RIO+20 perchè non sia l’ennesima occasione perduta

Nei giorni scorsi in occasione di RIO+20 è stata presentata dal PD una mozione che ho concorso ad elaborare.

La Camera,

premesso che:
con la risoluzione RES/64/236 del 23 dicembre 2009, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso di organizzare, dal 20 al 22 giugno 2012, la conferenza sullo sviluppo sostenibile a Rio de Janeiro, ossia dove vent’anni prima si era celebrato il vertice della terra;
la conferenza, a parte la grande valenza simbolica per la quale è stata denominata «RIO+20», rappresenta indubbiamente un traguardo importante di un lunghissimo percorso che ha portato gli stati di tutto il mondo ad affrontare in modo collegiale le enormi problematiche legate alla tutela ambientale globale ed allo sfruttamento razionale delle risorse del pianeta;
già nel 1972, quarant’anni fa, le Nazioni Unite organizzarono la prima conferenza di analisi e di approfondimento sulle questioni ambientali (conferenza di Stoccolma), nella quale fu approvata la prima dichiarazione di principi sull’ambiente umano, in buona parte ripresa nella successiva produzione normativa internazionale, compresa la dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992;
nel 1983 l’ONU istituì la Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo, guidata dal primo Ministro norvegese, Gro Harlem Bruntland; che coordinò la redazione del rapporto «our Common future», meglio noto come Rapporto Bruntland, presentato nel 1987, nel quale lo «sviluppo sostenibile» viene definito come quella forma di sviluppo che «è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere che le generazioni future riescano a soddisfare le proprie»;
nel 1992 si tenne la Conferenza su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro (UNCED – United nations conference on environment and development), al termine della quale furono approvati documenti di grande valore, tra cui: la dichiarazione su ambiente e sviluppo, l’Agenda 21, un documento programmatico che ha fissato programmi, priorità e iniziative per la tutela dell’ambiente da realizzare nel XXI secolo, la Convenzione sulla biodiversità e la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici;

