Se scompare il sentimento umanitario

Caldo e siccità non danno tregua.

Chi ha potuto è già partito in cerca di fresco e di un po’ di riposo. Nelle città restano caldo, preoccupazione e strani fenomeni crescono e si moltiplicano in questa estate rovente.

Estate è anche tempo di letture. Lo è almeno per me, che incremento il mio nutrimento da libri e ho iniziato a leggere un saggio che vi consiglio, si tratta di “Volgare eloquenza”, di Giuseppe Antonelli. È un libro interessante, parla del linguaggio, del nostro linguaggio, di come ci siamo abituati a usare termini in modo ossessivo che non comunicano più la realtà (il ripetere di termini come “straordinario” “eccezionale” in modo assolutamente ordinario nell’intercalare), di come la volgarità oramai alberghi nel linguaggio politico istituzionale (dal Vaffa in poi…):

Un linguaggio sempre più elementare, spesso rozzo, “laqualunque”, che parla alle paure più che alle speranze. Un linguaggio che, secondo l’autore, tende a farci regredire verso il basso.

E trovo purtroppo una grande attinenza fra questa seria riflessione e il dibattito a cui stiamo assistendo sul tema migranti/ong. Ha ragione Ezio Mauro è impressionante come questo tema (l’immigrazione) stia superando nel suo racconto l’urgenza della mancanza di lavoro, della crisi che non è archiviata, del precariato di una intera generazioni.

Pagine e pagine di articoli sull’adesione o meno delle Ong al protocollo proposto dal Viminale, la discussione che si è svolta nel Consiglio dei Ministri come se davvero dovessimo scegliere tra le Ong e il Governo dei flussi.

Ho già scritto altre volte sull’immigrazione, ho già detto in tante occasioni che la prima cosa da fare è smettere di definirla “emergenza”. L’immigrazione è un fenomeno che non si fermerà per molti e molti anni. Sta nelle cose: i conflitti, il fatto che nel giro di 30 anni l’Africa passerà da uno a due mld di abitanti, mentre l’Europa è in calo demografico e ancora un clima che porta a fenomeni estremi e rende più difficile vivere nelle aree in cui cibo e acqua sono contesi più dei diamanti…

È il mondo generato da secoli di sfruttamento e modelli di sviluppo che hanno depredato una parte del mondo a vantaggio di un’altra.

Il vero problema che in Italia abbiamo, non è l’emergenza, ma il muro che troviamo noi in Europa nell’affrontare il Governo e la gestione di questo fenomeno, nel trasferimento in altri Paesi, nell’avere interamente sulle nostre spalle il peso dell’accoglienza e dell’identificazione dei migranti in arrivo, peso che diventa ingestibile quando, come accaduto a giugno arrivano 24 navi tutte assieme.

E su questo si è lavorato, si sta continuando a lavorare, e lo sta facendo lo stesso Ministro Minniti intensificando la sua presenza in Europa e in Libia e anche, certo, costruendo protocolli di sicurezza che isolino possibili spazi di ambiguità in alcune navi delle Ong.

Ma tra fare questo e aprire un fuoco di fila (nel nostro caso un fuoco di parole, ma dalle coste libiche il fuoco è stato reale) contro le Ong credo ce ne corra molto.

Medici senza Frontiere svolge il suo lavoro da decenni in zone di guerra è conosciuta e rispettata da tutti, ma se il suo codice, per ragioni etiche e di sicurezza, stabilisce che non si sale a bordo con armi, e per questo non firma il protocollo, io mi sento di dire che bisogna comunque trovare un modo per collaborare con organizzazioni come la loro e non isolarle.

Loro che da sempre hanno come obiettivo quello di salvare vite.

Regole quindi, ma anche il non arretramento da un principio fondante per chi sta a sinistra: le vite vanno comunque salvate, e questo, non altro, ho raccolto dalle parole del Ministro Del Rio.

Salvare le vite nel Mediterraneo. Ricominciare a parlare di immigrazione nel modo giusto. Riappropriarci di quello spazio proprio della sinistra, quello prima di tutto del sentimento e della vicinanza umanitaria, produrre una cultura politica all’altezza di questo tempo e capace di spiegare alle rabbie confuse, troppo spesso inconsapevoli della consistenza del fenomeno.

Questo dovremmo fare, seminando civismo, senso di responsabilità, argomentazioni, numeri, raccontando la verità e provando a rigenerare buonsenso.

Mi fermo qui.

Tra qualche giorno anche io mi fermerò un po’ dagli impegni.

Abbiamo tutti e tutte bisogno di staccare un po’, restare con i propri cari e recuperare il tempo del riposo e del pensiero lento e profondo.

Auguro ad ognuno ed ognuna di voi di poterlo fare al meglio, tornerò da voi a fine mese.

Buona estate e buone letture

Susanna

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