sconvolgimenti in atto in Francia e negli USA, se la politica e le forze progressiste non fermeranno chi alimenta il proprio consenso con la paura e il senso di insicurezza.
Lucio Caracciolo si è soffermato su l’intreccio tra Daesh ed altro, compresi i gesti di imitazione alimentati da nichilismo, esprimendo grande preoccupazione sui danni che una retorica bellica (siamo in guerra con Daesh) può produrre a lungo termine.
Io non ho certo strumenti per dire cosa occorre fare, ma è sicuro e necessario che occorra usare parole di verità con i cittadini, sull’oggi e su cosa può ancora accadere.
Così come occorre aver chiaro che ci sono grandi intrecci tra la vicenda turca, il suo legame con la Russia, il suo rapporto con l’Iran, la dipendenza energetica dell’Europa, la crisi.
Ci sono compiti che spettano ai capi di Stato, ai Governi, all’ONU, alla NATO.
Ci sono compiti che invece spettano alla politica.
Sono mancati adeguati momenti di mobilitazione, reazione, come quelli nati dopo Parigi. Sono mancate parole di analisi e di visione. È ancora una volta non c’è stata voce, parola del PSE.
È chiaro che una partita come questa non è affrontabile dalle politiche estere e di difesa dei singoli Stati. È però altrettanto chiaro che è urgente mettere in campo visione del futuro e politica, e che anche noi dovremo fare la nostra parte ad esempio non accettando alcuna mediazione sul tema delle libertà e dei diritti civili. Libertà e diritti civili, il diritto di dissentire, e di non portare un velo se non lo si vuole. Perché le donne turche a cui voglio guardare e che forse rappresentano simbolicamente la libertà di una donna europea, di qualunque tra noi, e quella che ho scelto di mettere in copertina. È una donna turca, la manifestazione è di qualche anno fa.
Non si può tacere sulle libertà.
Quelle libertà che in occidente ed in Europa abbiamo date per scontate.
Quelle libertà che non possono essere perdute.
Mentre tutto ciò accade, appare francamente una sfasatura surreale che al Senato ci si occupi ancora delle intercettazioni a Berlusconi, delle “olgettine”, come piombare nel secolo scorso.
Se volessimo davvero essere pienamente nel presente, se volessimo provare a tendere un filo rosso tra quelle immagini di corpi ammassati e l’oggi, anche per la ricorrenza dei 15 anni dai fatti di Genova e di Bolzaneto, sarebbe stato un grande segnale l’approvazione da parte del Senato del reato di tortura, cosa che invece, dopo mesi e mesi dall’approvazione alla Camera, non è avvenuta. Un appuntamento drammaticamente perduto.
Non so se queste mie parole sono quelle più giuste, se sono quelle adeguate.
Con sincerità sono quelle che sento di volervi trasmettere.
Torniamo a parlare di più del mondo e dei mutamenti profondi, operando una spietata spendig review all’arte di osservarsi l’ombelico.
Studiamo, riflettiamo, parliamo e mettiamo le nostre parole assieme a quelle dei tanti e delle tante che sono consapevoli di come questo passaggio storico ci chieda di esserci pienamente con la testa e con il cuore.

 

Susanna

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