Referendum del 21 giugno: un sì che va oltre la riforma della legge elettorale

Il referendum sulla legge elettorale si terrà il 21 giugno prossimo, quando gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi su tre quesiti, con un sì o con un no. La legge è la n 270 del 2005, un testo che ha tenuto per anni acceso il dibattito, attraendo aspre citriche e appellativi pochi edificanti, senza arrivare a nulla di fatto. Di qui la scelta di proporre una modifica della legge attraverso un referendum popolare, con l’obiettivo di migliorarla e, al contempo, di riaprire il confronto parlamentare in vista di un eventuale nuovo intervento legislativo.

Il primo e il secondo quesito riguardano l’abrogazione delle coalizioni, alla Camera e al Senato. Secondo l’attuale legge elettorale, a beneficiare del premio di maggioranza possono essere alternativamente “liste” o “coalizioni di liste”. I due quesiti si propongono di abrogare la disciplina che permette il collegamento tra liste. In caso di esito positivo, il premio di maggioranza verrebbe attribuito solo alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Di conseguenza, verrebbero innalzate le soglie di sbarramento, che passerebbero al 4% per l’accesso alla Camera e all’8% per il Senato. Il sistema elettorale risultante dal referendum spingerebbe i partiti a perseguire, sin dalla fase preelettorale, la costruzione di un unico raggruppamento, rendendo impraticabili soluzioni equivoche ed incentivando una significativa ristrutturazione del sistema partitico. Si aprirebbe, per l’Italia, una prospettiva tendenzialmente bipolare, con conseguente eliminazione della frammentazione dentro le coalizioni.

Il terzo quesito è relativo al divieto di candidature plurime in più di una circoscrizione per uno stesso candidato. Oggi, chi si candida in più circoscrizioni, decide del destino di tutti gli altri candidati, la cui elezione dipende dal fatto che, scegliendo uno dei seggi che ha conquistato, lascia liberi gli altri. Un sistema che il referendum propone di abrogare, sia alla Camera che al Senato, in un’ottica di maggiore trasparenza.

Il Partito democratico ha espresso la sua posizione, scegliendo di votare sì. “Se vincessero i no, anche attraverso la via dell’astensione – ha detto Dario Franceschini in un’intervista – il messaggio sarebbe che la legge elettorale non si cambia più. Di fronte alla domanda se vogliamo abolire la legge porcata, noi che l’abbiamo sempre contrastata, non possiamo che rispondere di sì”.

PER APPROFONDIRE:

Be Sociable, Share!

    1 commento


    1. abrogando “coalizione”, meglio la “porcata” di Calderoli, che può essere cambiata in Parlamento, che la dittatura di Berlusconi che, nel frattempo, ha provveduto a fondersi con Fini perchè risultasse un solo partito e non una “coalizione”. Berlusca si è impegnato con Bossi a non fare la campagna sul Referendum, ma sotto sotto qual è la parola d’ordine: votare Sì ! In questo modo, dopo aver “fottuto” Veltroni, convinto di correre da solo, questa volta “fotterà” anche Bossi. E non ci vuole molto a capirlo, visto il gioco far il gatto e la volpe o, meglio, tra Fini E Berlusconi. In che millennio il Pd pensa di ottenere la maggioranza relativa contro Berlusconi e Fini, uniti in un solo partito!? C’è ancora tempo per salvarsi dal secondo suicidio?
      Sono andato sempre a votare, ma partecipare al suicidio è “contra natura” (G. L.)..

      Rispondi

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *