Stop agli stereotipi. Una proposta di legge per la parità di accesso ai media e la tutela della dignità femminile

Garantire parità di accesso ai mezzi di comunicazione e istituire un’Agenzia per la tutela della dignità della donna nell’ambito della pubblicità e della comunicazione. Sono questi gli obiettivi che si pone la proposta di legge n. 4424, presentata oggi, venerdì 8 luglio a Siena da Susanna Cenni, deputata del Partito democratico, già promotrice della legge sulla “Cittadinanza di genere e la conciliazione vita-lavoro” della Regione Toscana. Il testo propone l’avvio di una serie di azioni concrete, pensate per tutelare la dignità della donna e dell’uomo nell’ambito della comunicazione mediatica e pubblicitaria, garantire la parità di accesso a tutti i mezzi di comunicazione, con particolare attenzione alle campagne elettorali per le competizioni politiche e dare vita ad un sistema che consenta ad associazioni, istituzioni, cittadine e cittadini di segnalare trasmissioni televisive e pubblicità ritenute lesive della dignità femminile o proponenti stereotipi di genere. Il testo è sottoscritto da Luciano Agostini, Teresa Bellanova, Giuseppe Berretta, Sandro Brandolini, Alessandro Bratti, Lucia Codurelli, Anna Paola Concia, Cesare Damiano, Laura Froner, Maria Grazia Gatti, Manuela Ghizzoni, Sandro Gozi, Marialuisa Gnecchi, Raffaella Mariani, Giovanna Melandri, Alessia Maria Mosca, Delia Murer, Ettore Rosato, Simonetta Rubinato, Marilena Samperi, Amalia Schirru, Pietro Tidei, Sandra Zampa, Livia Turco, Barbara Pollastrini.

Obiettivi generali e contenuto della proposta di legge. La proposta di legge, declinata attraverso dieci articoli, suggerisce di intervenire sulle trasmissioni televisive e sulla comunicazione in campagna elettorale, istituendo un sistema che garantisca la tutela della dignità della donna nelle sue rappresentazioni mediatiche e pubblicitarie. L’articolo 2, infatti, chiede che sia vietato l’utilizzo vessatorio o discriminatorio dell’immagine della donna e dell’uomo, assimilando la figura, oppure parti del corpo umano, ad oggetti inanimati, animali, ai prodotti pubblicizzati, o a qualsiasi rappresentazione che richiami o evochi atti e attributi sessuali. Il divieto nell’uso del corpo umano si estende anche a tutte quelle immagini pubblicitarie che contribuiscono alla diffusione di stereotipi, di immagini di violenza e discriminazioni legate al genere.

L’Agenzia per la parità e la non discriminazione di genere. La proposta di legge individua, inoltre, una serie di strumenti per la tutela e la valorizzazione dell’immagine femminile. Per questa ragione promuove la costituzione dell’Agenzia per la parità, per la non discriminazione tra i generi e per la tutela della dignità della donna nell’ambito della pubblicità e della comunicazione. Si tratta di un soggetto giuridicamente distinto e funzionante indipendentemente dal Governo, che opera sulla base di principi di autonomia organizzativa, tecnico-operativa, gestionale, di trasparenza e economicità. L’Agenzia è un organo collegiale costituito dal presidente, nominato dai presidenti del Senato e della Camera e da altri sei componenti, in carica per sette anni, eletti in egual numero dai due rami del Parlamento e dalla Conferenza Stato Regioni.

