#referendumcostituzionale: il 5 dicembre è arrivato

Il voto del 4 dicembre ha provocato uno strappo, inutile far finta di niente. E ora serviranno bravi tessitori per ricucire. I fili vanno riannodati, perché in ballo c’è un Paese, la sua economia, e c’è anche una sinistra che va ricostruita, rimettendo assieme cocci ed una possibile rinascita. Dovremo metterci la testa e anche un po’ di calma, aspettando che gli umori di vincitori e vinti si raffreddino. Mai come in questo momento il desiderio di rivalsa dell’uno o dell’altro fronte sarebbe controproducente per tutti. Con questo spirito mi permetto di sollevare il tema della molla che ha spinto, dopo vent’anni di allontanamento del voto dei cittadini, tanti italiani a partecipare alla consultazione referendaria. I motivi sono tanti, dall’importanza della Costituzione, al merito della riforma, fino alla volontà di sostenere o far cadere Renzi. Sono solo degli esempi ai quali vanno aggiunti forse, i messaggi troppo populisti e la reazione a una campagna a tratti ossessiva. E poi c’è il risultato, con la vittoria schiacciante del no. Una vittoria che ci conferma quanto già il voto delle amministrative in parte ci aveva detto: ovvero che esistono dimensioni urbane e sociali con le quali da troppo tempo le istituzioni e il Pd non dialogano. Non bastano leader e buoni programmi, servono rappresentanza vera e quotidiana, capacità di costruire relazioni larghe. E’ sempre più necessario costruire ponti anziché innalzare muri, per far dialogare differenze. Sta qui una delle ragioni per le quali ho sostenuto il Sì nonostante le riserve che avevo su alcune parti della riforma, tenere assieme il Pd, compiere un tentativo per riscrivere la legge elettorale, ricompattare un centrosinistra che si è diviso tra sostenitori del Sì e del No. So bene che in quelle cifre di elettori ci sono elettori del Pd, della sinistra, amici, compagni, familiari che semplicemente non hanno mai condiviso la riforma. So bene che in quel quasi 60% di italiani c’è anche molta sinistra. Ciò non rende per me meno sgradevole ed inquietante il ghigno dei vari Salvini, Grillo, Brunetta, Meloni che oggi rivendicano la vittoria. Ora dobbiamo ripartire. Con il nuovo Governo dobbiamo chiudere la legge di bilancio, c’è la partita con Bruxelles sui conti pubblici e c’è la legge elettorale. E poi c’è da ricostruire la sinistra e, soprattutto, c’è da sanare la frattura creata nel Paese. Lo abbiamo detto in molti nelle scorse settimane: dopo il 4 ci sarà il 5. Ecco, il 5 è arrivato e ora è il momento di ripartire.

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    1 commento


    1. Salve.
      Ho letto con molta attenzione il suo articolo e mi associo con Lei quando dice che non gli è piaciuto il ghigno dei vari Salvini, Grillo, Brunetta, Meloni.
      Abbia coraggio, capisco la sua figura di parlamentare che non può alzare la voce piu’ di tanto, ma a me e per tanti compagni quel ghigno era scontato, invece è il ghigno di Dalema, Gotor, Speranza, Bersani, quello è un ghigno che lei si dimentica di riportare ma le giuro è molto peggio.
      Vale per me e per tanti compagni quello che ha detto Giachetti sensa tanti giri di parole sul caro campagno Speranza.
      Guardi come hanno trattato Cuperlo, uno con cui si può ragionare e difficilmente ti colpirebbe alle spalle.
      Se Dio vuole prima o poi voteremo.
      Un saluto.
      Dionori Fabrizio

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