la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United nations framework convention on climate change, UNFCCC), sottoscritta da 154 nazioni e si erano in tal modo impegnate a perseguire l’obiettivo (non vincolante) di ridurre le concentrazioni atmosferiche dei gas serra, diede vita ad una serie di incontri annuali denominati «conferenza delle parti», al fine di analizzare i progressi nell’affrontare il cambiamento climatico e valutare eventuali nuove azioni e strategie per la riduzione delle emissioni climalteranti; la conferenza delle parti che si tenne a Kyoto nel 1997 (COP 3) fu di particolare importanza, poiché, in quella sede, venne approvato il protocollo di Kyoto, un documento esecutivo contenente gli impegni più urgenti e prioritari per il contenimento dei gas serra relativamente ad alcuni settori delle economie dei singoli Stati;
la Conferenza sullo sviluppo sostenibile che si terrà a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno del 2012 ha l’obiettivo di identificare un nuovo paradigma di crescita economica, socialmente equa e ambientalmente sostenibile; in particolare la Conferenza si concentrerà su due temi principali:
un’economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e per la riduzione della povertà, basata su un modello di riferimento teso a proporre misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione che si pongano l’obiettivo di alleviare minacce globali come il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la desertificazione, l’esaurimento delle risorse naturali e, al tempo stesso, di promuovere un benessere sociale ed economico;
definire un quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile, attraverso il rafforzamento della governance internazionale dell’ambiente e l’eventuale trasformazione dell’UNEP in un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite;
l’Europa ha sempre avuto un ruolo di proposta e di stimolo per la promozione di politiche globali per lo sviluppo sostenibile e a difesa dell’ambiente e degli ecosistemi; in particolare l’Unione Europea ha approvato il pacchetto clima-energia, che traduce in obiettivi vincolanti per gli Stati membri gli impegni di riduzione di emissioni climalteranti approvati col protocollo di Kyoto (l’impegno assunto dall’Unione Europea è quello di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 20 per cento entro il 2020, di arrivare al 20 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili e di migliorare del 20 per cento l’efficienza energetica), nonché strumenti di legislazione comunitaria sulla biodiversità, la gestione dei rifiuti, la qualità dell’aria e dell’acqua;
in particolare la Commissione europea ha riconosciuto l’enorme importanza della biodiversità per il benessere del pianeta e, in più circostanze – da ultimo con la Comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – ne ha sottolineato l’insostituibile ruolo «di garanzia» per l’approvvigionamento del cibo, dell’acqua pura, dell’acqua pulita, per la mitigazione delle catastrofi naturali, per la riduzione degli effetti nocivi di parassiti e malattie, nonché per l’azione di regolazione climatica e ha affermato che «la perdita di biodiversità è la minaccia ambientale che, insieme al cambiamento climatico, incombe più gravemente sul pianeta, e i due fenomeni sono inestricabilmente legati»;
in vista di «Rio+20» il Consiglio europeo ha fissato alcune importanti priorità ed ha enunciato alcuni principi guida per la Conferenza; in particolare il Consiglio europeo propone una graduale transizione dell’economia da tradizionale a verde, obiettivi chiari e concreti, il rafforzamento del quadro istituzionale globale per lo sviluppo sostenibile, attraverso la trasformazione dell’UNEP in un’agenzia specializzata;
la delegazione europea dovrà farsi carico di sostenere in modo compatto e convinto un’ulteriore accelerazione degli impegni globali per riaffermare i principi di Rio e per rafforzare lo sviluppo sostenibile; le linee di intervento su cui appare più importante concentrare la propria azione sono:
a) il ripensamento del modello convenzionale di progresso economico verso un’economia verde, in modo da garantire che la crescita e lo sviluppo si perseguano in modo tale da garantire una diffusa ed equa distribuzione del benessere, la riduzione delle diseguaglianza, la salvaguardia del capitale naturale; in questo ambito bisognerà ricercare tecnologie, per la produzione di energia e di beni, efficienti ed a basso tenore di carbonio, modelli sostenibili di produzione e consumo, quadri normativi adeguati e meccanismi economici incentivanti;
b) maggiore sostenibilità nell’uso del suolo destinato all’agricoltura, salvaguardandone le superfici non ancora compromesse ed individuando soluzioni per un corretto utilizzo delle risorse, con particolare attenzione ai consumi idrici e all’utilizzo di energia, riducendo l’impiego di prodotti chimici che possano causare danni agli ecosistemi ed alle colture;
c) individuazione di strumenti finanziari e di mercato tesi ad orientare modelli di produzione e consumo sostenibili, anche attraverso lo spostamento del carico fiscale dal lavoro alle attività che incidono sull’ambiente e sull’energia, eliminando gradualmente – come previsto dalla «bozza zero» del documento finale di «Rio + 20» – i sussidi che abbiano effetti negativi sull’ambiente;
d) potenziare la governance dello sviluppo sostenibile all’interno delle Nazioni Unite, rafforzando il ruolo del Consiglio economico e sociale (ECOSOC) in materia di sviluppo sostenibile, attribuendo pari importanza ai tre pilastri (economico, sociale ed ambientale);
e) favorire la bioeconomia, attraverso un uso delle risorse rinnovabili ampio e sostenibile, che si basi sullo sviluppo di tecnologie e processi produttivi nuovi, su investimenti nella ricerca, nell’innovazione e nelle competenze, sull’avvio di una fattiva collaborazione tra istituzioni e mondo economico e produttivo;
f) attuare una seria politica di riduzione della produzione di rifiuti e contestuale avvio di azioni finalizzate al riuso, al recupero ed al riciclo dei beni di consumo, in modo da limitare il più possibile il ricorso ai sistemi di incenerimento e di conferimento in discarica dei rifiuti;
g) aumentare la sicurezza alimentare, idrica ed energetica, impedendo che pessime gestioni e scarsa regolazione delle risorse e degli ecosistemi naturali generino crisi regionali, che rappresentano una delle cause dell’insicurezza nell’approvvigionamento di cibo;
h) integrare le politiche di gestione del suolo e delle acque sulla base di un approccio «ecosistemico» in modo da prevenire i rischi connessi al superamento dei limiti delle capacità rigenerative delle risorse del pianeta in molti settori;