I compiti: osserva, sanziona e sollecita codici di autoregolamentazione. L’Agenzia ha il compito di promuovere iniziative, volte a garantire un’informazione pubblicitaria che sia rispettosa della figura femminile e delle pari dignità di tutti i generi; favorire la diffusione di campagne di informazione, in particolare nelle scuole, finalizzate alla valorizzazione del lavoro e delle opere delle donne in ambito imprenditoriale, artistico, culturale, scientifico, sociale e politico. L’organo collegiale inoltre sarà chiamato a svolgere azioni concrete utili a favorire l’accesso e l’inserimento delle donne nelle posizioni dirigenziali del sistema radiotelevisivo pubblico, con particolare attenzione alle testate giornalistiche, e dovrà vigilare affinché, in sede di stipula dei contratti di servizio con la Rai, il sistema radiotelevisivo pubblico svolga realmente un’opera di sensibilizzazione al rispetto della diversità di genere e contro ogni espressione di discriminazione. Importante poi è il lavoro di sinergia, che dovrà essere sviluppato in collaborazione con l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, per la promozione di “codici di autoregolamentazione” che forniscano linee guida al sistema radiotelevisivo, alla carta stampata e alla pubblicità. L’agenzia si impegna a diffondere e realizzare campagne di informazione e di comunicazione, tese a sensibilizzare l’opinione pubblica sul principio della parità di trattamento e a raccogliere, coordinandosi con i CoReCom e con le Commissioni Pari Opportunità delle regioni, relazioni annuali per il Parlamento.

Una legge per rappresentare le donne vere, parlare di talenti e meriti. “In questi giorni – afferma Susanna Cenni – le donne stanno segnando il dibattito nazionale, anche grazie alla grande mobilitazione di “Se non ora quando”, riunito a Siena. Il percorso di questa proposta di legge è iniziato a Siena quasi due anni fa quando, il 7 settembre, è stato proiettato il video di Lorella Zanardo, e si è avviata una riflessione e un dibattito sulla rappresentazione del corpo femminile nei media. In quel periodo si sono susseguiti appelli, petizioni, mozioni parlamentari e risoluzioni del Parlamento europeo per garantire un’equa e veritiera rappresentazione del mondo femminile nella sua completezza, mentre in Italia si restava al palo. Nei media prevale l’immagine della donna degradata a oggetto di sfruttamento sessuale, da valutare per la prestanza fisica e la giovane età e mai per i meriti professionali e umani. Non si parla mai, sulla stampa e in tv, di donne impegnate nella cultura, nella politica, nel mondo del lavoro, per non parlare dell’universo delle donne anziane o disabili, veri e propri fantasmi dell’informazione che sono un talento unico a cui la nostra società non può rinunciare se vuole essere sempre più civile e moderna”.

Donne e media: alcuni dati. I dati tratti da un’analisi del Censis dal titolo “Woman and Media in Europa” riportano un quadro sicuramente sconfortante. In televisione, ad esempio, prevale l’immagine della donna di spettacolo, con il 56% di attrici, il 25% cantanti e quasi il 20% di modelle. Lo spazio offerto alla figura femminile è ampio, ma quasi sempre gestito da una figura maschile che domina la scena, visto che solo il 10% delle donne ha il ruolo di conduttore. L’immagine del femminile è dunque quasi sempre associata ai temi dello spettacolo e della moda, oppure a quelli della violenza fisica e della giustizia e quasi mai ai temi della politica, alla realizzazione professionale e all’impegno nel mondo della cultura. In tv la donna è ben vestita, truccata – nel 37% delle sue apparizioni la donna fa uso di costumi di scena audaci- e solo il 4,8% di presenze sono figure anziane e nel 9,6% dei casi si tratta di appartenenti ad un ceto socioeconomico basso. Nei programmi di approfondimento, poi, la conduzione è in mano agli uomini nel 63% dei casi e quando le donne intervengono in qualità di esperte lo fanno soprattutto su argomenti come l’astrologia, la natura, l’artigianato e la letteratura. Per quanto riguarda, infine, il campo dell’informazione la donna patinata lascia il posto a quella di vittima, afflitta dal dolore e così quando si parla di donne nel 67% dei casi si tratta di episodi di cronaca nera e il registro linguistico più utilizzato è quello del dolore e dell’umiliazione.

