Risvegli, sardine e nuove sfide

Il suo nome è Daniela Carrasco, “El mimo” la chiamavano, per la sua arte di clown in strada. È stata imprigionata, stuprata, impiccata a un albero e lasciata lì, sotto gli occhi dei passanti.
No, non è un racconto che potremmo trovare nelle belle e drammatiche pagine di tanti scrittori sudamericani che narrano della storia Argentina, delle madri di Plaza de Majo, o delle violenze praticate dalla repressione di Pinochet. Purtroppo è cronaca di questi tempi, e delle feroce repressione in atto in Cile, adesso, contro le manifestazioni di protesta.

È lei per me il simbolo tragico di questo 25 Novembre. Una sintesi della violenza che sovranismi e nuove destre ancora esercitano sui popoli e l’uso della violenza sessuale sulle donne come arma politica.
Volti, scarpe rosse, numeri. Drammatici quelli della contabilità dei femminicidi nel nostro Paese. 5000 violenze sessuali denunciate, 142 femminicidi, 119 in famiglia. Sono i dati del 2018, ma nei primi dieci mesi di quest’anno già 94 donne sono morte per mano degli uomini.

Non possiamo contabilizzarli, ma forse dovremmo elencare, ricordare, evidenziare l’involuzione del linguaggio sui social contro le donne, in modo particolare nei confronti di donne conosciute, artiste, donne impegnate in politica, Carola, Emma, Laura e chiunque di noi.
La logica e il profluvio di parole sulla sicurezza, sulla repressione dei violenti, la minaccia della “castrazione chimica”…a cosa sono serviti?
Temo che i dati ci raccontino altro, ci raccontano di comunità in cui la violenza, iniziando dai linguaggi sdoganati per giungere ad altro, torna ad albergare con troppa facilità.

Lo penso da sempre, ma lo ritengo fondamentale oggi, la violenza contro le donne si sconfigge proprio dalle nostre comunità, sradicandone il germe, il nutrimento. Cultura, relazioni sane e corrette, libertà femminile, educazione di genere. La Convenzione di Istambul non va solo citata, ma applicata.Poi certo ci sono le leggi, importanti che devono funzionare, che possono sempre essere migliorate, a partire dai tempi dei processi e dei provvedimenti nei confronti di stalker, di uomini minacciosi. Ci sono i centri antiviolenza da aiutare e supportare (ricordatevene anche quando fate le vostre denunce dei redditi). Ma prima di tutto bisogna lavorare per un Paese in cui uomini e donne, ragazzi e ragazze, bambini e bambine, abbiamo la medesima cittadinanza.

Ragazzi e ragazze tornano a riempire le piazze. Sono loro i promotori dei movimenti delle “Sardine”. Partiti da Bologna, dall’Emilia che non vuol rischiare un governo regionale leghista, stanno contagiando l’Italia intera. Piazze belle, immediate, spontanee. Qualcuno analizza il DNA politico dei proponenti, qualcuno critica le piazze che nascono “contro”, altri preparano immediatamente il costume da sardina…forse analisti e politica potrebbero qualche volta fermarsi un attimo prima.

Io credo che se, giovani o meno giovani, uomini e donne – che sono stanchi e spaventati dall’avanzata della destra, dei proclami antiimmigrati, dei Pillon, dei rigurgiti di fascismo (compresi quelli in salsa senese che non vanno sottovalutati), dall’attacco ai diritti delle donne, e da molto altro- decidono di organizzare mobilitazioni e piazze, dimostrano che il tessuto civile e culturale di questo Paese è ancora profondamente sano. E forse ci dicono anche quanto siano da scuotere e rinnovare i canali della politica tradizionale. In questi giorni gira sui social la loro carta dei valori. A me sembra una cosa molto importante. Guai a tentare di inglobare, guai a voler trasformare queste piazze in qualcosa che non sono. Sono una sveglia, anche per noi e ci hanno detto innanzitutto una cosa: “se uscite da lì scoprirete che siamo in tanti”

Noi. Il Pd, nella tre giorni di Bologna, abbiamo dimostrato che aprirsi, ascoltare, studiare, approfondire, è quanto oggi serve. Tra giorni di confronto, di proposta. Poi l’Assemblea Nazionale che ha modificato il nostro Statuto.
Non so se abbiamo definito cosa siamo, non credo lo si possa fare in tre giorni, ma certo i semi della cultura politica che ci distingue da altro, sono stati gettati. Lo ha ricordato benissimo Vito Mancuso nel suo bellissimo intervento “la politica non è solo conquistare voti. Quello, da solo, è populismo. La nostra sfida oggi è generare l’educazione civica e morale che serve, contro l’ignoranza supponente”.

Gianni Cuperlo, l’organizzatore di #tuttaunaltrastoria, ha parlato della riscoperta di parole fondanti come Radicalità, Conflitto, ci ha invitati a usare nel modo giusto parole come Riforma, abusata in questo tempo.
Ho ascoltato il primato della sfida climatica e ambientale, (e non può che essere così in settimane drammatiche che hanno purtroppo reso realtà quelli che erano fotomontaggi di qualche mese fa con Venezia sommersa a monito dell’urgenza di un cambio delle politiche contro i mutamenti climatici). Ho ascoltato la condivisione della sfida di genere anche attraverso la voce di uomini.

Zingaretti ha dichiarato aperta la nostra “ricerca”, in un luogo che intende ricominciare a pensare, e chiusa ogni tentazione di autosufficienza. La definizione di una nuova agenda politica a partire dalla necessità di riaccendere l’economia italiana, con investimenti in innovazione e sostenibilità, di raggiungere la parità salariale tra uomini e donne, con la modifica dei decreti sicurezza e il riconoscimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati nel nostro Paese…e molto altro.

Non abbiamo risolto tutti i nostri problemi. Il Governo resta fragile, ma io credo che oltre alla funzione di Governo, l’ambizione di rifondare la politica italiana, di ricostruire una cornice di valori e sfide in cui una fetta grande dei cittadini Italiani possa riconoscersi, sia il sentiero sul quale risalire una montagna dura ma possibile, nonostante le frane che le divisioni inutili generano.

Apriamo questo Pd, usciamo e lasciamo entrare, senza ansia di dare bollini, inglobare. Come le piazze ci hanno insegnato, se ci guardiamo intorno possiamo scoprire che siamo davvero tanti e tante a credere in comunità aperte, più giuste, più solidali. E in quella cornice c’è la battaglia affinché non ci siano più repressioni di popolo nel mondo, come l’impegno per il tuo paese o il tuo quartiere.

Adelante allora, con fiducia e zaino in spalla, perché la politica è uno strumento bello da usare per cambiare le vite, le città o il mondo, e non è una esclusiva di nessuno. Nemmeno dei partiti. Nemmeno del nostro.

Susanna

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