Quello che dobbiamo alla prossima generazione

I numeri dei contagi scendono, i numeri dei decessi anche. Le città hanno visto le strade riempirsi di tavolini. La vita riprende la via della normalità, anche grazie all’efficacia della campagna vaccinale. Alla Camera il secondo Decreto Sostegni è in fase emendativa ed è in arrivo il decreto con le prime misure di gestione delle procedure per il PNRR.

Insomma, c’è un Paese che si sta attrezzando alla ripartenza e c’è, ovunque, il desiderio di ricominciare a lavorare, soprattutto nei settori che hanno vissuto uno stop forzato.

Non sarà una passeggiata e gli effetti di questo anno drammatico sono lì a ricordarci che, oltre alla dolorosissima conta dei decessi, ci sono le conseguenze economiche e sociali. Secondo l’ISTAT, quelli dello scorso anno sono stati i dati peggiori sulla povertà nel nostro Paese: 5,6 milioni di persone in uno stato di povertà assoluta. Per la prima volta, negli ultimi anni, è il Nord a presentare i numeri più preoccupanti, mentre cresce anche l’incidenza della povertà tra i minori.

Un quadro molto preoccupante, al quale vanno aggiunte le incertezze che molti lavoratori stanno vivendo di fronte alle scadenze dello stop ai licenziamenti e delle crisi in atto. E sappiamo quanto le donne, in particolare, hanno già pagato.

Quella mole importante di risorse, con cui siamo chiamati a fare investimenti, dunque, dovrà davvero avere la caratura della svolta. Una svolta che ci consenta di affrontare la transizione ecologica come una nuova rivoluzione economica e industriale. Dovranno essere investimenti che incidano sulla riduzione delle differenze, che portino reale innovazione, tenendo al centro le persone, la loro qualità della vita, il loro futuro.

Dopo Luana e tanti e tante altre, è difficile non avere davanti agli occhi l’ennesimo incidente sul lavoro, una giovane ragazza che era impegnata nei campi: c’è una intera generazione che fa i conti con basse retribuzioni e precarietà, che paga sulla propria pelle i tagli alla sicurezza causati da una continua spinta delle aziende a ridurre i costi. E nei campi c’è ancora lo sfruttamento, come ci raccontano i fatti gravi emersi nel Leccese.

Next Generation Eu: c’è una ragione se si è scelto questo titolo per rappresentare il poderoso piano per la ripartenza. Perché è sulla prossima generazione che dobbiamo investire e puntare. È la generazione dei ragazzi che si stanno vaccinando con fiducia, è quella delle ragazze come Saman che credeva nella possibilità di una vita felice nel nostro Paese e che, per quella speranza, ha pagato per mano della sua stessa famiglia. È la generazione per la quale il Pd ha proposto un contributo di solidarietà da parte dei redditi elevatissimi, quella che in questi giorni sta attraversando la maturità e che cerca la propria strada: per alcuni fatta di studio e formazione, per altri almeno di lavoro sicuro, di possibilità professionali. Soprattutto per quella generazione, spero che in questi mesi saremo capaci di lavorare e mettere a terra gli strumenti per far ripartire questo Paese, senza sbagliare.

Nei prossimi giorni parleremo anche di diritto al cibo. Lo faremo lunedì in un appuntamento importante promosso dai dipartimenti agricoltura ed esteri del Pd. Ci saranno momenti di riflessioni internazionali a luglio, organizzati dalla FAO, e in corso c’è un grande lavoro, ci sono molti dialoghi aperti. Sei anni fa, a Milano, Expo pose il tema di come “nutrire il pianeta”: oggi quell’obiettivo deve declinarsi con la transizione ecologica. Crisi ambientale, sociale, economica sono facce della stessa sfida e la questione alimentare diventerà una chiave con cui compiere scelte importanti. Ne discuteremo confrontandoci con moltissime voci e differenti esperienze del mondo agricolo e del sociale. Proveremo a raccogliere sfide, suggerimenti, a contribuire a questo grande obiettivo: costruire sistemi alimentari sostenibili. Lo faremo con le conclusioni del segretario Enrico Letta.

Nei giorni scorsi, invece, Patrick Zaki ha compiuto 30 anni e l’ha fatto in quella cella, in Egitto, dove si trova rinchiuso ormai da oltre 500 giorni, accusato, di “atti volti a destabilizzare lo Stato” per via di presunti messaggi sui social: non è questo il modo in cui avrebbe dovuto festeggiare il proprio compleanno e non è il modo in cui dovrebbe vivere neanche un altro giorno. Il Paese si è mobilitato per questo giovane ricercatore dell’Università di Bologna, il Senato ha approvato una mozione che chiede che gli venga data la cittadinanza italiana e anche il PD, in primis il segretario Letta, ha rilanciato questo appello. La cittadinanza potrebbe essere uno strumento in più per fare pressioni sul governo egiziano: Patrick deve tornare a casa, non si può più aspettare.

Patrick, come i ragazzi che stanno sostenendo l’esame di maturità e si apprestano a vivere le loro prime vacanze da “adulti”, come tutti i giovani che cercano il loro posto nel mondo ci ricordano che è a loro che dobbiamo lasciare un Paese e un pianeta migliori. La pandemia ci ha messo chiaramente di fronte a molte sfide e ha acceso un faro sui temi che dobbiamo affrontare per guardare al futuro: è un’occasione che non possiamo perdere. Lo dobbiamo alla generazione di domani, una generazione che deve avere futuro e diritti.

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