#Teatro Povero di Monticchiello

 

Sono stata a Monticchiello, al Teatro Povero. Ogni anno, se riesco, vado (fatelo, è semplice potete prenotare online). Vado perché un Paese che durante l’anno prepara, studia, mette in scena da decenni la storia e il futuro di una terra merita attenzione e rispetto. Vado perché conosco molti degli attori, di alcuni le loro storie e mi piace ogni anno scoprire qualcosa di nuovo e magari qualcuno di nuovo (c’è un meraviglioso bimbo con i capelli rasta e uno splendido accento toscano).

Vado perché mentre arrivi, o aspetti sorseggiando un bicchiere di vino, scende il tramonto sulla Valdorcia e resti ammutolito dalla bellezza di una terra senza eguali che si merita tutto quel riconoscimento Unesco. Perché quel riconoscimento è un modo di dire grazie a generazioni di contadini che si sono rotti la schiena facendo grano e spesso anche la fame. È la storia non solo della valdorcia ma delle nostre origini, di tutti noi più o meno e di questa terra di Siena di mezzadri. Vado perché il teatro Povero ti dà sempre messaggi, ti fa pensare.

Vado perché da qualche anno è anche un appuntamento con la mia amica Alessandra Terrosi: lei che arriva da Acquapendente io da Poggibonsi, insieme a Monticchiello.

MalComune“, lo spettacolo di quest’anno, è un intreccio tra i troppi automatismi e qualche forzatura, delle norme sulle fusioni, i mostri prodotti dagli “algoritmi”, lo spopolamento, la crisi economica, le giovani generazioni in cerca della propria strada, e poi…le paure, quelle di una identità che sfugge e di quella più evanescente che non riesci ad agguantare dell’Europa, delle differenti culture, delle migrazioni…un punto interrogativo appeso sul futuro. Un grazie agli attori, agli abitanti, a chi porta avanti tutto l’anno impegno attorno al teatro e soprattutto a tutti coloro che non si arrendono e tengono viva ogni anno e ogni mese dell’anno l’attività di questa comunità pensante, ragionante in mezzo a colline e distanze.

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