“Neppure con un fiore? La violenza sulle donne nei media italiani” . Sul tema della rappresentanza del genere nei media un interessante apporto è arrivato dalla ricerca dal titolo Neppure con un fiore? La violenza sulle donne nei media italiani realizzata da Elisa Giomi (Università di Siena) e Fabrizio Tonello (Università di Padova). Dai primi dati a disposizione si vede come gli stereotipi di genere influenzano pesantemente sia i criteri di selezione giornalistica che il modo con cui vengono raccontati i fatti. La ricerca, incentrata sulle forme quantitative e qualitative della copertura delle uccisioni di donne offerta dai principali tg italiani di prime-time dimostra come nella rappresentazione di autori e vittime di violenza si attivano processi di stigmatizzazione e ri-vittimizzazione o di legittimazione sociale. Gli uomini sono perlopiù i soggetti insospettabili e le vittime perfette, mentre al contrario i soliti sospetti cadono sulle donne che “se la sono cercata”. “Anche questa ricerca  – commenta Cenni – come anticipato dal Censis conferma come la stessa tv ripropone immagini di donne o come oggetto di violenza o come vittima. Mi auguro che i dati offerti possano costituire un contributo nella fase di discussione”.

Anche la politica è una questione di genere. Sono molti i salotti e i contenitori dedicati in tv al dibattito politico: tutti rigorosamente maschili. “La legge sulla disciplina delle campagne elettorali (la cosiddetta “par condicio”) – spiega Susanna Cenni – ha introdotto il principio di un’equa ripartizione degli spazi tra tutte le forze concorrenti, ma questa norma, anche se cerca di regolare pur con molte rigidità le campagne elettorali, non aiuta le donne. Per questo motivo la proposta di legge contiene anche delle modificazioni alla legge 22 febbraio 2000, n. 28. Nel testo normativo viene infatti previsto che non solo venga esplicitato il vincolo generale contenuto nell’articolo 51, comma 1 della Costituzione per la promozione delle pari opportunità fra generi, ma anche che i tempi dedicati ai partiti siano equamente ripartiti tra i due generi, sia durante le campagne elettorali, che nel corso di programmi di approfondimento politico fuori dai periodi di elezioni e che la garanzia delle pari opportunità fra i candidati sia estesa alle emittenti locali”.

Meloni: “Una legge necessaria per tutelare la dignità della donna”. “Siamo convinti dell’assoluta necessità che l’Italia si doti di uno strumento normativo che tuteli la dignità femminile e promuova la parità di accesso ai media – dice Elisa Meloni, segretario del Pd provinciale –. Le tv, i giornali e internet ci propongono spesso un’immagine della donna degradata ad oggetto, stereotipata e abusata, identificata con il proprio corpo e raramente valorizzata per le proprie capacità e talenti. È opportuno dunque che un organismo indipendente vigili sull’immagine femminile veicolata dai mezzi di comunicazione. Allo stesso modo è necessario promuovere la parità di accesso ai mezzi di informazione nei programmi di approfondimento politico e nelle tribune elettorali, al fine di garantire alle donne le stesse opportunità che hanno gli uomini. Anche qui, infatti, i dati relegano l’Italia agli ultimi posti in Europa in termini di rappresentanza femminile nella politica e nel ruolo che alle donne viene riconosciuto nella società, spesso in antitesi – conclude Meloni – rispetto alla preparazione, ai meriti e ai migliori risultati ottenuti dalle donne dove esse riescono a raggiungere ruoli decisionali e posizioni di responsabilità”.

L’educazione di genere anche per i più giovani. “L’informazione e la comunicazione – afferma Simonetta Pellegrini, assessore alle Pari opportunità della Provincia di Siena – sono elementi integranti di ogni organizzazione sociale, fattori cruciali di qualsiasi processo di sviluppo formativo soprattutto legato alle giovani generazioni. In questo senso abbiamo il dovere di guidare le nostre ragazze e i nostri ragazzi, anche attraverso una serie di strumenti, come i codici di autoregolamentazione, le analisi e la presenza di organi preposti all’osservazione come quelli previsti da questa legge, nella formazione di una coscienza civile che abbia nella parità di trattamento, nella non discriminazione e nella tutela della dignità delle donne i suoi punti cardine. Oggi, poi, lo sviluppo esponenziale dei mezzi di comunicazione di nuova generazione come internet e i social network hanno da una parte aperto nuove opportunità, ma, dall’altra, determinato nuovi rischi, che richiedono alle tradizionali agenzie educative, come la famiglia e la scuola, una maggiore e diversa responsabilità. Si tratta di un compito che come istituzioni dobbiamo assumerci per offrire alle ragazze e ai ragazzi modelli di donne impegnate nelle professioni, nella ricerca, nella cultura e nel volontariato”.

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