la stessa commissione ambiente della Camera dei deputati, con l’approvazione – l’11 dicembre 2009 – del documento finale sul libro bianco sui cambiamenti climatici e le comunicazioni della Commissione europea sulla politica ambientale e sulla strategia per lo sviluppo sostenibile, con cui sosteneva che l’approvazione del «pacchetto energia-clima» dimostra in termini concreti l’intenzione dell’Europa di assumere un ruolo guida a livello internazionale, ha posto in evidenza: l’esigenza di definire criteri chiari in ordine alla comparabilità degli obiettivi, la necessità di convertire sistemi produttivi e abitudini di vita in chiave sostenibile; la necessità di intervenire in tutti i settori dove sia possibile la riduzione dei consumi energetici, come il trasporto su gomma, l’illuminazione ed il riscaldamento civile, il settore agroalimentare; l’opportunità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili; l’importanza di introdurre indicatori di qualità della vita che vadano oltre il PIL, come il bilancio ambientale e quello di sostenibilità per misurare i progressi ottenuti sul versante della qualità dello sviluppo;
ancora la Commissione ambiente della Camera dei deputati, nella relazione conclusiva approvata al termine dell’indagine conoscitiva sulle fonti rinnovabili, ha ribadito l’importanza di una politica energetica che investa convintamente sulle energie alternative; in particolare la relazione fa un esplicito riferimento al vertice Rio + 20, come punto di partenza per «la transizione globale verso un’economia verde, così da promuovere la tutela dell’ambiente, contribuire all’eradicazione della povertà e stimolare una crescita a basse emissioni di CO2 ed efficiente sotto il profilo delle risorse», per affermare che «le energie rinnovabili potranno sicuramente giocare un ruolo centrale nella definizione del nuovo modello di sviluppo,

impegna il Governo:
in occasione del vertice di Rio de Janeiro del 20 giugno 2012, a farsi promotore – sia come singolo Stato, sia nell’ambito di un’azione comune dei Paesi dell’Unione europea di un nuovo e straordinario impegno politico della comunità internazionale per affrontare gli aspetti ambientali, economici e sociali dello sviluppo sostenibile, individuando le seguenti principali misure da adottare:
a) definizione di un quadro di interventi di informazione e sensibilizzazione della popolazione sulla natura strategica delle politiche ambientali e sull’enorme importanza dei comportamenti virtuosi individuali, anche attraverso la diffusione dell’educazione ambientale;
b) adozione di misure per il sostegno degli investimenti finalizzati al risparmio energetico, alla ricerca e allo sviluppo delle tecnologie pulite nel settore delle costruzioni e, in particolare, alla riduzione dei consumi energetici degli edifici privati e pubblici e della pubblica illuminazione;
c) piena diffusione della certificazione energetica degli edifici ed aumento dell’efficienza energetica intrinseca degli edifici pubblici attraverso interventi di carattere strutturale;
d) semplificazione delle procedure per il rilascio delle autorizzazioni per gli impianti che producono o che utilizzano fonti rinnovabili, nonché per i privati che ricorrono ad interventi strutturali per l’utilizzo di fonti rinnovabili;
e) avvio di politiche volte alla tutela del suolo dai fenomeni di erosione, perdita di materiale organico, smottamenti e contaminazioni, in modo da prevenire eventi calamitosi;
f) ammodernamento del parco immobiliare residenziale pubblico e privato, secondo criteri di sostenibilità ambientale e di efficienza energetica, nonché di qualità delle caratteristiche costruttive, anche attraverso il ricorso alle innovazioni tecnologiche disponibili, proponendo strumenti normativi per rendere obbligatorie le tecniche dell’efficienza energetica ai fini dell’attribuzione di aiuti o agevolazioni statali o regionali e per agevolare, attraverso misure fiscali, interventi di manutenzione straordinaria degli immobili esistenti, finalizzati ad aumentare il rendimento energetico degli edifici e l’utilizzo di fonti rinnovabili;
g) sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili per la produzione di energia elettrica, di calore e di carburanti, consolidando meccanismi di incentivazione coerenti con le più avanzate esperienze europee;
h) predisposizione di una strategia coordinata di investimenti pubblici e privati, sostenuta da politiche industriali, agricole e fiscali che orientino le produzioni ed i consumi verso lo sviluppo ecologicamente sostenibile, al fine di rilanciare l’economia, creare nuove imprese e nuovi posti di lavoro;
i) sviluppo dei trasporti – privati e pubblici – eco-sostenibili, anche inserendoli in un contesto di piani di mobilità volti a disincentivare il traffico privato a vantaggio di quello pubblico;
l) promozione di sistemi di mobilità alternativa efficienti ed a basso impatto ambientale, come l’incremento delle reti tranviarie, forme di condivisione dell’automobile, aumento della ciclabilità in ambito urbano;
m) sviluppo di una proficua collaborazione tecnica, scientifica ed economica verso i Paesi in via di sviluppo volta a diffondere la consapevolezza dell’importanza della riduzione di emissioni di anidride carbonica, nonché ad investire in tecnologie in grado di permettere il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di gas serra in quelle realtà;

a valutare l’opportunità di avviare un dibattito su nuovi temi e nuove strategie di approccio alle questioni ambientali, promuovendo iniziative di confronto e di approfondimento riguardanti:
a) l’attribuzione di un valore centrale al capitale naturale, in modo tale da orientare le strategie di sviluppo nazionali prendendo in considerazione lo stato delle risorse e degli ecosistemi naturali e il loro ruolo di sostegno al benessere collettivo;
b) la ridefinizione del sistema degli indicatori economici, al fine di includere lo stato dell’ambiente e le esternalità con impatto sugli ecosistemi e sul territorio;
c) la garanzia di accesso per l’intera popolazione mondiale alle risorse idriche, al cibo e a fonti di energia sostenibili;
d) la governance degli oceani e delle risorse marine, in modo da promuovere sistemi di pesca sostenibile e che non provochino il depauperamento del patrimonio ittico globale;
e) l’eliminazione di ogni forma di incentivo o di sussidio che possa avere effetti negativi sull’ambiente e sui cambiamenti climatici;
f) la salvaguardia della prioritaria destinazione delle colture agricole all’alimentazione umana ed alla zootecnia, prevedendo che lo Sviluppo di biocarburanti e di biomasse avvenga in modo sostenibile ed esclusivamente come elemento di integrazione del reddito dell’economia agricola;
g) l’attuazione di misure finalizzate ad arrestare il deterioramento dello stato di tutte le specie animali e vegetali nonché degli habitat naturali;
h) la preservazione e la valorizzazione degli ecosistemi e dei relativi servizi, individuando una quota di ecosistemi degradati da ripristinare;
i) la promozione di una politica di gestione del territorio finalizzata ad estendere al massimo le superfici agricole coltivate nonché prati, seminativi e colture permanenti, in modo da garantire la conservazione della biodiversità e l’apporto di un significativo miglioramento allo stato di conservazione delle specie e degli habitat che dipendono dall’agricoltura o ne subiscono gli effetti;
l) l’avvio di una politica di tutela del patrimonio arboreo, boschivo e forestale in modo da apportare un miglioramento misurabile, da un lato, allo stato di conservazione delle specie e degli habitat che dipendono dalla silvicoltura e, dall’altro, all’erogazione dei relativi servizi eco- sistemici
m) la promozione di una gestione della pesca che non abbia effetti negativi di rilievo sul patrimonio ittico, sulle specie e sugli ecosistemi;
n) l’individuazione e la classificazione delle specie esotiche invasive e dei loro vettori, al fine di contenerne i danni agli ecosistemi autoctoni.

(1-01072) «Mariani, Realacci, Cenni, Benamati, Bocci, Braga, Bratti, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Margiotta, Morassut, Motta, Viola».

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